La scorsa settimana ho partecipato a Bussoleno all’assemblea convocata dal M5S sulla Tav. Ieri sera invece ho visto l’ultimo film di Mike Leigh Peterloo. E allora? Vi domanderete voi, dove sta il nesso? Il nesso c’è, e anche forte.

Cominciamo con la serata di mercoledì 31. Era un’assemblea pentastellata aperta a tutti. In realtà, di rappresentanti dei cinque stelle ce n’erano ben pochi. Fra tutti, Francesca Frediani, consigliere regionale che l’aveva convocata e che da sempre si batte con pervicacia e coerenza contro l’opera inutile. Tutta la sala era in realtà occupata da No Tav. Nessun parlamentare del Movimento che sia venuto a metterci la faccia, o almeno abbia inviato un documento, nessun altro consigliere regionale. Credetemi, un’atmosfera surreale, kafkiana: un’assemblea convocata da un soggetto che poi in buona parte la diserta. Probabilmente perché si vergogna.

E veniamo allo splendido film di Mike Leigh, autore da sempre impegnato nel campo delle battaglie civili. Esso narra del massacro di Peterloo (dal nome di St. Peter’s Field, a Manchester, con il nome volutamente storpiato in Peterloo, per l’assonanza con Waterloo), dove migliaia di cittadini inermi che manifestavano per avere più democrazia e condizioni meno pesanti di lavoro, furono attaccate dall’esercito. Esercito che rispondeva al volere del parlamento, che a sua volta rappresentava gli interessi dei latifondisti e dell’industria manifatturiera. Quindici persone vennero uccise e diverse centinaia ferite.

Bene, dove stanno le assonanze? A me sembrano abbastanza evidenti. Con la realizzazione annunciata della Tav da parte di Giuseppe Conte si crea un gravissimo vulnus alla democrazia, che non è ovviamente il voto burla che si terrà il 7 agosto, ma è, a monte, la ferma volontà di realizzare un’opera che si sa perfettamente essere inutile, per la quale l’analisi costi benefici è stata lapidaria, che arrecherà danni all’ambiente e al territorio incalcolabili, che arrecherà danni alla salute di tutta la popolazione (come dice Luca Mercalli, “è una cura che fa morire il paziente”), che sarà un bagno di sangue per le finanze pubbliche.

E tutto questo per cosa? Per favorire un potere economico ben preciso, quello delle costruzioni (spesso associato alla malavita, in particolare l’ndrangheta, ben radicata in Piemonte). Qui, in Italia, è il settore delle costruzioni a dettare legge (a proposito, in questi stessi giorni la Cdp mette trecento milioni di soldi nostri sul piatto per salvare la Astaldi), là, nell’Inghilterra di inizio Ottocento, erano i latifondisti e i manifatturieri. L’interesse della popolazione? Del tutto marginale. Anzi, i valligiani sono considerati dei rompiballe, contrari al progresso e affetti da sindrome di Nimby.

Poi, se vogliamo, c’è anche un’altra assonanza fra i due fatti: l’imposizione con la forza. A Manchester l’esercito intervenne per reprimere, nella valle interviene la polizia per presidiare il sito strategico di interesse nazionale.

Ciò detto, una piccola chiosa. Il M5S è andato al potere con una larga maggioranza, il 32%. Un anno dopo (elezioni diverse, quelle Europee, ma il dato conta pur sempre) è già crollato al 17%. Avallando, come di fatto avalla (lo stesso contratto di governo già non parlava di stop all’opera), la Tav, si suicida politicamente, come diversi interventi di No Tav ma anche di Cinquestelle mercoledì hanno sottolineato. Coerenza vorrebbe che prima della fine modificassero il loro logo in quattro stelle: la difesa dell’ambiente non esiste.

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