Al via il pattugliamento misto al confine italo-sloveno, annunciato dal ministro Matteo Salvini. Inizia con il mese di luglio, mentre infuriano le polemiche e le reazioni sull’ipotesi di innalzare un muro che perimetri verso est il Friuli Venezia Giulia, nelle province di Udine, Gorizia a Trieste. Pattuglie miste significa che gli agenti della Polizia di frontiera italiana ospiteranno i loro colleghi sloveni sulle proprie auto e viceversa i nostri agenti saliranno sulle auto slovene. La perlustrazione del territorio, alla ricerca di immigrati clandestini, avverrà in una fascia confinaria di 10 chilometri, da una parte e dall’altra. Nei giorni scorsi è stato sottoscritto un protocollo tra i direttori dell’Immigrazione e delle frontiere dei due Paesi, che riflette analoghe esperienze di cooperazione transfrontaliera già avviate, ad esempio, con l’Austria.

La Lega sembra intenzionata a lanciare una crociata, dopo Lampedusa, anche sulla “rotta balcanica”, che porta via terra profughi ed extracomunitari, attraverso Bosnia Herzegovina e Croazia. Lo ha detto Salvini, quando ha parlato di “sigillare il confine”. E il governatore Massimiliano Fedriga (intervistato da Il Fatto Quotidiano) ha apertamente ipotizzato la costruzione di una barriera fisica, un muro lungo più di duecento chilometri, adombrando anche la richiesta di sospendere l’accordo di Schenghen, a causa della scarsa collaborazione di altri paesi europei che non vigilano sui loro confini, scaricando sul Friuli il peso dei transiti.

Questa prospettiva ha suscitato vivaci reazioni, in particolare da esponenti della Chiesa cattolica, del Movimento Cinquestelle e del Pd. “E’ illusorio e non confacente con la realtà pensare di risolvere, oggi, la questione epocale dei migranti costruendo barriere fisiche alla nostra frontiera orientale che, pure, certamente va controllata e ‘regolata’”, ha scritto il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia. E ha aggiunto: “La risposta alla tragedia umana di interi popoli non può essere quella dei ‘muri’, ma quella della politica, che voglia affrontare tale vicenda senza pregiudizi ideologici o ingenuo buonismo, ma con realismo”. Il prelato ricorda che “accogliere chi si trova nello status di migrante o rifugiato è un dovere e un principio fondamentale, riconosciuto dalla Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra”. E ha lanciato l’appello per una specie di “piano Marshall” a livello europeo e mondiale.

“Siamo molto perplessi, questo non è il tempo dei muri0”, dichiara anche don Alessandro Amodeo, direttore della Caritas di Trieste. “Maggiori controlli non vogliono dire automaticamente maggiori respingimenti. Se i rintracci aumenteranno, cresceranno le presenze in città”. La Caritas accoglie circa 200 migranti su un migliaio presenti nel capoluogo giuliano.

Il “muro” verso est ha anche scatenato le reazioni dei Cinquestelle contro i leghisti. “Una coglionata di proporzioni bibliche, pazzesca! Non servono altre parole”, ha commentato Giuseppe Brescia, presidente M5s della commissione Affari costituzionali della Camera. “Questa iniziativa non ha né capo né coda, non se ne dovrebbe nemmeno parlare. Non è in agenda, né nel contratto di governo, quelli della Lega non possono spararla sempre più grossa…”. Il deputato pentastellato Emilio Carelli: “Spero che l’idea del governatore Massimiliano Fedriga non venga raccolta da nessuna forza politica. Non è alzando i muri che si governano i problemi delle migrazioni”. Gli fa eco Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi: “Questa follia ideologica del muro quanto costerebbe agli italiani? Per 100 Km di reticolato al confine tra Usa e Messico il congresso americano ha autorizzato a Trump la spesa di 1,3 miliardi di dollari. E per 243 Km di reticolato in Italia? Il costo sarà di circa 2 miliardi di euro”.  Infine, l’ex governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, del Pd: “Fedriga e Salvini sembrano Don Chisciotte e Sancho Panza. Uno la spara e l’altro lo segue contro i mulini a vento”.

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