C’è l’ombra dei clan della Società Foggiana dietro la società che gestisce i servizi cimiteriali per conto del Comune di Foggia. È quanto sostiene il prefetto della città pugliese Raffaele Grassi che ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti della Progetto Finanza di Capitanata srl. La società, con sede nel capoluogo dauno, è attualmente intestata a Riccardo Ursitti e Giorgia Sala, mentre soci di maggioranza sono gli imprenditori fooggiani Giovanni Trisciuoglio e Marco Insalata, entrambi amministratori della Adriatica Servizi e della CTM.

Anche nei confronti di queste due, a metà settembre, il prefetto aveva emesso altrettante interdittive antimafie. La prima riscuoteva i tributi per conto del Comune di Foggia, Manfredonia e Monte Sant’Angelo, mentre la seconda è una impresa edile. La società Progetto Finanza, a quanto si apprende, ha cambiato gli organi di amministrazione cinque giorni dopo le interdittive che hanno colpito i due imprenditori, ma Trisciuoglio e Insalata sono rimasti quali soci di maggioranza.

Questo, sempre secondo il prefetto Grassi, può ipotizzare il condizionamento mafioso. Il provvedimento è stato assunto a seguito di una istanza del Comune di Foggia volta ad ottenere il rilascio di idonea certificazione antimafia. Negli accertamenti sono emersi elementi – secondo il prefetto – “tali da suffragare il pericolo di condizionamento nel regolare andamento delle pubbliche amministrazioni”.

Quando un mese fa la prefettura era intervenuta sulla Adriatica Servizi e CTM, società collegate tra loro, era emerso che Giovanni Trisciuoglio è il cugino del boss Federico Trisciuoglio e imparentato indirettamente con i Romito, clan attivo sul Gargano. Insalata, invece, il 17 luglio 2012 fu vittima di un agguato: sconosciuti esplosero tre colpi di revolver contro il Suv del costruttore mentre quest’ultimo stava parcheggiando il proprio mezzo.

A lui nell’interdittiva si fa riferimento per alcune intercettazioni estrapolate dall’operazione Decima Azione, l’inchiesta che a novembre scorso portò all’arresto di 30 persone e ora in fase di udienza preliminare senza che nessuna delle 21 ‘parti offese’ si sia costituita parte civile. I capimafia in una riunione avrebbero deciso di “salvare Trisciuoglio”, nel senso di evitare di chiedere il pizzo a una serie di imprese. Essere socio della famiglia Trisciuoglio gli avrebbe, dunque, evitato di essere, a sua volta, taglieggiato come tanti altri imprenditori foggiani.

L’interdittiva antimafia che ha colpito Progetto Finanza di Capitanata srl è l’ottava emessa da Grassi da maggio ad oggi. “Non arretreremo di un millimetro nell’azione amministrativa antimafia tesa a verificare il regolare andamento delle pubbliche amministrazioni. Analoga attenzione sarà rivolta alle infiltrazioni mafiose negli enti locali”, aveva spiegato il prefetto di Foggia a settembre. Un riferimento anche all’allora prossimo (e ora effettivo) scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Cerignola, quasi 60mila abitanti, per il quale il Consiglio dei ministri ha deciso il commissariamento la scorsa settimana. Nei prossimi giorni, invece, un altro Comune foggiano, Manfredonia, finirà sotto la lente di ingrandimento dell’esecutivo che dovrà stabilire – a seconda della relazione che verrà prodotta dal ministero dell’Interno – se procedere col medesimo provvedimento o meno.

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