E perché non puntare alla finale? Mentre il sogno continua e assume sfumature epiche meglio non svegliarsi e provare a prolungarlo. La razionalità ci dice che la corsa americana di Matteo Berrettini si fermerà in semifinale, al cospetto di Rafa Nadal. Lo spagnolo è l’ultimo sopravvissuto dei fenomeni pigliatutto e se da un lato porta sulle spalle il peso del favorito d’obbligo, dall’altra potrebbe pensare di avere già in tasca lo Slam numero 19 e finire per perderlo.

Lo US Open d’altronde è il più “anarchico” dei quattro Slam con quattro delle ultime quindici edizioni sfuggite al trio Federer-Nadal-Djokovic, gli altri tornei sono ancora più soggetti al dominio. Nadal resta il faro di Flushing Meadows ma speriamo che Matteo Berrettini non si faccia accecare così come successe a Wimbledon con Federer. La sconfitta con lo svizzero è stata educativa per Matteo che stavolta parte meno distante dal suo avversario, almeno sulla carta. Nadal allo US Open non è totalmente a suo agio, nonostante abbia trionfato 3 volte, spesso ha subito sconfitte inaspettate.

Mi faccio coraggio forse e trovo appigli di speranza per una sfida che sembra segnata. Ma come si fa a svegliarsi da un sogno così bello e solido, perché di Matteo Berrettini, 23 anni, sorprende la solidità mentale ancor più che quella dei colpi. Noi italiani non siamo più abituati ad avere giocatori continui e quindi lo dico bisbigliando, forse ne abbiamo trovato uno. Un giocatore stabile in top ten che arrivi tra quarti e semifinali negli Slam e vinca un Master 1000, non esagero oltre, uno.

Sarebbe chiedere troppo al movimento tennistico italiano dopo quarant’anni? Certo che no ma non ditelo a Berrettini anzi non svegliatelo, perché il sogno è tutto suo. A noi restano le notti intense, attaccati alla tv con il volume basso perché gli altri in casa dormono. Quelle notti che in America sono giorni radiosi per questo ragazzone romano che battendo Monfils ha alzato il livello delle aspettative e ora scenderà in campo con la solita frase in testa: “Non ho nulla da perdere”. È il mantra che può aiutarlo ad abbassare la tensione ma non avere nulla da perdere e giocare contro Nadal in una semifinale Slam somiglia già a un obiettivo raggiunto, facile cadere nell’errore del non provarci fino in fondo.

Venerdì misureremo anche la “fame” di successo di questo giovane campione che come piatto preferito ha la carbonara. Ho già l’acquolina in bocca, sarà ancora una grande notte, e anche per lo spuntino notturno io sto con Matteo.

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