Una, la Fatih, era già in zona. Adesso la Turchia raddoppia e manda anche la Yavuz a cercare gas e petrolio nel Mediterraneo orientale, in una zona al largo di Cipro che Nicosia ha concesso in licenza a Eni insieme alla compagnia francese Total. La seconda nave di perforazione alla ricerca di idrocarburi, ha annunciato il ministro dell’Energia di Ankara, inizia “oggi o domani” le sue trivellazioni.

Il governo turco ignora quindi le preoccupazioni espresse da Italia e Francia per le operazioni portate avanti da Erdogan che rivendica l’area come parte della sua piattaforma continentale e sostiene di difendere i diritti della minoranza turco-cipriota sulle risorse energetiche dell’isola. Anche se la zona del pozzo di Guzelyurt-1, secondo Nicosia, che è supportata dalla comunità internazionale, è una sua Zona economica esclusiva (Zee). La Zee, nel diritto internazionale, è la porzione di mare adiacente alle acque territoriali, che può estendersi fino a 200 miglia dalle linee di base dalle quali è misurata l’ampiezza del mare territoriale. Istituita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la zona economica esclusiva diviene effettiva a seguito della sua formale proclamazione da parte dello Stato costiero.

In quest’area lo Stato costiero è titolare di diritti esclusivi di sovranità in materia di esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse ittiche, ha inoltre giurisdizione in materia di installazione e utilizzazione di isole artificiali, impianti e strutture, nonché in materia di ricerca scientifica marina e protezione dell’ambiente, e può adottare leggi e regolamenti in molteplici settori (come il rilascio di licenze di pesca e per la determinazione delle specie e delle stagioni di pesca).

“Non smetteremo di rendere disponibili le nostre risorse sottomarine alla nostra nazione”, aveva scritto negli scorsi giorni su Twitter il ministro Fatih Donmez. Nel febbraio dello scorso anno, la nave di perforazione Saipem 12000, noleggiata da Eni, aveva rinunciato a compiere le trivellazioni previste dopo un blocco della Marina militare turca. Dopo uno stallo di due settimane, Eni aveva deciso di cambiare rotta e dirigersi in Marocco perché ostacolata diverse volte da 5 navi militari che avevano “minacciato di usare la forza”.

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