La Saipem 12000 resta ferma in alto mare. La piattaforma dell’Eni, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare operazioni di trivellazione su licenza del governo di Nicosia, è stata fermata il 10 febbraio “da alcune navi militari turche con l’intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell’area di destinazione”, aveva fatto sapere il gruppo in una nota. Il programma era quello di avviare “attività di perforazione nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro”. Un progetto che incontra l’ostilità della Turchia. Recep Tayyip Erdogan ha posto il tema a Sergio Mattarella e a Paolo Gentiloni nella sua recente visita a Roma.

“Non ci aspettavamo che accadesse perché siamo assolutamente molto dentro l’Economic zone di Cipro” dove l’Eni ha già scavato due pozzi senza alcun problema, ha detto l’amministratore delegato del gruppo energetico, Claudio Descalzi, parlando a giornalisti al Cairo. “Abbiamo già perforato dei pozzi in analoghe condizioni”, “nella Economic zone di Cipro e non ci è successo assolutamente niente. Probabilmente la tensione è salita per altri motivi e quindi la nave è stata bloccata”, ha aggiunto il dirigente parlando a margine della conferenza petrolifera Egyps rispondendo alla domanda se si aspettava che potesse accadere e come sta lavorando la diplomazia. “Noi stiamo aspettando. So che è un discorso” che “ci riguarda, ma non direttamente come interventi perché è un discorso fra i Paesi”, ha detto l’ad di Eni riferendosi esplicitamente a Cipro, Turchia, Unione europea e Italia. “Penso che stiano discutendo a quel livello. Noi aspettiamo. Chiaramente non possiamo aspettare per sempre“, ha aggiunto.

In giornata la Commissione Ue ha fatto sentire la propria voce: “La Turchia deve evitare ogni frizione che possa minacciare – o anche azioni dirette contro – uno stato membro dell’Ue che possano danneggiare le buone relazioni di vicinato”, ha detto in giornata una delle portavoce dell’esecutivo comunitario. “Allo stesso tempo la Commissione sottolinea la necessità di rispettare la sovranità territoriale, marittima e aerea degli Stati membri”.

Cos’è la Zona Economica Esclusiva – Nel diritto internazionale, si definisce Zona Economica Esclusiva la porzione di mare adiacente alle acque territoriali, che può estendersi fino a 200 miglia dalle linee di base dalle quali è misurata l’ampiezza del mare territoriale. Istituita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la zona economica esclusiva diviene effettiva a seguito della sua formale proclamazione da parte dello Stato costiero.

In quest’area lo Stato costiero è titolare di diritti esclusivi di sovranità in materia di esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse ittiche, ha inoltre giurisdizione in materia di installazione e utilizzazione di isole artificiali, impianti e strutture, nonché in materia di ricerca scientifica marina e protezione dell’ambiente, e può adottare leggi e regolamenti in molteplici settori (come il rilascio di licenze di pesca e per la determinazione delle specie e delle stagioni di pesca).

Dopo aver ratificato la Convenzione dell’Onu sul diritto del mare nel 1988 – che la Turchia non ha mai firmato, anche per le contese con la Grecia sull’Egeo – nel 2004 Cipro ha adottato una nuova legge che limita la sua zona esclusiva a 12 miglia nautiche (22 chilometri) e la Zee è stata delimitata con accordi bilaterali raggiunti con Israele, Libano ed Egitto. Accordi che Ankara contesta, sostenendo che la Repubblica di Cipro non può rappresentare gli interessi della ‘Repubblica turca di Cipro Nord’(riconosciuta solo dalla Turchia).