Da qualche anno, il consumo di gelati va a gonfie vele, soprattutto in estate, quando è facile cedere alla tentazione di sostituire il pasto con una coppetta fresca e gustosa. Ma questa scelta va meditata bene.

Piace al 93% degli italiani, secondo dati resi noti a giugno dall’Igi (Istituto del gelato italiano), e il 36% lo gusta un paio di volte alla settimana. A gennaio, la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) ci ha invece informato sulle preferenze quanto a gusti: prevalgono quelli a base di crema (44,1% degli intervistati), con il cioccolato in testa; seguono a distanza i gelati alla frutta (14,1%). E se il cono ha spesso il sopravvento, la coppetta viene preferita per sostituire il pasto. Sì, perché, secondo la stessa indagine, il 24,9% degli italiani mangia il gelato al posto della cena e il 22,3% invece del pranzo.

Questo apprezzamento tutto sommato non stupisce. Il gelato è appetitoso, ha un sacco di gusti e sapori diversi: con latte animale o vegetale, panna, frutta, pistacchio, nocciola, cioccolato, addirittura basilico, wasabi, parmigiano. È rinfrescante, ben digeribile, si trova dappertutto, si può mangiare mentre si va a passeggio e dà una sensazione di leggerezza. Tutti elementi molto positivi, finché sull’altro piatto della bilancia non si mettono quelli negativi.

Partiamo dall’apporto calorico. Chiaramente questo varia notevolmente a seconda della tipologia. Un sorbetto alla frutta ha solo 130 calorie per 100 g, mentre un gelato contenente panna, semi oleosi o cioccolato può arrivare a 300 calorie per 100 g. I valori salgono ancora se il gelato contiene grassi e oli vegetali (è il caso di quello industriale), impiegati per dare al prodotto cremosità, sapidità e resistenza alle alte temperature (ecco spiegato il gelato che non si scioglie sotto il sole!).

Al di là dell’apporto calorico, va anche considerato che questi lipidi aumentano il rischio cardiovascolare perché riducono il colesterolo buono e incrementano quello cattivo. Propendendo però per un gelato di buona qualità e scegliendo di mescolare gusti cremosi con quelli alla frutta, con circa 200 g di gelato arriviamo sulle 400 calorie – anche se l’idea di sostituire il pasto può invogliare ad aumentare le dosi, e quindi l’apporto calorico. Di per sé non sono eccessive per un pasto, e potrebbero benissimo essere integrate da un po’ di frutta fresca. Ma resta il fatto che il gelato non è un alimento saziante. E poi, le calorie non sono tutte uguali: è bene anche verificare da cosa sono costituite.

Il principale apporto energetico è dato dai glucidi (zucchero bianco o di canna, talvolta associato a sciroppi, che aumentano l’apporto calorico e in più hanno spesso varie controindicazioni). L’indice glicemico di un sorbetto alla frutta e di un gelato alla crema con zucchero è medio-alto (rispettivamente 65 e 60), il che può comportare un picco glicemico successivo al consumo, seguito da un calo glicemico e dal ritorno della fame. Certo, molto dipende anche dalla quantità ingerita. Purtroppo queste oscillazioni glicemiche, con il tempo, favoriscono la trasformazione degli zuccheri in grassi e predispongono al diabete. Il gelato alla panna con fruttosio ha invece un indice glicemico basso (35), ma questo dolcificante presenta altri inconvenienti: può infatti provocare alterazioni metaboliche che portano a sovrappeso e obesità, insulino-resistenza (con il rischio di contrarre il diabete di tipo 2) e ipertensione, che può predisporre all’ictus.

Scegliendo soprattutto gelati con latte o panna si può anche rischiare di eccedere con i grassi saturi, noti per il rischio cardiovascolare. L’Oms raccomanda di non superare il 10% delle calorie totali. Considerando che ovviamente non mangeremo solo gelato durante il giorno, pasteggiando con questo dessert freddo rischiamo facilmente di superare il limite raccomandato.

Così, nel complesso il gelato si rivela un alimento ricco di carboidrati e di grassi, ma povero di altri nutrienti importanti. Scarseggiano infatti le proteine, soprattutto se non sono presenti latte animale o vegetale. Ci sono un po’ di minerali e di vitamine, particolarmente in presenza di frutta (sempre che questa sia fresca). È piuttosto ridotto il tenore di fibre, che favoriscono la sazietà e sono essenziali per la nostra flora batterica.

In conclusione, il gelato non può sostituire un pasto completo; un’eccezione si può fare nell’ambito di una dieta equilibrata, soprattutto cercando di rimediare nel pasto successivo alle carenze di proteine o micronutrienti. Ma ogni tanto a merenda, soprattutto se la giornata è stata attiva dal punto di vista fisico, può rivelarsi uno spuntino gustoso ed energetico: una pallina di gelato di alta qualità, magari allo yogurt piuttosto che alla panna, accompagnata da una coppetta di frutta fresca non zuccherata, soddisfa il palato senza attentare alla linea.

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