“A Giuseppe Conte chiediamo lealtà e saremo leali”. Alla vigilia del primo voto parlamentare sul nuovo esecutivo giallorosso, il messaggio di Nicola Zingaretti al presidente del Consiglio arriva dal palco della festa dell’Unità di Ravenna. Ed è tutto incentrato sulla lealtà, concetto non a caso molto caro al premier. La festa che era stata pensata con il Pd all’opposizione, ed è cominciata in una fase di incertezza assoluta, è finita con il partito al governo e con cinque dei nuovi nove ministri democratici sul palco al fianco del segretario, i ministri Roberto Gualtieri, Paola De Micheli, Dario Franceschini, Enzo Amendola e Peppe Provenzano e con il futuro commissario Ue, l’ex premier Paolo Gentiloni, acclamatissimo dal pubblico della festa, che in attesa del discorso conclusivo del segretario cantano Bandiera rossa e Bella ciao.

Poi Zingaretti prende il microfono e detta la linea del nuovo Pd governativo. Il discorso è totalmente diverso rispetto a quello immaginato solo poche settimane fa, con il Pd all’opposizione. “È tornato il tempo di rialzarsi in piedi, in questa settimana è stata l’azione della politica che dopo mesi di litigi e odio ci fa dire che adesso in Italia si cambia tutto” ha esordito il segretario. Subito dopo il messaggio al premier: “A Conte chiediamo lealtà e saremo leali, tutti dobbiamo essere convinti che tra nemici non si governa per il bene dell’Italia e quindi dobbiamo cambiare passo“. Chiaro il riferimento al passato recente, alle continue polemiche tra M5s e Lega, ai litigi che hanno occupato l’agenda politica per quasi tutta la durata dell’esecutivo gialloverde.

Un concetto che Zingaretti ha voluto ribadire, sottolineando la necessità di cambiamento non solo nel Paese, ma anche internamente al partito: “Dietro di noi c’è una stagione che l’Italia sta pagando, anche in termini di credibilità internazionale. Domani in Parlamento si chiude una stagione politica e nasce un nuovo governo, per dire basta a questo imbarbarimento – ha spiegato – Chiudiamo la stagione dell’odio, apriamo la stagione della speranza che guarda al futuro“. Il segretario ha anche sottolineato le differenze tra Pd e M5s: “Sono forze diverse e per certi versi alternative, non dobbiamo avere paura di dirlo. Ma dobbiamo affrontare queste divisioni per approdare a sintesi nuove“. L’avversario comune, quindi, adesso si chiama Lega e un banco di sfida elettorale è vicinissimo con le elezioni regionali in due regioni dove il centrosinistra non ha mai perso, l’Umbria prima e l’Emilia-Romagna poi.

Per quanto riguarda la natura del nuovo esecutivo, Zingaretti è stato chiaro: “Con la nascita di questo governo non c’è nessun tradimento del voto popolare: il governo gialloverde è nato da un’alleanza tra il primo e il terzo partito, questo nasce tra il primo e il secondo. Al presidente Conte e agli alleati chiediamo lealtà – ha ripetuto – e riconoscimento delle ragioni di tutti. Perché tra nemici non si governa per amore dell’Italia. Dobbiamo cambiare passo tutti insieme. Mettiamo di nuovo al centro le persone“. Non poteva mancare un riferimento a come il Pd ha vissuto la crisi e l’accordo con il M5s: “Nella politica, e in particolare nel Pd, ha prevalso la ragione, abbiamo combattuto tutti uniti, tutti per lo stesso obiettivo. Il Pd – ha aggiunto – in uno dei momenti più drammatici della nostra storia, ha vinto perché affrontato questo tornante con l’unità, finalmente nel Pd si è affermato il primato del ‘noi’ ed è stata sconfitta l’ossessione dell’io”.

Per quanto riguarda le cose da fare, Zingaretti ha parlato di “sfida immensa“. Priorità “devono essere il lavoro” e un “piano di incentivi alle imprese che vogliono investire”, ma anche “risorse per lo sviluppo”, ha detto il segretario dem. “C’è un’economia da riaccendere. E dobbiamo recuperare un clima di fiducia tra le persone – ha aggiunto – Non accadrà mai più quello che è accaduto pochi mesi fa quando una insegnante è stata sospesa perché aveva garantito il diritto di espressione ai suoi studenti. Non capiterà mai più – ha spiegato – perché in Italia c’è una legge, ma contro il fascismo, non contro l’antifascismo. E da domani la famiglia non sarà regolata dalle norme medioevali del decreto Pillon, perché l’amore è amore sempre”. Scendendo nello specifico, poi, il segretario ha parlato di fisco: “La flat tax è una tassa ingiusta, a cui diremo sempre no. Noi vogliamo abbassare le tasse, ma in modo equo”. “Con consumi fermi e condizioni di vita difficili, noi vogliamo abbassare le tasse ai redditi più bassi. Il mondo brucia, si consuma in maniera molto più veloce di quanto ci si potesse immaginare, l’Italia nuova sarà quella dello sviluppo sostenibile – ha continuato – Ai ragazzi di questa Europa, i nostri padri hanno garantito la pace. La nostra missione etica culturale ora, in questo secolo è pensare a un modello di sviluppo diverso, basato su la sostenibilità ambientale e sociale per i prossimi 100 anni”.

E dal palco di Ravenna, Zingaretti apre anche la nuova campagna di tesseramento, definendola “straordinaria”. “Dobbiamo tornare nei luoghi della vita, nessuna furbizia, nessuna pigrizia”, ha sottolineato, ricordando come per il Pd è “tutto cambiato”. “Si è chiuso un ciclo e se ne dovrà aprire una nuova, confrontarci per darci una nuova piattaforma culturale, questa svolta d’agosto non è un punto di arrivo, ma di una nuova partenza, di un processo nuovo – ha detto ancora – Altro che ‘sciogliamoci’, la nostra storia è appena cominciata”.

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