Fa sempre più caldo e sempre più le famiglie, per difendersi, si dotano di condizionatori. Ma, senza regolamentazioni sull’uso e senza politiche mirate, in questo modo si rischia di generare ancora più emissioni di gas serra. La dimostrazione di questo circolo vizioso, di per sé intuibile, è stata messa nero su bianco da uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia coordinato dalla professoressa Enrica De Cian, anche ricercatrice del Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). Uno studio che per la prima volta studia l’utilizzo di condizionatori e sistemi di isolamento termico in 8 paesi, da oggi al 2040, combinando i risultati di un sondaggio condotto dall’Ocse su un campione di famiglie con dati climatici.

La prima informazione che emerge è che, se è vero che gli europei hanno una bassa propensione a installare l’aria condizionata in casa – 20% in Europa, contro il 90% del Giappone e il 72% dell’Australia – l’aumento è inarrestabile ovunque, anche se con percentuali di adozione diverse previste nel 2040. In Francia si passerà dal 13% del 2011 al 17,3% del 2040, in Olanda, dove i giorni caldi sono aumentati del 60% tra gli anni ’90 e il 2011, si andrà dallo 0,5 del 1990 al 19% del 2040. In Spagna, invece, colpita maggiormente da ondate di calore, si passerà dal 5% degli anni ’90 al 50% del 2040. In Svezia infine le proiezioni indicano che una famiglia su cinque avrà l’aria condizionata nel 2040. Infine la Svizzera, il paese europeo con meno condizionatori installati ad oggi, vedrà un’impennata del 50% nei prossimi 20 anni, fino a raggiungere il 15% delle famiglie. Si dotano di condizionatori, nota lo studio, soprattutto le famiglie più benestanti, ovvero con reddito e ricchezza familiare maggiori. Inoltre, la maggior parte dei condizionatori sono e saranno collocati in città, dove c’è una maggiore propensione all’aria condizionata, al di là del fattore climatico.

Come incide questa tendenza sull’obiettivo di riduzione dei gas serra in Europea? “L’Europa ha l’obiettivo di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, anche se stime dell’Agenzia Europea dell’ambiente prevedono una riduzione del 32%”, spiega l’autrice Enrica De Cian al Fattoquotidiano.it. “Oggi però l’elettricità è ancora generata principalmente, cioè per il 65%, da combustibili fossili, per cui la domanda di raffrescamento si traduce in maggiori emissioni. Il problema è che gli scenari energetici esistenti non considerano questo fattore, cioè l’adattamento sotto forma di aria condizionata, che potrebbe rendere il processo di riduzione delle emissioni più costoso e difficile”. Secondo la International Energy Agency (IEA), il raffrescamento contribuisce oggi al 12% delle emissioni di gas serra prodotte dagli edifici, contro il 6% del 1990, con Cina e Usa in testa con il 55% delle emissioni da raffrescamento.

Ma come uscire, allora, da questa spirale? “Sicuramente”, continua De Cian, “la consapevolezza sta aumentando, tanto che nei paesi in cui l’uso di aria condizionata è più massiccio, come Giappone e India, si stanno introducendo regolamentazioni, come l’uso per temperature superiori ai 26 gradi. Iniziano inoltre a diffondersi pratiche e consigli per un miglior utilizzo. Inoltre è importante puntare anche sull’efficienza energetica del condizionatore, acquistando quelli che consumano meno, anche se più cari. Ecco perché sono molto importanti politiche di incentivo all’acquisto di modelli efficienti”. Un altro punto importante è quello dell’isolamento termico degli edifici, una scelta più a lungo termine rispetto a quella, immediata, dell’aria condizionata: “Migliorarlo attraverso l’adozione di codici di costruzione è tra gli strumenti più efficaci per ridurre il consumo energetico residenziale e in particolare le esigenze di raffreddamento”, spiega il ricercatore Filippo Pavanello, co-autore dello studio. Che aggiunge: “Le politiche dovrebbero anche puntare a sensibilizzare l’opinione pubblica: la coscienza ambientale è un elemento determinante nello scegliere se installare o meno un condizionatore e scegliere la sua frequenza di utilizzo”.

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