Il Comune di Manfredonia è stato commissariato per 18 mesi per infiltrazioni mafiose. Il secondo centro più grosso della provincia di Foggia è finito nel mirino del Consiglio dei ministri dopo sei mesi di lavoro della commissione d’accesso. Si tratta del terzo consiglio comunale affidato alle ‘cure’ di una struttura prefettizia che dovrà rimettere in ordine dopo gli accertamenti del Viminale che ritengono certa l’influenza dei clan della mafia foggiana nelle stanze del municipio.

Dopo Mattinata nel 2018 e Cerignola, appena la scorsa settimana, l’esecutivo ha deciso di procedere anche nel paese di 57mila abitanti. Il consiglio comunale di Manfredonia era già stato sciolto di fatto lo scorso 21 maggio a seguito delle dimissioni del sindaco Angelo Riccardi, presentate a fine marzo e divenute effettive venti giorni dopo. Riccardi, esponente del Partito Democratico, era stato rieletto a giugno 2015 al primo turno.

Nella relazione prefettizia portata dal ministero dell’Interno sul tavolo di Palazzo Chigi, a quanto si apprende, sarebbero ricostruite le dinamiche criminali passate del territorio. Proprio di Manfredonia, dove è sempre stato egemone il clan Romito-Gentile, è originario Giovanni Caterino, legato al clan Li Bergolis e presunto basista della strage di San Marco in Lamis. Caterino, come ha raccontato il sito locale L’Immediato documentando l’evento con alcuni scatti che sarebbero confluiti nella relazione, aveva anche partecipato alla festa di un esponente della giunta dopo la sua elezione in consiglio comunale nel 2015. I due erano stati ritratti anche l’uno accanto all’altro mentre assistevano a una partita di calcio della squadra locale.

L’uomo è a processo per la strage dell’agosto di due anni fa e nel corso dell’inchiesta, come ricordato nell’ultima relazione semestrale della Dia, si è fatta “luce, tra l’altro, sul coinvolgimento nel quadruplice omicidio di un altro pregiudicato appartenente alla mafia garganica”, Saverio Tucci, pure lui manfredoniano, “rimasto egli stesso ucciso ad Amsterdam, il successivo 12 ottobre 2017, in circostanze non chiare e per mano di un soggetto, reo confesso”, Carlo Magno, “il quale avrebbe appreso direttamente dalla propria vittima i dettagli sull’eliminazione del boss” Mario Luciano Romito, assassinato nella strage assieme al suo autista e ai fratelli Luciani, due contadini probabilmente scambiati per la staffetta del capoclan.

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