L’Isis ha rivendicato l’attacco ai militari italiani in Iraq nel quale il 10 novembre nei pressi di Kirkuk sono rimasti feriti cinque uomini delle forze speciali.Con l’aiuto di Dio, soldati del Califfato hanno colpito un veicolo 4X4 con a bordo esponenti della coalizione internazionale crociata ed esponenti dell’antiterrorismo peshmerga nella zona di Kifri, con un ordigno – si legge del comunicato dei terroristi di Daesh, diffuso attraverso l’agenzia di propaganda Amaq e rilanciato in inglese da Site, sito statunitense che monitora la galassia jihadista sul web causando la sua distruzione e ferendo quattro crociati e quattro apostati”.

Le condizioni dei cinque militari – due parà del 9° reggimento d’assalto Col Moschin dell’Esercito e dei tre uomini del Goi, il gruppo operativo incursori della Marina – sono considerate stabili. Tre sono in condizioni più gravi (due hanno riportato serie lesioni alle gambe, che hanno comportato delle amputazioni parziali, ed uno è stato operato per una emorragia interna) e sono ricoverati in un ospedale militare a Baghdad. Non appena le loro condizioni si saranno stabilizzate e ne sarà possibile il trasporto verranno rimpatriati.

L’attacco si è verificato mentre un team di commandos della Task force 44 – un gruppo di Forze speciali analogo a quello attivo da molti anni in Afghanistan, la Task force 45 – era impegnato in un’attività a supporto della Special Tactic Unit dei Peshmerga, i combattenti curdi da sempre in prima linea contro lo Stato islamico. Nella zona di Kirkuk, non lontano da dove è avvenuto l’attentato, solo nella prima metà del mese di ottobre sono stati segnalati oltre 30 attacchi da parte di cellule dell’Isis rivolti contro le forze di sicurezza irachene. Che sono quelle che i militari italiani stanno addestrando.

“L’Italia non indietreggia e mai indietreggerà di un centimetro di fronte alla minaccia terroristica – scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – Lo Stato italiano reagirà con tutta la sua forza di fronte a chi semina terrore e colpisce persone innocenti, tra cui donne e bambini”, conclude il capo della Farnesina che giovedì sarà a Washington proprio per la riunione della coalizione anti-Isis.

Intanto si è svolto in Procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa cento chilometri da Kirkuk, sono tuttora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.

“Per noi è stata la replica di una tragedia che ci ha cambiato la vita”, dice Marco Intravaia, figlio di uno dei carabinieri uccisi nell’attentato alla base italiana nel 2003 a Nassiriya, nel quale morirono 19 soldati italiani e del quale il 12 novembre ricorre il 16° anniversario. Dopo la nuova esplosione, dice, si è “riaperta una vecchia ferita. In un solo colpo io e la mia famiglia siamo ripiombati indietro di 16 anni. Per questo abbiamo seguito momento per momento la nuova tragedia che ha coinvolto soldati italiani”.

Intravaia aveva 16 anni quando il padre Domenico venne ucciso. La notizia lo raggiunse a scuola: un messaggio al cellulare della sua compagna di banco. “Dopo qualche giorno – racconta – io, mia madre e mia sorella ci accorgemmo di essere rimasti soli. Ma ci siamo ripresi con la forza dell’orgoglio e con il sostegno dell’eredità morale di mio padre morto per servire il suo Paese e una causa giusta”.

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