di Carlo Lai *

Secondo il documento che accompagna la petizione (Spazi e scuole sicure in Italia, 2019) promossa da Save the Children, durante la crisi del 2014 vi è stato un forte aumento dei minori in condizione di povertà assoluta (dal 4% al 12%). La spesa per l’istruzione è passata dal 4,6% del Pil del 2009 al 4,1% del 2011 con un minimo storico del 3,6% del 2016 (dati Ocse). Tale precarietà, inoltre, appare mal distribuita tra le regioni del paese. Nel piccolo, quanto detto si evince anche dall’inadeguatezza e dalla fatiscenza di molte strutture scolastiche, a conferma dell’esiguo interesse del governo rispetto al tema dell’istruzione.

Queste condizioni potrebbero causare una netta divisione tra due condizioni socio-economiche molto distanti: quella dei minori delle fasce più fortunate, in grado di beneficiare di servizi più evoluti; quella dei figli di famiglie meno abbienti, esposti al rischio della dispersione scolastica. Diviene, dunque, necessario investire anche su un piano economico e sociale al fine di ridare la giusta collocazione alle nuove generazioni. Le questioni più rilevanti a cui si dovrebbe cercare di dare una risposta sono le seguenti.

Interventi di contrasto alla dispersione scolastica. Sarebbe opportuno individuare precocemente i ragazzi a rischio. Considerando che oggi molti di loro a 14 anni hanno un gap nell’apprendimento con basso margine di recupero, risulta concreta la minaccia di rafforzare meccanismi di impotenza appresa e demotivazione. Tale realtà è sicuramente espressione sia della mancata organizzazione del sistema scolastico che di difficoltà sociali e psicologiche. La dispersione scolastica può essere considerata come il riflesso elaborato di un disagio personale e sociale. Spesso l’allontanamento dalle istituzioni scolastiche viene visto come soluzione al problema individuale. La realtà dei fatti, invece, risulta essere una chiusura rispetto all’istituzione scolastica e alle poche risorse rimaste sulle quali investire per la crescita personale del singolo e della società.

Progetti di integrazione scolastica. Occorrerebbe finanziare programmi ad hoc che permettano di convogliare le differenti culture in un contesto di apprendimento che possa definire un’efficacia transculturale omogenea. Oppure programmi di reinserimento ed educazione che vadano ad intervenire sul disagio giovanile ed il degrado scolastico periferico. La precoce interruzione degli studi può consolidare una serie di credenze su sé stessi difficili da destrutturare. L’impossibilità di proseguire il percorso di formazione può accrescere sentimenti di rabbia nei confronti delle istituzioni scolastiche, che possono fungere da precursori di sintomatologie psicologiche, frustrazione e di un profondo senso di inadeguatezza determinante rispetto al proprio senso di efficacia. L’obiettivo delle istituzioni dovrebbe essere quello di promuovere il successo scolastico e l’istruzione, incentivando la crescita degli studenti, facendo loro sentire la propria partecipazione ad una rete sociale e culturale più ampia. E’ importante far assumere ai ragazzi la responsabilità del percorso che stanno per intraprendere, come parte integrante di una scelta che in futuro nutrirà la loro motivazione a continuare gli studi.

Programmi ad hoc per i diversamente abili. Si evidenzia poi la necessità di finanziare interventi che possano, per un verso, sostenere una adeguata formazione ed aggiornamento del corpo insegnante, dall’altro, fornire servizi di supporto psicologico gratuito e di facile accesso alle famiglie che vivono quotidianamente la disabilità, nonché una educazione alla genitorialità in linea con la programmazione scolastica (tale da favorire la continuità orizzontale scuola-famiglia-istituzioni).

Una società che sottovaluta l’investimento nelle istituzioni che hanno la funzione di formare le future generazioni sottovaluta l’importanza della scuola come “banco di prova” utile all’adolescente per ottenere dei riscontri rispetto alle proprie capacità e per tradurre un’immagine di sé ancora acerba e incerta in una identità strutturata. Tale fragilità si rifletterà in modo determinante nelle scelte future e nella percezione delle responsabilità e delle conseguenze delle proprie azioni.

Alla luce di quanto esposto, diventa chiara e forte l’esigenza di un intervento precoce, che nell’educare all’integrazione e alla diversità, consolidi il rispetto del senso civico e l’identificazione nella cornice di un sistema istituzionale.

* psicologo

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