Quando cinque anni l’Ebola cominciò a contagiare occidentali in Africa con il rischio che la malattia potesse arrivare in Europa cominciò la grande corsa a trovare un vaccino e una terapia efficaci. Nelle settimane in cui il virus è stato nuovamente dichiarato emergenza internazionale dall’Oms arriva la notizia che due trattamenti sperimentali – utilizzando gli anticorpi del sangue dei sopravvissuti – hanno funzionato su circa il 90% dei pazienti su cui sono state usati nell’ambito di uno studio su quattro possibili nuove terapie. I malati erano tutti ad uno stadio iniziale.

Le terapie verranno offerte a tutti i malati in Congo, uno dei paesi maggiormente colpiti e che nei giorni scorsi aveva chiuso e riaperto le frontiere con il Ruanda. L’annuncio, riporta il New York Times, arriva dall’Organizzazione mondiale della Sanità) dall’Nih (National Institutes of Health), e da Jean-Paul Muyembe, direttore dell’Istituto per la Ricerca del Congo. I trattamenti – chiamati ‘REGN-EB3’ e ‘mAb-114’ – sono anticorpi monoclonali che vengono infusi per endovena nei malati. Funzionano ‘attaccandosi’ all’esterno del virus prevenendone l’ingresso nelle cellule dei malati. Parte di una sperimentazione su 700 pazienti le due terapie hanno avuto un successo tale che la commissione di controllo sullo studio ha deciso di bloccare immediatamente i test e di offrire ‘REGN-EB3’ e ‘mAB-14’ a tutti i pazienti in Congo. L’uso delle altre due, molto meno efficaci, terapie – ZMapp e remdesivir – è stato così sospeso.

A spiegare i risultati è stato Anthony Fauci, direttore dell’ Istituto nazionale Usa per le malattie infettive: solo il 6% dei pazienti con basso carico virale – ossia infettati da poco – che ha usato ‘REGN-EB3’ è morto. E tra quelli nelle stesse condizioni che hanno usato ‘mAB-114’, l’11% è morto. La differenza tra le due cure viene considerata non significativa statisticamente. Quanto alle altre due terapie sperimentali: il 33% dei malati a stadio iniziale che ha preso ‘remdesivir’ (un farmaco antivirale) è morto. Stessa sorte è toccata al 24% di chi aveva usato ‘ZMapp’ (vecchio medicinale a base di anticorpi monoclonali).

Siamo lieti di avere ben due opzioni ora contro l’Ebola, ha dichiarato al NYT, Michael Ryan, direttore delle risposte di emergenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quanto a Jean-Pail Muyembe, 77 anni, direttore dell’Istituto di Ricerca Biomedica del Congo e pioniere della lotta al virsu, ha confessato al quotidiano di New York: “Sono quasi commosso, ho creduto per tanto tempo in questa strada per combattere la malattia”. Proprio Muyembe era stato il primo a tentare di usare gli anticorpi del sangue dei sopravvissuti all’Ebola nelle terapie.

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