Tocco un tema tabù del quale non si parla mai perché la nostra visione è ancora in larga parte orientata a considerare le persone disabili prive di diritti di varia natura ma tra questi primeggia e spicca il mancato diritto di vivere una esistenza completa anche di attività sessuale. Barriere mentali ben più arroccate di qualsiasi scala, buca o spessore fuori norma. Qui siamo proprio a non vedere la persona al di fuori di una condizione che deve essere un po’ pietista, tanto delicata quanto ipocrita.

Nel 2013, Max Ulivieri, noto web designer e pioniere di molte campagne in favore dei disabili (portate avanti anche su questo sito), intraprende una battaglia che poi sfocia nel 2014 in una proposta presentata in Senato. Si chiede una legge per istituire e tutelare la figure dell’assistente sessuale per diversamente abili. Una figura professionale già presente in Svizzera, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Austria. Il disegno di legge si compone di un unico articolo che al comma 1 prevede l’istituzione presso ogni Regione di un elenco di assistenti per la sana sessualità e il benessere psico-fisico delle persone con disabilità mentre al comma 2 definisce i requisiti necessari per essere inseriti nell’elenco suddetto.

Anni di silente sosta che è necessario invece risvegliare.

La persona con disabilità merita più di chiunque altro di essere tutelata e rispettata nel diritto a vivere nel modo più libero possibile la propria dimensione sessuale. Qui si trova il disegno di legge. Esistono un sito e svariate notizie ma il tema viene puntualmente disatteso.

E’ tempo di vacanze, perlopiù inaccessibili, difficili e costose. E’ tempo di viaggi e di solitudine, di servizi carenti e rotazione, di opportunità già scarse ridotte all’osso.

E’ tempo di care giver, o datori di cura o chiamiamoli come ci piace di più, perché sotto ogni nome sono comunque ridotti alla disperazione.

Può apparire secondario ma non lo è. Le madri di ragazzi con disabilità gravissima conoscono sulla pelle il percorso sessuale di chi non è autosufficiente. Molti genitori devono affrontare momenti psicologicamente difficilissimi e sentire anche in questa occasione quell’amaro in bocca della cruda impotenza. E invece una piccola legge in un Paese che conta volumi di inutili leggi spesso farraginose e superate pare essere una missione impossibile.

Vorrei una magia: approvare questo articolo già giacente e avere così la tutela legale per garantire a tutti una vita degna, inclusa e appagante nella libertà recuperata di poter decidere cosa ci può rendere essere umani civilmente riconosciuti.

Possiamo farcela, ne sono certa.

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