Si trova stampato sul foglio plastificato e posto sul tavolo della camera 218. Il nuovo Hotel del Porto non è lontano dalla stazione Centrale di Bologna. Non disturbare, do not disturb, ne pas déranger… scritto anche in lingua tedesca, il messaggio è da appendere in caso di bisogno all’esterno della camera.

“Non disturbare” lo affiggiamo soprattutto fuori dell’albergo. Esibito com’è nelle parole, nelle scelte e nelle politiche della nostra società fintamente globalizzata. Che soprattutto si non disturbino le idee, lo stile di vita, le conquiste sociali, la cultura dominante che poi è quella delle classi dominanti, la religione principale sbiadita dal tempo e dal vento, le relazioni di potere ormai ben rodate dalle consuetudini che hanno fatto la loro prova.

Che non si disturbi il tipo di mondo così concepito e che si lascino intatti muri, cancelli, cani, gatti e i supermercati per loro concepiti. Che non si tocchi il sistema così come si è andato disegnando col passare degli anni che hanno seguito la resistente Costituzione italiana. Non disturbate e soprattutto non disturbateci, già sappiamo e abbiamo scelto di essere servi. Basta prendere atto che in realtà non si attendono cambiamenti di rilievo, semmai si confermi la nostra gestione dell’esistente. Nulla di più.

E invece arrivano. Inventano nuovi cammini per salvarci e disturbare l’affannosa ricerca di profitto che, come sempre, si nasconde nelle mani di pochi. Viaggiano da lontane contrade per sconvolgere o almeno incrinare i piani di aggiustamento strutturale dell’ingiustizia che si è da tempo installata comodamente nelle economie e soprattutto nelle umane relazioni. Fanno di tutto per scongiurarci di lasciar perdere una volta per tutte ogni traccia di neocoloniale modalità di sfruttamento a casa loro, e pure qui, del resto. Pregano perché accada qualcosa di inedito e che i diritti di cui avevano sentito parlare mentre erano lontani siano realizzati là dove, per buona parte, sono stati concepiti, diffusi e poi largamente traditi. Si affannano, detenuti in buon numero nei centri di detenzione e che configurano da tempo la parte meno turistica dei paesaggi dell’Europa attuale, esportati a loro volta nelle lontane frontiere dell’Impero. Ivi si detiene, tortura, vende e si prendono come ostaggi proprio coloro che hanno per vocazione quella di sovvertire il disordine esistente e ricominciare tutto da coloro che sono stati messi da parte. Li chiamano esclusi, scarti oppure invisibili, eppure sono loro quelli che disturberanno il corso della storia del mondo. Si accampano davanti alle nostre porte.

Alcune di queste, che si trovano nelle chiese di Genova, sono rivestite in questi giorni da uno scultore fiorentino – di nome Giovanni De Gara – di coperte giallo-dorate, distribuite dalla Guardia Costiera ai migranti salvati dalle acque. Il coloro giallo-oro di questi panni, nella tradizione bizantina, viene riferito a tutto ciò che è divino. Il messaggio è dunque chiaro. Coloro che passeranno attraverso la porta dal panno dorato saranno chiamati a riconoscere e a far rispettare la divina umanità di coloro che da queste coperte sono rivestiti. O forse, ancora prima, perché queste coperte non vengano usate: perché usarle è già una sconfitta di civiltà.

Non dovrebbero ripresentarsi situazioni simili ai naufragi che fanno del mare un obitorio a prezzi scontati o del deserto la passerella della morte. Le porte dell’arca erano state chiuse ma solo per proteggere gli inquilini dalla distruzione. Adesso vengono riaperte perché l’impensabile torni a scorrere per tutti. La vita dignitosa che faccia memoria come ogni terra non sia posseduta ma solo promessa. Tutta lì la differenza di quanti si trovano davanti alla porta. Che ricordano alla “Fortezza Europa” la violenza di frontiere che si chiudono per chi parte da lontano e se ne creano di inedite perché non si arrivi mai.

Vengono per salvarci e sono guardati con ostilità. Si fanno in quattro per far deragliare il treno che ci porta nel baratro e sono scacciati per mancanza di biglietto. Si ostinano ad afferrarci per disorientare le nostre certezze e li tacciamo di criminali. Vengono per disturbare il nostro sonno di morte e li trattiamo da invasori. Eppure sono rivestiti, senza saperlo, di un manto dal colore giallo-oro.

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