Cosa significa scrivere un romanzo autobiografico? Lo spiega Andrea Pomella nella sesta “Loft Masterclass”, la lezione pubblicata in esclusiva su sito e app di Loft, dopo quelle di Antonio Padellaro e Silvia D’Onghia sulle fake news, di Andrea Scanzi sul giornalismo musicale, di Fabio Bucciarelli sul fotoreportage di guerra, di Natangelo sul mondo della satira e di Barbara Alberti sulla formazione del romanzo. “‘Io pur di scrivere, mi sono ridotto a vivere’. Questa è una frase che è stata inventata e utilizzata più volte da Aldo Busi nel suo romanzo ‘Le consapevolezze ultime’ e io l’ho sempre presa come faro per descrivere cosa fa e come si muove nel mondo uno scrittore autobiografico, ossia qualcuno che racconta di sé”, spiega Pomella nella sua lezione che si snoda attraverso la spiegazione dei quattro strumenti fondamentali del racconto autobiografico: la voce, l’io, la memoria e il mondo. “Innanzitutto chi ha detto che la storia di se stessi sia meno interessante di una storia di fiction? – si chiede l’autore – La mia storia di scrittore nasce nel 2013 con la pubblicazione del romanzo d’invenzione ‘La misura del danno’ in cui ho fatto una gran fatica a inventare l’architettura della storia e dei personaggi. David Grossman sostiene che inventare i personaggi di una storia equivalga a portare nutrimento, allevare, far crescere qualcuno che si tiene nel proprio sottoscala: una fatica immane, insomma”. Da lettore, Pomella si sente più attratto dal racconto della realtà – lui preferisce il termine “verità” – e si dedica quindi alla scrittura autobiografica, che non è privilegio degli uomini illustri, ma appannaggio di chiunque proprio perché tutti abbiamo una storia.

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