La fuga come grimaldello per sconfiggere l’ineluttabile. La Serie A riparte così, sabato alle ore 18 allo stadio Tardini di Parma, con il primo pallone giocato da Ronaldo e dalla sua Juventus, mentre tutti gli altri stanno a guardare la favorita. Sapendo che la squadra che ha dominato gli ultimi 8 campionati è al momento un’incognita. Ha comprato, anche bene, ma non è stata capace di vendere. Ha portato Maurizio Sarri in panchina, ma deve ancora trovare la veste adatta a gioco e dogmi del suo nuovo allenatore. Partire bene può essere l’unico modo per batterla, sfruttandone rodaggio e passi falsi. Il Napoli di Carlo Ancelotti è ancora la squadra più attrezzata per farlo, l’Inter spera nella solidità che gli può garantire Antonio Conte. Sono le due formazioni che più di tutte possono sperare di sovvertire l’ordine naturale dei valori in campo. Ma il discorso può essere allargato a tutta una Serie A dove anche a Firenze sognano la Champions. Dove il Cagliari ha comprato Nainggolan, il Genoa ha preso Schone e a Brescia è arrivato Balotelli. Una serie di incognite che solitamente sono sinonimo di spettacolo e scacciano gli sbadigli delle scorse stagioni.

E allora ben venga anche una Juventus che ha avuto il coraggio di rischiare. Di scegliere il bel gioco di Sarri per puntare all’ennesimo scudetto ma anche alla rivalsa in Champions League. Paratici ha portato a Torino il difensore potenzialmente più forte di tutti, De Ligt, oltre ai colpi a parametro zero Rabiot e Ramsey e al terzino Danilo. Ha fallito però in una missione altrettanto importante: vendere gli esuberi, da Mandzukic a Higuain, da Dybala a Emre Can. C’è ancora poco più di una settimana di tempo per cercare di rimediare, ma intanto la partenza di Sarri è già ad handicap, pure per colpa di una polmonite che lo tiene lontano dalla panchina. Storicamente la squadre del tecnico ex Chelsea faticano a trovare la quadra, ad assimilare le sue ricette: non sapere chi ci sarà al centro dell’attacco o restare con troppi giocatori di spessore in panchina può essere rischio. Specie per un’allenatore su cui pesa un unico punto di domanda: saprà gestire Ronaldo e gli altri big in rosa?

Disarcionare la Juventus dal comando della Serie A resta comunque impresa titanica. Il Napoli però ha lavorato bene per creare tutte le premesse. Ancelotti, in quanto a gestione della rosa e dei momenti, è una garanzia. Ha voluto conservare l’ossatura di una squadra che ha plasmato con metodica pazienza nella scorsa stagione, ma allo stesso tempo ha preteso un grande innesto per reparto: Manolas in difesa, Elmas a centrocampo e Lozano in attacco. Gli azzurri, tra le diatribe di mercato sull’asse Juventus-Inter, sono stati finora colpevolmente sottovalutati. I nerazzurri invece hanno avuto tutti gli occhi addosso, tra l’arrivo di Lukaku e di due giovani come Sensi e Barella. L’Inter in due settimane deve risolvere varie grane sul mercato: servono un altro attaccante, almeno un centrocampista e un giocatore a tutta fascia. Oltre al grande mistero Icardi. Intanto però, rispetto ai bianconeri, è già una squadra plasmata a immagine e somiglianza del suo tecnico.

Conte può stupire ma anche fallire. E subito sotto ci sono una serie di squadre pronte a sbranarlo. L’Atalanta di Gasperini, attesa da una difficile conferma, intanto ha dalla sua anche i gol di Muriel. All’ipotetica volata Champions partecipa poi la Roma di Fonseca che ricomincia da Dzeko: dopo le scorie e lo scetticismo del finale di stagione, i giallorossi hanno costruito una squadra di giovani interessanti che per ora possono crescere senza pressioni. Quello che fece Garcia al primo anno nella Capitale può essere un monito. Rinnovato è anche il Milan di Boban-Maldini che dopo l’arrivo di Giampaolo in panchina ha cambiato tanto ma aspetta ancora il gran colpo: intanto, a fari spenti, sono arrivati uomini funzionali al progetto. La Lazio è quadrata e sempre pericolosa, specie se Inzaghi potrà contare pure quest’anno su Milinkovic-Savic. Alle loro spalle, non si può trascurare il Torino di Mazzarri, atteso al salto di qualità. Ma soprattutto la Fiorentina passata a Commisso: la nuova proprietà fa sul serio e lo confermano la presenza di Chiesa e il colpo a effetto Ribery.

Tra le squadre che possono stupire restano da citare il Cagliari che, col sacrificio di Barella, ha innestato Rog, Nainggolan e Nandez e sembra la formazione più forte mai vista in Sardegna dai lontani tempi dello scudetto. Appena un gradino sotto il nuovo Bologna di Sabatini pieno di potenziali talenti tra cui Orsolini, il rivoluzionato Genoa che in regia potrà contare sull’ex Ajax Schone mentre davanti spera nell’esplosione di Pinamonti. Attenzione anche al Parma del tridente Karamoh-Inglese-Gervinho, mentre la Sampdoria senza Anderson e Praet rischia un anno di transizione. Le due neopromosse Verona e Lecce sono le più deboli sulla carta e dovranno lottare per restare a galla. La terza a rischiare la B potrebbe essere una tra il Sassuolo, snaturato dalle tante cessioni, la Spal, l’Udinese e il Brescia che però ha tenuto Tonali e potrebbe trovare con Balotelli i gol salvezza.

Comunque vada, il mercato ha dimostrato che anche le medie-piccole italiane stanno rialzando la testa. È il miglior segnale per la Serie A, dopo anni di monotonia e campionati prevedibili. Condizione imprescindibile affinché finalmente ci sia lotta (vera) anche al vertice. La Juventus sarà certamente della partita, ma potrebbe concedere un vantaggio. Esiste già un precedente: stagione 2015/16, secondo anno di Allegri, addii di Pirlo, Tevez e Vidal, tra gli altri. Dopo 13 giornate l’Inter di Mancini ha 9 punti di vantaggio, al termine del girone d’andata il Napoli di Higuain è in testa al campionato. Nessuna delle due squadre però aveva la forza per reggere il ritorno di una Juventus da 24 vittorie in 25 partite. Oggi la Serie A è più competitiva, le avversarie sono più solide: ogni passo falso e ogni conseguente fuga avranno un peso specifico diverso. Sarà, è la prima speranza, un grande rimedio alla noia.

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