Già a maggio Conte aveva avvertito: l’aumento dell’Iva non ci sarà, ma evitarlo sarà tutt’altro che semplice. Tanto che per Tria faceva già parte dello scenario. Qualche settimana dopo Di Maio rassicurava la platea di Confcommercio, perché per il presidente Carlo Sangalli l’incremento dell’imposta sfocerebbe in calo del Pil e dei consumi. Ma ora, a crisi di governo conclamata, cercare di bloccare i 23 miliardi di aumenti Iva già scritti per legge, che scatteranno inesorabilmente dal primo gennaio se non si riusciranno a trovare misure alternative, è una sfida molto più complessa. La via è quella di scongiurare l’esercizio provvisorio per mettere al riparo i conti pubblici dalle turbolenze della politica. E le possibilità percorribili in questo senso sono un anticipo della manovra prima del voto a una legge di Bilancio in versione ridotta, limitata alle tabelle, elaborata da un governo tecnico chiamato a gestire la transizione. Molto dipenderà da quando si consumerà, in Parlamento, la crisi, e da quando verranno fissate le elezioni. Di certo un cambio di governo in piena sessione di bilancio non aiuterà la già difficile messa a punto della legge che fissa entrate e uscite per il prossimo anno. Se il nodo politicamente più sensibile è quello dell’Iva, di sicuro la fine dell’esecutivo gialloverde farebbe sfumare anche le promesse di taglio delle tasse, caro ai leghisti, o di riduzione del cuneo fiscale, promosso dal Movimento 5 Stelle. Che accusa Salvini nel caso dovessero verificarsi gli aumenti dell’imposta. “Con le elezioni di ottobre ci sarà un governo che si insedierà a dicembre” e probabilmente “farà aumentare l’Iva”, ha detto Di Maio ai microfoni del Tg1. E anche il presidente dei senatori dem Andrea Marcucci attacca il leader della Lega: “Salvini – scrive su Twitter – è alla disperata ricerca di un pretesto per fuggire dalla legge di bilancio, che sancirebbe il fallimento della politica economica di questa maggioranza. La Lega deve scappare dall’aumento dell’Iva, altro che Tav”.

Gli appuntamenti e l’ipotesi dell’esercizio provvisorio – L’appuntamento più importante è fissato al 27 settembre, data entro cui il governo deve presentare la Nadef, la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza che rivede le previsioni economiche correggendo quelle di aprile. Tempo due settimane ed è già ora di presentare all’Unione Europea il documento programmatico di Bilancio, che anticipa la legge di bilancio che deve arrivare il 20 ottobre in Parlamento, dove poi inizia l’esame. È proprio sulla manovra per il 2020 che si concentra gran parte dell’attenzione dei giallo-verdi: qui infatti dovrebbero essere inserita, nero su bianco, tanto la flat tax leghista quanto la riduzione del cuneo fiscale su cui invece preme il M5s. Ma se la scrivania del Mef rimanesse vuota le cose si complicherebbero non poco. Senza un governo nel pieno delle sue funzioni, presentare la legge di bilancio e la manovra entro il 31 dicembre diventa difficile e si rischia l’esercizio provvisorio, che potrebbe durare al massimo fino al 30 aprile, con chiari paletti e vincoli di spesa. Lo Stato, infatti, non potrebbe spendere in ogni mese più di un dodicesimo di quanto speso l’anno precedente. Tradotto in termini pratici, niente investimenti, flat tax, niente riduzione del cuneo fiscale ma anche aumento dell’Iva. Sulla scrivania del Tesoro ci sono poi altri dossier fondamentali. In primis, quello del salvataggio di Carige, commissariata dall’inizio dell’anno. Ma va anche sciolta la matassa di Mps, perché bisogna comunicare all’Ue l’exit strategy statale dall’azionariato. Ancora, ci sono una serie di appuntamenti già in agenda: l’Eurogruppo del 13 settembre a Helsinki, quello del 9 ottobre a Lussemburgo e l’Ecofin del giorno successivo. Tutte scadenze fondamentali per confrontarsi con i partner europei che, dopo la procedura di infrazione schivata per un soffio, tengono sotto stretta osservazione le finanze italiane.

L’ipotesi di un nuovo governo – Se si formasse a ottobre-novembre avrebbe comunque poche settimane per scegliere quali spese tagliare o quali sconti fiscali cancellare per evitare che l’aliquota Iva ordinaria salga dal 22 al 25,2% e quella agevolata al 10% passi al 13%. Al Tesoro tutti i dossier sono aperti ma ancora non sono state individuate soluzioni né ci sono proposte pronte: l’obiettivo del ministro Giovanni Tria era infatti quello di arrivare a settembre con diverse opzioni tecniche da mettere sul tavolo dei due alleati per lasciare poi alla politica la scelta non solo di dove reperire le risorse ma anche di dove destinarle. Il lavoro, insomma, non è affatto concluso e proprio per questo sarebbe altrettanto complicato immaginare un anticipo della manovra ad agosto, pure sollecitato in queste settimane da Matteo Salvini, o comunque prima che siano sciolte le Camere. Per un nuovo governo resterebbe poi l’opzione, tecnicamente complicata da realizzare, di mettere in campo un decreto per spostare l’entrata in vigore dei rincari, magari anche solo di qualche mese, e avere il tempo di studiare un piano di spending review o di revisione delle tax expenditures.

Gli scenari in Europa – Nello scenario del governo tecnico, che si potrebbe presentare soprattutto se si andasse alle urne più avanti, oltre ai limiti sulle grandi scelte ‘politiche’, non ci sarebbe nemmeno la forza sufficiente per contrattare con l’Europa margini di flessibilità sul deficit. Bruxelles, comunque, in un quadro di elezioni anticipate (e con la nuova commissione appena insediata) probabilmente potrebbe concedere a un nuovo esecutivo un po’ di tempo in più all’Italia per presentare la bozza del bilancio. La scadenza è fissata alla metà di ottobre, mentre il disegno di legge vero e proprio va presentato alle Camere entro il 20 ottobre. Prima però andrebbe rivisto il quadro macroeconomico, con la nota di aggiornamento al Def, (entro il 27 settembre) e andrebbe anche approvato (all’appello manca ancora il voto della Camera) l’assestamento di bilancio che, insieme al decreto Salva-conti, ha consentito all’Italia di evitare la procedura di infrazione europea con una maxi-correzione da quasi 8 miliardi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Crisi di governo, le prime pagine dei giornali internazionali. Guardian: ‘Mossa drammatica’, Financial Times: ‘Populisti al collasso’

prev
Articolo Successivo

Crisi di governo, e ora da che parte state? Per fortuna la scelta è facile facile

next