Due omicidi a sfondo politico e l’ombra delle Farc. In Colombia si torna a parlare di agguati dopo che, nel fine settimana, un candidato del Centro Democratico alle elezioni regionali di ottobre, nel dipartimento di Antioquia, e un insegnante e attivista sociale impegnato con le comunità meno favorite, in quello di Narino, sono stati uccisi.

La prima vittima, secondo quanto riportato dalla radio Rcn di Bogotà, è Orley García, candidato alle comunali del municipio di Toledo, caduto ieri nell’imboscata di un commando che lo ha ucciso a colpi di fucile nella selva. L’ex presidente, Alvaro Uribe, leader del partito Centro Democratico, ha confermato che García è stato colpito da 13 proiettili. Fonti locali hanno indicato all’emittente che responsabili dell’attentato potrebbero essere i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che non hanno aderito all’accordo di pace con il governo e, nelle scorse settimane, hanno annunciato la ripresa della lotta armata.

La polizia del dipartimento di Narino, invece, ha confermato l’assassinio, nella notte fra venerdì e sabato in una zona rurale di Tumaco, dell’insegnante José Cortés Sevillano. Anche in questo caso si è trattato di un commando armato che ha affrontato Cortés, presidente della Giunta di Azione comunale di El Carmen, in un albergo dove si trovava con altre persone uccidendolo a colpi d’arma da fuoco in varie parti del corpo. Il governatore del dipartimento, Camilo Romero, ha condannato l’assassinio sostenendo che la Colombia non può continuare a seppellire i suoi leader sociali, per cui si impongono misure urgenti da parte del governo.

Secondo Camilo González, direttore dell’Istituto di studi per lo sviluppo e la pace (Indepaz), da quando ha assunto il potere il presidente Iván Duque (agosto 2018) almeno 230 leader sociali sono stati uccisi in tutto il Paese.

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