Salvini e la sua abitudine a indossare magliette delle forze dell’ordine? “Le utilizzava come una modalità per farsi sentire parte integrante. La gente non è idiota”. Parola del capo della Polizia Franco Gabrielli, a Napoli per l’inaugurazione delle nuova sala operativa della locale questura. “Ma secondo voi – ha detto Gabrielli – un ministro dell’Interno che è l’unica autorità di pubblica sicurezza, vertice politico della Polizia, ha bisogno di una t-shirt per riaffermare questa sua funzione? Perché così facendo – ha sottolineato – si immagina che i cittadini siano una banda di idioti, che hanno bisogno di una t-shirt, di un vessillo per riaffermare una cosa di questo genere. Io non mi sono sentito offeso“. In tal senso, poi, Gabrielli ha precisato di non aver “mai vissuto come una situazione negativa il fatto che il ministro dell’Interno indossasse polo o giacche della Polizia, bensì come un segno di vicinanza alla Polizia. E, contrariamente a chi ha sostenuto che si trattava di una forma di intimidazione – ha specificato – ho sempre sostenuto che il ministro dell’Interno non ha certo bisogno di indossare una maglietta per affermare il suo status”. Questo peraltro, ha sottolineato Gabrielli, “è il pensiero esplicitato anche durante il ministero Salvini e quindi non può essere interpretato come una postuma resipiscenza o come sassolini da togliersi dalle scarpe ora che non è più ministro”.

Dal vecchio al nuovo ministro dell’Interno, tuttavia, secondo Gabrielli le cose sono cambiate: “Senza fare retro pensieri, è più facile parlare e farsi comprendere con chi parla il tuo stesso linguaggio ma questo non può essere interpretato come un giudizio di valore – ha spiegato – L’ho sempre detto anche quando venivo additato a mia insaputa, il ministero dell’Interno ha forse più bisogno di un ministro politico che tecnico, ma questa è un’altra storia”. Al nuovo Governo, poi, Gabrielli, ha chiesto una cosa specifica: “Che metta mano quanto prima al nuovo contratto di lavoro“. “La gente ci deve vedere in strada soprattutto quando ha bisogno di sentirci vicini – ha argomentato – vale a dire di notte, nei giorni festivi e tutto questo deve essere remunerato. Lo avevo detto a Salvini – ha raccontato – lo dico al neo ministro dell’Interno che è anche una collega. Il tema del nuovo contratto di lavoro è importante non per arricchire le strutture ma per consentire a noi di fare il lavoro in nome dei cittadini che sono la nostra unica ragione di esistere. Non lo chiediamo per noi stessi ma per la missione che ci è stata affidata”. A chi, poi, gli ha chiesto se la percezione della sicurezza viene condizionata anche dalla narrazione, Gabrielli ha aggiunto: “Certo, la percezione è condizionata dalla narrazione ma è legata moltissimo al depauperamento delle risorse che ci ha progressivamente allontanato dal territorio. Dobbiamo rioccuparlo – ha detto – che può essere anche una immagine militare anche se non è mia intenzione. C’è tema di paure, di narrazione, del ruolo che la rete provoca amplificando le paure ma c’è un tema legato alla nostra presenza sul territorio”.

In merito al tema della sicurezza e in particolare agli ultimi agguati registrati a Scampia, a sentire il capo della Polizia “la repressione da sola non basta”, spiegando che “la risposta dello Stato non può essere solo repressiva perché se addirittura una risposta esclusivamente repressiva produce addirittura queste modalità di reazione, evidentemente il tema e la risoluzione non può essere solo di questa natura”. “Nel nostro Paese – ha aggiunto Gabrielli – il Napoletano e il Foggiano sono ancora realtà dove gli omicidi sono in controtendenza. Nel nostro Paese – ha sottolineato – gli omicidi sono andati progressivamente calando, rimangono delle realtà e Napoli è un territorio che deve essere costantemente monitorato. Alcuni episodi, come le stese, sono il frutto di un’attività repressiva che ha disarticolato gli assetti criminali – ha concluso Gabrielli – e si è realizzata una sorta di liberazione di forze non più gestite e regimentate che rappresenta un’aberrazione e già solo affermare questa cosa è come una sconfitta generale”. Parlando della situazione partenopea, poi, Gabrielli ha ricordato che “c’è una pianificazione approvata dal precedente ministro, tra dicembre ed aprile vedrà l’arrivo anche a Napoli di nuovi colleghi, perché allora avremo l’immissione di circa 2200 nuove forze. Il problema – ha spiegato – è che ormai, come sto dicendo da qualche tempo, stiamo affrontando un periodo di grandi dimissioni – ha spiegato – non ci voleva la zingara per sapere che essendo stati gli arruolamenti massivi negli anni ottanta adesso avremo dismissioni. Abbiamo previsto nel prossimo decennio, da qui al 2030, circa 40mila persone”.

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