Dal 27 luglio a fine ottobre Linate chiuderà i battenti e i voli saranno trasferiti a Malpensa. Finalmente, dopo 20 anni di attesa, ma per solo 3 mesi, Malpensa potrà avere quel profilo di aeroporto intercontinentale che con il vicino City Airport di Linate non ha mai avuto. Il più grande investimento aeronautico italiano del secolo scorso non ha mai dato i frutti sperati con una utilizzazione media ben al di sotto (40%) delle sue potenzialità. Insomma una prova generale di Hub con 20 anni di ritardo.

La durata dei lavori di restyling di Linate sembra davvero eccessiva e improvvida la scelta del periodo estivo (maggior traffico). L’aeroporto di Orio al Serio con un investimento da 50 milioni ha rifatto la pista lunga 2.700 metri e rifatto la sala partenze in 3 settimane di chiusura dello scalo per asfaltare la pista di Linate lunga 2.400 metri e rifare il gate d’imbarco partenze e sostituire l’impianto di smistamento dei bagagli per una spesa di 70 milioni i tempi di chiusura saranno di 12 settimane.

I lavori, compreso il rifacimento dello smistamento bagagli, termineranno definitivamente a ottobre del 2021 con i lavori in coeso che proseguiranno a scalo riaperto. Per 12 settimane il territorio di Malpensa verrà preso d’assalto da aerei, da passeggeri, da addetti aeroportuali e dai vari enti (polizia, sanità, dogana ecc.) che verranno potenziati. Nei tre mesi di chiusura di Linate, Malpensa passerà da 550 movimenti giornalieri medi a 900 movimenti (arrivi e partenze). I passeggeri passeranno da 80mila medi a 120mila. Le attuali finestre per mitigare il rumore sulle zone limitrofe dello scalo della Brughiera non potranno essere mantenute per la crescita esponenziale dei voli e il rumore andrà alle stelle. Il traffico automobilistico sulle strade già congestionate come la 336 e l’A8 potrà andare facilmente in tilt. Si stanno realizzando nuovi parcheggi provvisori intorno allo scalo con nuovo consumo di suolo mentre la ‘ndrangheta mette le mani sui parcheggi come le recenti indagini della Magistratura dimostrano.

Le tariffe dei taxi sono aumentate di 5 euro dal 1 luglio: la tratta Malpensa-Linate costa 110 euro, mentre la Malpensa-Fiera 70. Le proteste dei sindaci lombardi e piemontesi, che avevano chiesto di spalmare i voli di Linate su più aeroporti (Torino, Brescia e Verona) non sono state ascoltate. E’ molto grave che il gestore aeroportuale la Sea e la Regione Lombardia non abbiano ritenuto necessaria una valutazione d’impatto ambientale almeno semplificata. Non ci sono solo problemi ambientali e gestionali ma andrebbero valutati anche i costi pubblici conseguenti al trasferimento da mettere in carico alla Sea.

Congestione da traffico, perdita di benessere (maggiori tempi e costi per raggiungere la più distante Malpensa) per i passeggeri che usavano Linate perché più vicino. Si tratta di un costo aggiuntivo di circa 60 milioni di euro che viene calcolato dando un valore commerciale al tempo maggiore impiegato per raggiungere Malpensa rispetto a Linate. Così come si presenta il trasferimento di 3 mesi dei voli è una soluzione inefficiente che pagheranno consumatori e cittadini. L’invito a presentarsi ai check-in in largo anticipo per raggiungere Malpensa allungherà i già allungati tempi di viaggio non solo per coloro che abitualmente si servono del vicino Linate ma anche per coloro che abitualmente utilizzano Malpensa.

Trenord sarà costretta a potenziare le corse su Malpensa ed essendo in una fase collassata (è in corso il piano di soppressione treni programmata) c’è il rischio che vi siano della ricadute negative sui treni pendolari ( i treni verranno tolti da alcune linee pendolari per essere assegnati al Malpensa Express). E si tratta di linee che già subiscono pesanti disagi per i ritardi e le soppressioni quotidiane dei treni.

Hanno protestato i sindaci lombardi e piemontesi ma anche i comitati ambientalisti e le compagnie aeree che dovranno trasferire gli operativi dei voli nel più scomodo scalo di Malpensa. Si potevano dimezzare i tempi di trasferimento da 90 a 45 giorni (secondo gli esperti era possibile). Così come ere doveroso attivare un tavolo con i Comuni per affrontare i temi in campo per minimizzare l’impatto del trasferimento su popolazioni e passeggeri e per ridurre l’uso dell’automobile da parte di dipendenti dello scalo e dei passeggeri. Dato l’elevato traffico aereo i “coni” di atterraggio sullo scalo si allungheranno aumentando i tempi dell’inquinamento atmosferico  sulla brughiera. Non si vorrebbe che tutta questa lunga operazione di trasferimento possa servire per rilanciare la terza pista a Malpensa che assicurerebbe, ancor prima dell’avvio dei lavori, un automatico aumento delle tariffe aeroportuali. Il territorio e gli ambientalisti si sono mobilitati e porteranno anche a Bruxelles le loro istanze per risanare le pesanti ferite che il territorio ha già subito (siamo in pieno parco del Ticino) e subirà in questi tre mesi a partire dalla mancata riscossione delle tasse sul rumore che lo Stato si è trattenuto per gestire la mai finita crisi di Alitalia.

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