Le forze di Damasco continuano la loro avanzata nel sud della provincia di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli, arrivando a conquistare alcuni villaggi nel nord della provincia di Hama. Lo ha annunciato la tv di Stato siriana che, così, conferma le informazioni diffuse dall’Osservatorio siriano per i diritti umani che il 21 agosto parlava della riconquista della strategica città di Khan Sheikhoun, nota per l’attacco aereo con gas sarin che nell’aprile 2017 provocò la morte di decine di civili. Una notizia che le forze islamiste nell’area avevano prontamente smentito. Ma l’avanzata delle truppe fedeli al presidente Bashar al-Assad, sostenute da Russia e Iran, rischia di creare uno scontro diplomatico, ma anche militare, con la Turchia: nell’ultima operazione, i soldati di Damasco hanno conquistato un’area dove era presente uno dei 12 posti di osservazione allestiti dai militari di Ankara di cui, per il momento, non si hanno notizie.

Le truppe del governo siriano, con il supporto aereo dei caccia di Mosca, secondo la ricostruzione fornita dalla tv di Stato hanno preso il controllo dei villaggi di Latamneh, Latmeen, Kfar Zeita e Lahaya, così come quello di Morek, dove si trova il posto di osservazione militare turco. Le truppe dell’opposizione armata sono state accerchiate durante un “assedio soffocante” in una serie di località nel Rif di Hama, nel nord-ovest siriano, riuscendo a prendere il controllo di una decina di alture e anche di un tratto della strada che collega Damasco ad Aleppo. Versione confermata anche dall’emittente panaraba al-Jazeera che, citando sue fonti, parla di aree come Khan Sheikoun e molte delle zone limitrofe nella provincia di Hama, anche località da anni in mano ai ribelli, ormai quasi del tutto sotto il controllo delle forze di Damasco. La tv satellitare non è riuscita ad avere riscontri dall’opposizione armata che, in occasione dell’annuncio dell’Osservatorio, si era preoccupata di smentire la notizia di un ritiro delle proprie forze. Lo ha fatto soprattutto la fazione jihadista del gruppo Hayat Tahrir al-Sham, affermando di aver “ridispiegato” i combattenti nelle zone meridionali di Khan Sheikhoun e di avere ancora il controllo di alcune aree nella vicina provincia di Hama: “Dopo i bombardamenti feroci – afferma un comunicato diffuso su Telegram, secondo quanto riporta la tv satellitare al-Arabiya – la notte scorsa i combattenti si sono riposizionati nel sud di Khan Sheikhoun”.

Contro l’avanzata degli uomini di Assad si sono espressi gli Stati Uniti che, con la portavoce del Dipartimento di Stato, Morgan Ortagus, hanno fatto sapere che ”deve terminare la violenza brutale” commessa dal regime di Damasco ”contro i civili, gli operatori umanitari e le infrastrutture”. Ortagus ha poi sollevato preoccupazioni anche riguardo alle possibili tensioni con la Turchia, dopo che aerei della coalizione filogovernativa hanno sferrato un attacco che ha coinvolto un convoglio turco che stava dirigendosi verso Idlib e ucciso almeno tre civili, secondo quanto riferito dalle autorità di Ankara: “Nonostante i ripetuti avvertimenti che abbiamo rivolto alle autorità della Federazione russa – ha detto -, le operazioni militari delle forze del regime continuano nella regione di Idlib violando gli esistenti memorandum e accordi”. Anche la Turchia ha “condannato con forza” l’azione dei militari di Vladimir Putin, sottolineando che i bombardamenti sono contrari agli “accordi esistenti, nonché alla nostra cooperazione e al dialogo con la Russia” e invocando “misure urgenti” per impedire che tali eventi si ripetano.

Mentre il Ministero degli Esteri siriano ha risposto alle accuse annunciando l’apertura di un corridoio umanitario nel villaggio di Soran, a nord di Hama, per consentire ai civili di fuggire dalla provincia di Idlib, secondo quanto riferito dall’agenzia vicina al governo siriano, Sana, la Russia fa sapere di essere in contatto con la Turchia sulla situazione nell’area: è “importante rispettare rigorosamente ogni accordo che riguarda Idlib e punta a combattere i terroristi e garantire la sicurezza dei civili – ha detto la portavoce del Cremlino, Maria Zakharova – In questo contesto continueremo a interagire con la Turchia nell’ambito della struttura del Memorandum di Sochi del 17 settembre 2018″.

Ma il livello di tensione è talmente salito che i due presidenti di Turchia e Russia, Erdogan e Putin, hanno avuto, secondo quanto riportato dai media anatolici, un colloqui telefonico durante il quale Il Sultano ha ribadito che gli “attacchi” delle forze di Damasco a Idlib stanno provocando una crisi umanitaria e costituiscono una “grave” minaccia per la sicurezza nazionale della Turchia. Contatto confermato poco dopo dal ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che con toni più duri ha dichiarato: “Nessuno può tenere le nostre forze e i nostri soldati intrappolati. Stiamo discutendo della questione con Russia e Iran. Non siamo lì perché non possiamo andarcene, ma perché non vogliamo andarcene. Siamo lì sulla base di un accordo fatto con la Russia”. Poi ha smentito le notizie riguardanti un assedio dei militari di Ankara di stanza nei punti d’osservazione: “I nostri punti di osservazione in Siria non sono sotto assedio e nessuno può cingere d’assedio i nostri soldati”.

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