In comune con Matteo Salvini ha più cose. La prima, e visti gli ultimi mesi più importante, è la passione per il Papeete Beach. Dal locale di Milano Marittima ama fotografarsi anche lui, seppur più sobriamente indossando una camicia. La seconda è la voce: quando parla Luca Toccalini ha la stessa cadenza che sa di Lombardia del suo leader di partito. Il nuovo segretario della Lega Giovani (l’ufficializzazione è prevista sulla sacra terra di Pontida) muove la testa involontariamente al suo stesso modo, cura la barba come lui, imposta la voce profonda ponendo l’accento sulle parole che gli stanno più a cuore: “Io mi metto nei panni dei cittadini italiani”, e così via. 29 anni, cresciuto nella ricchissima Basiglio alle porte di Milano, Toccalini è diventato leghista ancora prima di avere la patente. Inizia a militare nella sezione giovanile del partito sin dal 2008. Poi, quando va a studiare Economia alla Cattolica di Milano, diventa il coordinatore del Movimento Universitario Padano a quell’Università. Dopo la laurea (e una parentesi “dimaiana” come steward allo stadio di San Siro), lavora in una multinazionale di distribuzione informatica, ma continua nella carriera politica: diventa prima coordinatore dei Giovani Padani della Lombardia, poi deputato.

Il mini-Salvini è descritto da chi lo conosce bene come un attivista infaticabile, uno sempre presente sul territorio proprio come l’ex vicepremier agli esordi. I toni, del resto, sono gli stessi. Altrettanto attivo sui social, Toccalini si scaglia come il suo mentore contro due categorie. I primi sono “i ragazzi dei centri sociali che spaccano vetrine, distruggono negozi e non portano idee politiche o di futuro”. I secondi sono gli immigrati, o meglio, i “clandestini”: “Abbassano drasticamente il costo del lavoro”, dice. “Perché per un clandestino ne spendiamo più di 1000”, chiede. “Li accogliamo, li manteniamo, rapinano e uccidono”, sostiene. ”Decine di clandestini scappano quotidianamente dai centri di accoglienza. Poi succedono le tragedie”, argomenta. ”Italiani che hanno pagato le tasse per 20 anni vivono con 60 euro al mese, il clandestino arrivato ieri riceve 32 euro al giorno!”, denuncia, propagandando le più becere bufale sugli immigrati.

L’onorevole, prima della svolta nazionale leghista, era un tifoso piuttosto acceso dell’indipendenza padana. Dal 2015 inizia la propaganda per il referendum per l’autonomia della Lombardia: “Non è facile in questo momento parlare ai giovani di indipendenza della Padania. Però noi siamo nati per quello e moriremo per questo”, diceva al congresso della Lega lombarda. Quindi, lanciava un appello al governatore Roberto Maroni: “Convochi il referendum il 29 maggio, che è il giorno della festa della Lombardia. Il giorno in cui ricordiamo la battaglia di Legnano, quando la Lega Lombarda sconfisse il Barbarossa”. Il sogno, ricordava, “è prenderci la nostra autonomia prima e l’indipendenza poi”. L’indipendenza non è ancora arrivata, c’è stato un governo, assieme ai 5 Stelle, poi una rottura agostana. Adesso, Toccalini prende lo scettro della guida dei giovani padani, e si mette definitivamente sulle orme di quel Matteo che pure iniziò come coordinatore dei giovani lombardi. La stoffa verdissima c’è.

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