Dubbi dei tecnici del Senato sulle risorse congelate a garanzia dei risparmi da 1,5 miliardi su reddito di cittadinanza e Quota 100 previsti dal decreto varato la settimana scorsa dal governo per correggere i conti ed evitare la procedura di infrazione europea. Nel dossier del Servizio Bilancio si sottolinea che  l’accantonamento di 1,5 miliardi delle dotazioni di bilancio, disposto in attesa che si concretizzino i risparmi, è per l’88% a valere su Fondi di riserva e speciali del Tesoro. Ma i primi sono insufficienti e i secondi non potrebbero essere utilizzati a copertura. Intanto però da Bruxelles il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha espresso soddisfazione per il “miglioramento significativo del bilancio italiano 2019″: “La Commissione ha spiegato che la procedura non è più giustificata, Tria ha dato dettagli sugli impegni aggiuntivi, e i ministri hanno plaudito ai risultati” raggiunti.

Per prima cosa, si legge nel dossier del Servizio Bilancio, “sarebbe auspicabile l’acquisizione dei flussi informativi relativi alle domande di accesso alle misure del reddito di cittadinanza e della pensione anticipata nonché l’indicazione dei calcoli effettuati per pervenire alla proiezione dei risparmi complessivi”, in modo “da disporre di dati che consentano di valutare il grado di attendibilità della stima di risparmi nel 2019 pari a 1,5 miliardi di euro rispetto agli stanziamenti non potendosi escludere, almeno in linea di principio, un maggior “tiraggio” degli stanziamenti in questione nella seconda metà dell’anno”.

Il comma 2 del decreto, per garantire l’effettivo realizzo di quei risparmi, dispone l’accantonamento di un corrispondente importo delle dotazioni di bilancio che sono rese indisponibili per la gestione. “L’88%, pari a 1.320 milioni di euro, viene dal programma Fondi di riserva e speciali” del Tesoro. Ma “i Fondi speciali a inizio anno erano 568 milioni, insufficienti da soli per garantire l’accantonamento e probabilmente ridotti ora” perché usati per altre leggi, “mentre i Fondi di riserva sono classificati integralmente come oneri inderogabili che quindi non potrebbero essere utilizzati” a copertura. “Sarebbe quindi utile un chiarimento”, chiosano i tecnici.

Infine “andrebbero acquisiti elementi volti a verificare l’effettiva sostenibilità, in relazione alle esigenze di spesa delle amministrazioni interessate, dell’indisponibilità delle somme in questione. Si ricorda a tale proposito che il programma Fondi di riserva e speciali ha già subito un accantonamento pari a 450 milioni di euro per effetto delle analoghe norme previste dalla legge di bilancio 2019 (commi 1117-1120) per garantire il rispetto degli obiettivi programmatici. Il programma, si ricorda, “ogni anno subisce” riduzioni “per fronteggiare altre spese allocate nei vari stati di previsione, per cui non vi sono mai impegni e pagamenti sul programma e la voce definitiva risultante dal rendiconto costituisce economia di spesa”. Nel 2017 “erano rimasti nello stanziamento definitivo 864 milioni, a fronte di uno stanziamento iniziale di 5.216 milioni, mentre nel 2018 lo stanziamento definitivo ammontava a 993 milioni a fronte di uno stanziamento iniziale di 5.206 milioni. Pertanto, nel 2017 è stato utilizzato l’83% dei fondi di riserva e speciali mentre nel 2018 è stato utilizzato l’81% circa. Considerato anche l’accantonamento già reso definitivo risultante dalla legge di bilancio per 450 milioni, la somma degli accantonamenti per quest’anno arriverebbe a 1.720 milioni che in rapporto allo stanziamento iniziale (5,2 miliardi) costituirebbero circa il 33%, superiore quindi alla disponibilità residua registrata negli anni precedenti”.

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