Vengo ora dalla Turchia, dove sono stato invitato a dare due keynote speaches ad altrettante conferenze di economia. Sono stato proprio nella regione dell’Anatolia, la parte della Turchia a maggiore presenza curda. Il presidente turco, Recep Erdogan, mi ha dato il benvenuto attaccando la Siria proprio mentre prendevo l’aereo per Diyarbakir, la capitale del Kurdistan turco. Dyarbakir è una città di oltre un milione di abitanti, in continua espansione, sviluppatasi intorno a una fortezza creata dagli antichi latini a guardia del confine orientale dell’Impero Romano.

Stando per qualche giorno sul posto, ho provato a chiedere alle persone che ho incontrato cosa pensassero della questione dell’attacco turco alla Siria. Dai miei sondaggi, non credo distorti, poiché è un comune sentire fra i turchi, mi sono reso conto che c’è un motivo nascosto (alla coscienza dei turchi) e un motivo ideologico, propagandistico dell’invasione. Ovviamente, il secondo è quello strombazzato in tv e in ogni dove da Erdogan, che resta un abilissimo politico, capace di interpretare alla perfezione gli umori del suo popolo.

Il motivo nascosto (ma, in realtà, noto da secoli) per cui Erdogan aggredisce la Siria è perché ha paura che possa nascere il Kurdistan siriano e possa diventare prodromico alla nascita di uno stato curdo che raccolga tutti i territori a maggioranza curda nell’area. I curdi hanno guadagnato molta credibilità agli occhi di tutto il mondo per avere ostacolato e sconfitto sul campo l’Isis, lo stato islamico, che tanta paura aveva messo al mondo qualche anno fa.

In futuro, un neocostituito stato curdo potrebbe pretendere una parte dell’Anatolia, attualmente territorio turco, dove oltre il 70% della popolazione è curda. Attenzione, poiché il famoso Kurdistan, uno stato mai nato dagli accordi fra le superpotenze alla fine della Seconda guerra mondiale, comprenderebbe anche porzioni di altri stati là attorno, compreso l’Iraq e l’Iran. Il Kurdistan corrisponderebbe nella geografia fisica alla Mesopotamia, ma non è riuscito mai a divenire un’entità geo-politica. Il Kurdistan è una nazione, ma non uno stato indipendente. Se parlate con i turchi nessuno vi dirà mai questa verità, anche se tutti sanno che questa è la partita davvero in gioco: prevenire ancora una volta la nascita del Kurdistan come entità politica indipendente.

La spiegazione ideologica elaborata dalla mente sottile di Erdogan e che i turchi quasi unanimemente accettano è che in Turchia ci sarebbero diversi milioni di profughi siriani (fino a otto milioni secondo alcune stime), che i turchi hanno accettato sul proprio territorio malvolentieri, ma anche per compiacere la Germania di Angela Merkel che glielo avrebbe chiesto espressamente. Inizialmente, i profughi siriani volevano andare in Germania e Angela pare sia stata molto generosa con la Turchia in termini di aiuti finanziari in cambio di questo “favore” che Erdogan avrebbe reso.

Tanti milioni di profughi destabilizzerebbero qualsiasi paese europeo. L’Italia, anche a causa della propaganda dell’estrema destra, è stata destabilizzata per poche migliaia di immigrati africani, figuriamoci diversi milioni. I siriani non tornano in Siria, nonostante la fine della guerra, un po’ perché i curdi li osteggiano (secondo Erdogan, ma questo andrebbe verificato), un po’ perché le loro città sono state rase al suolo durante la guerra. Molte città siriane dove vivevano i profughi non esistono più. L’economia siriana è a pezzi.

La spiegazione di Erdogan è che lui vuole andare in Siria per ricostruire le case dei siriani e farli tornare a casa loro. Da soli i siriani, senza aiuti economici, ci metterebbero decine di anni per tirarsi su e per ricominciare. Occorre aiutarli nella ricostruzione per accelerare il rientro dei profughi. Allo stesso tempo, per evitare che la guerra ricominci – poiché è assai probabile, data la situazione del recente passato – la Turchia sarà presente con il proprio esercito per garantire un controllo di sicurezza ed evitare i probabili scontri fra opposte fazioni. Gli scontri finirebbero ben presto in una nuova guerra senza un’operazione di polizia quotidiana e di controllo del territorio.

Io sono tra i tanti che marciano in questi giorni a favore dei curdi, ma marciare non basta. Mi sono davvero commosso anche io come Lucia Annunziata quando ho letto della morte della attivista curda, Hevrin Khalaf. E però sento che non basta commuoversi. Non basta neppure tirare le orecchie a Erdogan e minacciarlo di un embargo, poiché la sua minaccia di mandarci i profughi siriani è più temibile. Bisogna fare di più.

Per me, la colpa dell’iniziativa turca è del Presidente americano, Donald Trump, e anche dell’Ue che non si assumono la responsabilità militare di garantire la sicurezza nell’area e la responsabilità economica di fare un piano Marshall per la ricostruzione della Siria. Queste sono condizioni necessarie, anche se non sufficienti per consentire il rientro dei profughi. È una follia non farlo con la Nato e l’Onu e affidarsi, piuttosto, alla Turchia!

La guerra siriana, del resto, è anche originariamente una responsabilità degli americani che speravano di far fuori il dittatore siriano, Bashar Al-Assad, e l’hanno fatto nel modo più maldestro possibile, finanziando e armando l’Isis che poi ha costituito il sedicente Stato islamico che tanti disastri ha portato alla Siria e a tutto il mondo.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ecuador, il popolo si ribella e vince il primo round. Ma la lotta continuerà a lungo

prev
Articolo Successivo

Caso Regeni, scarcerato dopo 2 anni uno dei legali della famiglia: una speranza per la verità mentre in Egitto aumenta la repressione

next