Venticinque mesi. Tanto ci è voluto per assistere al primo effetto tangibile della due diligence Deloitte sulla gestione opaca del Centro di ricerca aerospaziale di Capua. Ai primi di ottobre, infatti, il presidente del Cira Giuseppe Morsillo ha inviato ai 38 soggetti che ricoprivano ruoli di comando dal 2011 al 2016 altrettante lettere di interruzione della prescrizione per eventuali reati commessi nel periodo preso in esame e in relazione alle criticità emerse dal report. L’iniziativa di Morsillo è arrivata a una settimana esatta dall’articolo de ilfattoquotidiano.it, che denunciava i due anni di immobilismo da parte dei vertici del Cira (il report è stato consegnato dalla Deloitte a settembre 2017) nonostante le pressioni dell’Agenzia Spaziale e dei soci di minoranza. Soprattutto, le lettere sono state inviate poche ore dopo il faccia a faccia dello stesso Morsillo con il numero uno dell’Asi Giorgio Saccoccia. Un incontro che è risultato determinante, almeno a leggere il documento che di fatto ha ufficializzato l’invio delle missive.

“Morsillo costretto da Saccoccia” – Non è stato il Cira, infatti, a darne notizia, bensì un comunicato sindacale del 9 ottobre a firma delle rappresentanze unitarie di Fiom e Uglm: un testo che fornisce una serie di particolari interessanti. Uno su tutti: secondo i sindacalisti il presidente Morsillo non voleva inviare alcuna lettera di interruzione della prescrizione, ma è stato obbligato a farlo dal numero uno dell’Asi, che – piccolo dettaglio – è il socio di maggioranza del centro spaziale di Capua. In tal senso il comunicato sindacale non lascia spazio ad interpretazioni alternative. Rivolgendosi direttamente a Morsillo, Fiom e Uglm hanno scritto: “Lei con estrema franchezza ci ha rivelato di esser stato costretto all’invio delle lettere dalle pressioni ricevute dal Presidente Asi“. A seguire, le rappresentanze Fiom e Uglm hanno chiesto al presidente del Cira di avere “i documenti citati nelle lettere stesse al fine di poter supportare i dipendenti non dirigenti fatti oggetto di tali missive“. Il motivo è chiaro, come sottolineato da Fiom e Uglm: “Ci chiediamo legittimamente chi abbia voluto promuovere queste azioni e soprattutto perché sia stato fatto, essendo noto che la Due Diligence è stata contestata dal Collegio sindacale per le sue contraddizioni non rispondendo agli obiettivi dell’appalto”. Al netto dei rilievi di sindaci e sindacalisti (secondo cui nella “conduzione” del report Deloitte ci sono state “gravi anomalie” che potrebbero prefigurare un “danno erariale”), è opportuno ricordare che tra i 38 destinatari delle lettere in questione ci sono anche 12 professionisti che hanno fatto parte del collegio sindacale del centro spaziale dal 2011 al 2016; tra questi c’è anche Michele Cantone, attuale numero uno del collegio nonché fratello di Raffaele Cantone, ex capo dell’Autorità nazionale anticorruzione.

Chi firma il comunicato è tra i 38 destinatari del provvedimento – Sottolineando che in due anni nessun presidente aveva deciso di inviare le lettere e annunciando l’intenzione di Morsillo di “collaborare per fare chiarezza“, i due sindacalisti hanno concluso il loro comunicato chiedendo sostanzialmente tre documenti: “Le due lettere del presidente Saccoccia che l’hanno costretta a inviare le 40 lettere sebbene lei fosse contrario”; “le liste dei nominativi forniti al Cira dalla Deloitte, sulla cui base sono stati individuati i destinatari delle lettere“; e infine il report finale della Deloitte”. Ultimo particolare: chi sono i firmatari della nota sindacale? Per la Fiom Lorenzo Notarnicola, per la Uglm Mauro Naddei. Quest’ultimo conosce bene la vicenda perché figura tra i 38 destinatari delle lettere di interruzione della prescrizione: la Deloitte lo ha messo in lista in qualità di “responsabile unità operativa Programmazione e controllo dal 15 dicembre 2009 al 15 febbraio 2013″.

Morsillo: “Mai espresso posizioni personali divergenti dalle posizioni degli azionisti” – Contattata da ilfattoquotidiano.it, la presidenza del Cira ha risposto con una nota ufficiale dai contenuti durissimi, in cui si parla di “mistificazione” dei contenuti dell’incontro del 3 ottobre tra le rappresentanze sindacali e il presidente Morsillo. Quest’ultimo, inoltre, ha tenuto a precisare che “quanto posto in essere dalla società in merito alle lettere di interruzione della prescrizione – è stato oggetto di specifica delibera del Cda, votata all’unanimità nel pieno convincimento di tutti i consiglieri e del presidente. Le azioni conseguenti – ha scritto ancora Morsillo – sono pertanto state adottate come di consueto nel pieno rispetto delle prerogative e delle competenze statutarie degli organi societari”. Dopo questa presa di posizione, lo stesso presidente del Cira ha smentito il contenuto del comunicato di Notarnicola e Naddei, specie quando si parla del faccia a faccia avvenuto ai primi del mese: “Nel corso della citata riunione, il presidente non ha mai espresso alcuna considerazione personale e giammai ha usato termini paradossali quali ‘costrizione‘ o, ancor meno, espresso posizioni personali divergenti dalle valutazioni degli azionisti”.

I nomi: da Saggese a Cosmo, da Cavaliere e Verde – Tornando alle due liste della Deloitte, ancora una volta va ricordato che la società di revisione è stata categorica nello spiegare il criterio dell’individuazione dei 38 nomi, tra cui figurano pezzi da novanta dello spazio italiano: dall’ex numero uno dell’Asi Enrico Saggese all’ex presidente del cda Cira Luigi Carrino, fino agli ex direttori generali Massimo Cavaliere (attuale dg ad interim), Leopoldo Verde e Mario Cosmo. Secondo l’agenzia di revisione non è una lista di potenziali colpevoli dei fatti contestati, perché gli approfondimenti della società “non hanno comportato considerazioni di natura giuridica con riferimento ad eventuali profili di responsabilità, che evidentemente devono essere accertati nell’ambito di più ampie valutazioni legali”. Ma per dare il là a queste “ampie valutazioni legali” deve essere assicurata l’interruzione della prescrizione attraverso l’invio delle lettere. Che dopo due anni sono partite.

Corruzione, abuso d’ufficio, criminalità organizzata – Di quali fatti contestati si parla? Nelle 148 pagine (che nel frattempo sono divenute oggetto delle indagini di almeno due procure italiane e di una dura determinazione della Corte dei conti nel settembre 2018), la Deloitte ha scattato una fotografia della gestione opaca del Centro di ricerca di Capua, con costi del personale e delle consulenze esterne lievitati negli anni a fronte di un taglio della manutenzione. Un fattore, quest’ultimo, che a leggere Deloitte ha causato danni e mancato utilizzo delle strutture avveniristiche del Cira, con conseguenti ed esorbitanti necessità di spesa (negli allegati tecnici si parla di 20 milioni) per riportarle in funzione. Si tratta di impianti di proprietà dello Stato, che negli anni ha investito oltre un miliardo di euro per realizzarli. Contestualmente, la società di revisione, pur specificando che la sua non è una consulenza legale, ha messo in rassegna le eventuali ipotesi di reato riscontrabili: corruzione, abuso d’ufficio, concussione, reati societari, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, reati ambientali, sfruttamento del lavoro, delitti di criminalità organizzata.

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