Dovevano approvare la richiesta di referendum popolare a favore del sistema elettorale maggioritario voluta dai vertici nazionali della Lega. Ma la vicepresidente della commissione ha rinviato la seduta. Il motivo? La mancanza del numero legale dei consiglieri, che sono dentro l’edificio del consiglio regionale ma ancora nei corridoi. È bagarre in Abruzzo tra i consiglieri della Lega e quelli del Movimento 5 stelle. Il 25 settembre scorso a L’Aquila viene convocata la commissione bilancio del consiglio regionale. Una convocazione a tappe forzate: c’è tempo solo fino al 30 settembre per far passare la proposta referendaria sul maggioritario, recapitandola alla Corte di Cassazione, e l’Abruzzo, governato da una giunta a trazione Lega-Fratelli d’Italia (nella foto il presidente Marco Marsilio con Salvini), si è proposto come una delle cinque regioni italiane indispensabili per farlo. Ma stasera, con l’ok del Piemonte, è stata già raggiunta la soglia di cinque consigli regionalicon Lombardia, Sardegna, Lombardia e Friuli Venezia-Giulia – per concretizzarla nel 2020.

Ma qualcosa va storto. Sara Marcozzi, consigliere regionale 5 Stelle e vicepresidente della commissione bilancio, entra in aula, non vede tra i banchi il presidente (il leghista Vincenzo D’Incecco: arriverà 4 minuti dopo, alle 15.34), constata l’assenza del numero legale, dichiara conclusa la seduta e l’aggiorna al primo ottobre. Il rinvio viene formalizzato. D’Incecco e altri esponenti del centrodestra erano sì dentro l’edificio, ma nei corridoi. Quando finalmente arrivano scatta la bagarre. Reclamano a gran voce di riaprire i lavori, e l’opposizione (Movimento 5 Stelle e Partito democratico uniti) chiede l’intervento urgente dei carabinieri per verbalizzare gli eventi. I militari arrivano e raccolgono le versioni di entrambe le parti. “Ho applicato il regolamento”, assicura Marcozzi. “Non è vero, l’hai forzato” accusano dalla maggioranza. I colpi di scena non finiscono qui.

Sempre nella serata di mercoledì, verso le 23, dopo una lunga trattativa, ecco che il centrodestra torna a riunire la commissione bilancio, facendo leva sul parere del presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (di Forza Italia). E si fanno le ore piccole. “Sono stato informato sul dissenso insorto sull’interpretazione del regolamento nella seduta odierna della commissione, in cui il vicepresidente della stessa, la consigliera Marcozzi, ha ritenuto di sostituirsi al presidente D’Incecco ritenendolo assente – scrive Sospiri -. L’articolo 31 comma 2 del regolamento dà effettivamente questo potere, ma solo quando l’assenza sia stata accertata e conclamata, anche chiamando telefonicamente il presidente stesso. Non mi sembra che in questo caso vi sia stato l’accertamento da parte del vicepresidente, che si è arrogato tale iniziativa a pochissimi minuti – quattro – dalla convocazione. Ritengo pertanto che non ci siano i motivi per giustificare tale atteggiamento ritenuto illegittimo“. I partiti d’opposizione ritengono però illegittima questa ripresa, e promettono guerra sia in aula (hanno già presentato duemila emendamenti ostruzionistici) che passando per le vie legali. “Possono utilizzare tutti gli strumenti del mondo, ma non ci piegheranno” replica loro il leghista Vincenzo D’Incecco.

Lei, Sara Marcozzi, l’autrice del “blitz”, spiega a ilfattoquotidiano.it: “Non ho mai visto in 7 mesi di governo di centrodestra in Regione tanto zelo, tanta pressione sugli uffici e tanta presenza nelle commissioni come da tre giorni per l’approvazione del quesito referendario. Quanto al mio provvedimento di mercoledì, ho seguito il regolamento regionale, applicato nel medesimo modo in più di un’occasione nella passata legislatura, anche dal centrodestra. La fretta che ha la Lega abruzzese di portare a termine la discussione sul quesito referendario non può giustificare il totale diniego dell’applicazione del regolamento. La commissione che sta discutendo il quesito referendario – conclude – per noi del M5S, continua ad essere illegittima e, a prescindere dall’esito del voto finale, permane sull’iter di approvazione un vizio di forma che faremo presente a tutti gli organi competenti”.

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