Pochi ricordano che il sospetto che Giovanni Paolo I fosse stato ucciso fu generato anche dalla Sala Stampa della Santa Sede. A ripercorrere quella vicenda è il giornalista Rai Antonio Preziosi nel suo volume Indimenticabile. I 33 giorni di Papa Luciani (casa editrice Cantagalli), impreziosito dalla prefazione del cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e da un’intervista al cardinale prefetto della Congregazione delle cause dei santi Giovanni Angelo Becciu. Preziosi scrive che “la leggenda della morte violenta, o quanto meno sospetta, di Papa Giovanni Paolo I fu certamente alimentata da una serie impressionante di errori di comunicazione che vennero commessi subito dopo la scoperta del cadavere e da una serie altrettanto inquietante di inesattezze e bugie. Questi errori e queste bugie ebbero l’effetto di alimentare la macchina del sospetto, facendo da cassa di risonanza alle tesi dei più duri sostenitori del complotto per uccidere il Papa”.

Tutto partì dai sacri palazzi. “Vera e propria pietra angolare dello ‘scandalo’ – sottolinea Preziosi – fu il comunicato diffuso dalla Sala Stampa vaticana la mattina del 29 settembre 1978. Si tratta di cinque righe che contengono alcune bugie e la cui interpretazione determinò errori e illazioni”. Cosa affermava quel testo? “Questa mattina, – si legge nella nota ufficiale – 29 settembre 1978, verso le 5.30, il segretario privato del Papa, non avendo trovato il Santo Padre nella cappella del suo appartamento privato, lo ha cercato nella sua camera e lo ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come se fosse intento a leggere. Il medico, dott. Buzzonetti, accorso immediatamente, ne ha constatato il decesso, avvenuto presumibilmente verso le undici di ieri sera, per infarto acuto del miocardio”.

Cosa c’è in questo testo della Sala Stampa vaticana che ha contribuito ad alimentare la leggenda nera che Luciani fosse stato ucciso dopo appena 33 giorni di pontificato? “L’inesattezza più grossa – spiega Preziosi – riguarda la persona che ha trovato il Papa morto: non si trattò infatti del segretario del Pontefice. La notte del decesso del Papa don Diego Lorenzi non era presente in Vaticano. E a trovare il corpo senza vita di Giovanni Paolo I non fu nemmeno l’altro segretario, il monsignore irlandese John Magee, avvisato solo dopo che il cadavere era stato scoperto. Nessuno dei due segretari quindi rinvenne il cadavere del Papa come invece venne scritto nel comunicato stampa. Chi fu quindi a fare la scoperta del decesso del Pontefice? Si trattò della religiosa veneta, suor Vincenza Taffarel, morta nel 1984, da oltre vent’anni fedele assistente di Albino Luciani, che tutte le mattine lasciava nell’anticamera della camera da letto del Papa un caffè”.

Ma le discordanze, come fa notare il giornalista, sono anche altre: l’orario della morte e la causa del decesso. Senza dimenticare tutte le altre ricostruzioni, vere o false, che furono fatte in quei giorni: il libro che Luciani avrebbe tenuto in mano mentre si spense, le fitte al petto che Giovanni Paolo I avrebbe avvertito la sera prima, l’udienza con l’allora cardinale Segretario di Stato Jean Villot, poche ore prima della morte, nella quale, secondo diverse ricostruzioni, il Papa avrebbe indicato numerose e rapide nomine chiave che avrebbe voluto fare nella Curia romana.

Secondo Preziosi, però, “l’ultimo ‘errore’ che probabilmente venne commesso fu la decisione del Collegio cardinalizio di non autorizzare l’autopsia sul cadavere del Pontefice. Probabilmente i cardinali non avevano valutato, nell’imminenza della morte e nello shock che l’evento aveva causato in ciascuno di loro, che il diniego avrebbe potuto procurare e successivamente alimentare dubbi e perplessità nell’opinione pubblica. La giustificazione sul mancato esame autoptico fu un’altra ‘bugia’ data in pasto al circolo mediatico: venne diffusa l’informazione, infatti, che non ci fossero precedenti di casi di autopsia sul corpo di un Papa. E invece un precedente c’era: l’autopsia venne effettuata sul corpo di Papa Pio VIII, morto nel 1830, sulle cause della di lui morte venne adombrata l’ipotesi di un avvelenamento”.

Il cardinale Becciu non ha dubbi: “Lasciamo il gossip in salsa thriller a chi vede complotti dovunque! Lasciamo ai cultori delle fantasie romanzesche queste elucubrazioni! Le motivazioni fondate e documentate per scartare i dubbi ci sono! Molte sono ben note e attestate da anni. Ora il quadro è completo e definitivo grazie al lavoro della postulazione della causa di beatificazione e canonizzazione del venerabile Giovanni Paolo I. Il ‘giallo’ non c’è, non c’è mai stato e non ha ragione di essere”. Quando sarà proclamato beato Luciani? “La causa, com’è noto, – spiega il porporato – è conclusa e nel novembre 2017 Papa Francesco ha autorizzato il decreto sulle virtù eroiche di questo suo predecessore. Attendiamo il riconoscimento di un miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo I”.

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