Bonus facciate, rinnovo delle detrazioni per le spese di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia, ma anche per mobili ed elettrodomestici. E poi il rifinanziamento di 10 milioni nel 2020 per il fondo di garanzia prima casa che ha reso possibile l’accesso al mutuo di 147.029 richiedenti di cui il 56% di età compresa fra i 20 e i 35 anni. Ma soprattutto la fusione dell’Imu con la Tasi che graveranno entrambe sul proprietario di casa. Con in più la possibilità per i Comuni di ritoccare al rialzo l’aliquota finale della nuova tassa sugli immobili e un potenziale effetto negativo a termine anche sui nuovi contratti di affitto. Infine, la stabilizzazione al 10% della cedolare secca sugli affitti a canone concordato. Sono queste le principali novità per i proprietari di casa e gli inquilini previste nella manovra in via di approvazione.

Entrando nel dettaglio delle misure, quella che fa maggiormente discutere è senza dubbio la fusione Imu-Tasi. Attualmente l’imposta sull’immobile di proprietà (anche sulla prima casa per quelle di lusso e le ville) è dovuta dal proprietario, mentre la Tasi grava anche dall’inquilino che paga fra il 10 e il 30% dell’importo. “Nell’ipotesi plausibile che i Comuni tramuteranno l’attuale gettito Tasi in gettito Imu, secondo quanto più avanti indicato, si avrà un parziale spostamento dell’obbligo tributario dal detentore al possessore nei limiti dell’attuale quota di gettito Tasi gravante sul detentore”, si legge nella relazione tecnica alla manovra. Nel documento poi compaiono anche le soglie massime che gli enti locali potranno applicare post-fusione delle due tasse con una griglia che lascia aperta la porta ad aumenti sull’imposta finale. Per intenderci, se finora l‘aliquota di base Imu era dello 0,40% e quella della Tasi dello 0,10%, dal prossimo anno l’imposta unica prevederà un’aliquota di base dello 0,50% e una massima dello 0,60 per cento. Con la situazione dissestata dei comuni, c’è da scommettere che l’aumento scatterà alla prima occasione utile. Nulla esclude poi che, a loro volta, i proprietari possano scaricare l’eventuale incremento della tassa sui nuovi contratti di affitto facendo lievitare i canoni di locazione.

Oltre alla novità Imu-Tasi, adottata dal governo anche in nome della semplificazione, c’è anche un altro provvedimento che sta suscitando un ampio dibattito: il bonus facciate. Di che cosa si tratta esattamente? Dal primo gennaio 2020 e solo per un anno, sarà possibile una detrazione del 90% dei costi per il rifacimento degli esterni di tutti gli edifici privati. Il bonus sarà cumulabile con l’agevolazione per il risparmio energetico e anche con quella per le ristrutturazioni. In pratica, un condominio potrà decidere di tinteggiare le facciate, beneficiando di una detrazione al 90% senza limiti di spesa solo nel 2020. Allo stesso tempo, potrà effettuare interventi per migliorare l’efficienza energetica avvantaggiandosi dell’ecobonus con detrazione al 65 per cento. Ma per le associazioni ambientaliste la nuova norma non funziona perché rischia di giocare a favore dell’estetica, non dell’efficienza energetica. “Se si migliora una facciata per prendere la detrazione più alta senza occuparsi degli aspetti di sicurezza sismica e di risparmio energetico, ci sono buone probabilità che, a meno di terremoti, sui muri di quell’edificio non si farà più nulla per i prossimi anni: e ci sarà così una casa con una facciata abbellita, ma che sprecherà energia e, di conseguenza, inquinerà l’aria per riscaldare le abitazioni, da oggi fino ad oltre la metà del nostro secolo”, hanno spiegato in una nota congiunta Legambiente e Kyoto Club, insieme a Renovate Italy, Gbc Italia, Anit.

Nella manovra è infatti prevista la proroga fino al 2020 della detrazione del 50% per il recupero edilizio e dell’ecobonus su singole unità immobiliari (quello in condominio e il sismabonus sono previsti, già ora, per tutto il 2021). Rinnovato anche il bonus del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici sempre all’interno di lavori di ristrutturazione. Infine, aumenta dal 20 al 26% la tassazione per eventuali plusvalenze sulla vendita di immobili per i privati che rivendono la casa entro cinque anni dall’acquisto o costruzione. Saltano invece gli aumenti (da 50 a 150 euro) per le imposte ipotecarie e catastali sulla compravendita di prima casa o altri immobili fra privati.

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