Il riavvicinamento tra Iran e Stati Uniti è durato meno di 24 ore. Dopo che a margine del G7 di Biarritz il presidente americano, Donald Trump, aveva auspicato a breve un incontro con la controparte iraniana “se si creeranno le circostanze giuste” e il presidente Hassan Rohani aveva assicurato che “se sapessi di avere un incontro con qualcuno che potrebbe portare prosperità al mio Paese e risolvere i problemi del mio popolo, non esiterei”, oggi da Teheran arrivano nuovi segnali di rottura.

È stato proprio il presidente della Repubblica Islamica a dire che la situazione tra Iran e Usa potrebbe cambiare solo se venissero revocate “tutte le sanzioni”: “Se desiderano una maggiore sicurezza nella regione, se vogliono avere relazioni migliori con i paesi regionali, devono fare un passo indietro sulle sanzioni”, ha detto. Nessuna photo opportunity o strette di mano per ostentare un dialogo aperto, fanno sapere gli ayatollah, “noi non siamo interessati a farci una foto con qualcuno”: la scelta rimane nelle mani di Washington.

Inoltre, Rohani ha ricordato che il processo di riduzione degli impegni stabiliti dall’accordo sul nucleare con i 5+1 (Jcpoa) continuerà ad andare avanti “se i nostri interessi non vengono garantiti”. Il presidente ha quindi specificato che l’Iran “non ha mai cercato di dotarsi di armi nucleari“. Concetto ribadito anche dal ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, che, volato in Cina dopo il blitz a sorpresa a Biarritz, all’agenzia di stampa ufficiale Irna ha dichiarato: è “impensabile” un incontro tra il presidente iraniano e il suo omologo americano finché gli Stati Uniti non accettano di tornare nell’accordo sul programma nucleare di Teheran. “Abbiamo spiegato chiaramente che il governo statunitense e Trump hanno violato gli accordi che erano il risultato di lunghi colloqui tra i due Paesi e che ciò che è necessario ora è l’attuazione degli accordi passati”, ha dichiarato.

Anche lui prospetta l’inizio della terza fase del disimpegno che, senza un cambio di atteggiamento da parte di Washington, inizierà il “6 settembre”, come si legge in un’intervista che ha rilasciato alla Süddeutsche Zeitung. Zarif ha anche ribadito che l’Iran è pronto in ogni momento a riconsiderare la sua decisione se l’Europa dovesse iniziare a rispettare i punti del Jcpoa che garantiscono a Teheran un dividendo economico in cambio di una forte riduzione del suo programma atomico.

L’atteggiamento di Teheran, tornato repentinamente duro nei confronti di Washington, si potrebbe spiegare anche con le recenti critiche che hanno raggiunto il governo riformista di Rohani, attaccato dall’opposizione conservatrice che non ha visto di buon occhio la trasferta di Zarif a Biarritz, letta come “un messaggio di debolezza e disperazione”, e chiede la linea dura contro gli Stati Uniti che, tra i falchi della Repubblica Islamica, rimangono ancora il Grande Satana.

Le politiche di contrasto messe in campo da Donald Trump in campo internazionale hanno permesso ai suoi ‘nemici’ di compattarsi. La Cina, che con gli Usa sta portando avanti una dura guerra sui dazi, ha deciso di schierarsi dalla parte degli ayatollah, con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che dopo l’incontro con Zarif ha dichiarato che l’Iran sta “puntualmente attuando” l’accordo internazionale sul nucleare iraniano, secondo quanto riporta l’agenzia Dpa. La Cina è uno dei Paesi firmatari dell’intesa e i rapporti con l’Iran sono buoni, tanto che Zarif ha parlato di colloqui “costruttivi” con Wang, descritto come un “buon amico”.

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