“Dove vado ora? Certo che vado con Renzi“. Risponde così, nel corso de “L’Aria che tira” (La7), il deputato ex Pd Roberto Giachetti alla giornalista Myrta Merlino, che inciampa in un lapsus chiamandolo “Matteo”.
Il parlamentare renziano ribadiscele ragioni dell’abbandono del Pd e alla conduttrice che gli chiede se nel Pd gli hanno offerto poltrone per restare nel partito, risponde: “Forse mancava solo la presidenza della Repubblica e quella del Consiglio, dopodiché avrei potuto fare qualunque cosa”.

Piccato, invece, il commento al tweet di Enrico Letta, che oggi sul social esprime perplessità sul gesto di Renzi e dei suoi seguaci: “Che Letta non trovi le ragioni di questa scissione, non ne dubito. Letta è rimasto ancora col campanellino attaccato alla mano. E’ per via della frase di Renzi “stai sereno”? Nella vita non si può andare avanti solo di rancori. Ma in ogni caso i rapporti tra Letta e Renzi sono problemi loro, a me non può fregare di meno“.

Poi aggiunge: “Il Pd ha deciso di mettere a responsabile del lavoro una persona contraria al Jobs Act e alle riforme chi ha fatto i comitati per il No al referendum costituzionale del 2016. E chiaramente non è una questione di nomi, ma di linea politica. C’è stata fin dall’inizio la voglia di rimettere in discussione tutto quello che è stato fatto in 5 anni con Renzi. E, ci piaccia o non ci piaccia, l’unico momento in cui il Pd è riuscito a parlare a un pubblico vasto, arrivando al 40%, è stato con Renzi“.

Giachetti non ci sta a paragonare la scissione di LeU con quella dei renziani: “Loro, prima di fare la scissione, per mesi sono rimasti dentro al Pd a bombardare il partito e la leadership di Renzi al fine di distruggerla. Io invece sono rimasto leale dentro al Pd a fare la minoranza. Quando mi sono reso conto che le condizioni per me per restare nel Pd, non ci sono più, io non sono rimasto per bombardare Zingaretti“.

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