L’ufficio brevetti degli Stati Uniti ha approvato la richiesta di Microsoft di brevettare “sovrapposizioni di immagini in tempo reale per sistemi di realtà misti”. Si tratta in sostanza di una evoluzione delle soluzioni di Realtà Aumentata già esistenti, che accentuano l’interazione con le presone, oltre che con le cose.

In sostanza, il sistema in questione sarebbe in grado di riconoscere le persone presenti nelle immagini visualizzate da un utente e visualizzare automaticamente le informazioni a loro associate in tempo reale. Il fatto che si tratti di un brevetto indica che per ora si parla di un progetto teorico sulla carta: non c’è alcuna garanzia che un giorno questa idea si concretizzi. In caso affermativo, non ci si limiterà più a integrare oggetti o animali virtuali nel mondo reale, come ad esempio la tigre in soggiorno, ma si potrà interagire con persone reali.

Per capire basta un esempio: un processo di monitoraggio costantemente attivo rileva i volti di tutte le persone che si incontrano. Una tecnologia di riconoscimento facciale identifica la persona; per risalire alla sua identità il sistema si affida a dati pubblici quali ad esempio i social network, i servizi di messaggistica istantanea e altro. Le ricerche possono essere ristrette ai contatti presenti nel database locale dell’utente, o essere estese per utilizzare anche motori di ricerca.

Da una parte l’idea fa emergere un altro grande potenziale della Realtà Aumentata. Dall’altra è inquietante la prospettiva che un giorno, camminando per strada o facendo la spesa al supermercato, si potrebbe vedere davanti agli occhi nome e cognome di sconosciuti che passeggiano o fanno acquisti. Potrebbe essere il paese dei balocchi degli stalker o peggio, sempre che non venga creata una normativa che stabilisca dei paletti ben saldi e ristretti sull’ambito d’uso. Del resto, i Google Glass erano stati affossati per molto meno.

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