Sandro Gozi che entra nel governo francese. Poi Ivan Scalfarotto che va in carcere e incontrare i due imputati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. E Carlo Calenda che sbotta: “È il caldo. Spero che sia il caldo. Perché tra Gozi ieri e Scalfarotto oggi vi giuro che stiamo raggiungendo vette di stupidità mai prima conquistate nella politica contemporanea”. L’ex ministro dello Sviluppo economico che già ieri aveva fortemente criticato Gozi, torna ad attaccare dopo la notizia dell’iniziativa del deputato democratico Scalfarotto da cui tutto il Pd ha voluto prendere le distanze. “È una sua iniziativa personale“, ha sottolineato il segretario Nicola Zingaretti.

Scalfarotto martedì si è recato per un’ispezione al carcere di Regina Coeli e ha incontrato Christian Gabriel Natale Hjort e Finnegan Lee Elder, accusati di concorso in omicidio. Le prime critiche sono subite arrivate da Matteo Salvini che, in un tweet, ha commentato: “Il Pd va in carcere a verificare che il criminale americano non sia stato maltrattato. Non ho parole”. Il parlamentare ha replicato con un lungo post su Facebook in cui ha spiegato le ragioni del suo gesto: “Un’ispezione uguale a quella che ogni parlamentare ha diritto, e secondo me dovere, di compiere in tutte le carceri italiane, anche senza preavviso, perché è previsto dalle nostre leggi che i rappresentanti del popolo verifichino le condizioni in cui lo Stato tratta anche i criminali più efferati“.

Anche Calenda però critica il gesto del suo collega di partito, così come mercoledì aveva attaccato Gozi, ex sottosegretario Pd agli Esteri nei governi Renzi e Gentiloni, per aver scelto di entrare nel governo francese: “Non si entra in un governo straniero. Non si tratta di un gruppo di lavoro – aveva scritto Calenda – ma di ricoprire per due mesi nel governo francese la carica che ha ricoperto nel nostro governo, conoscendo posizioni e interessi anche riservati non sempre coincidenti. Semplicemente non esiste“. Una critica dello stesso tenore di quelle rivolte a Gozi dagli altri partiti, con il vicepremier Luigi Di Maio che per questo motivo ha chiesto la revoca della cittadinanza.

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