E’ solo il primo atto, il primo passo che porterà i democratici a eleggere il proprio candidato per le presidenziali americane del 2020 e che probabilmente sfiderà Donald Trump. E’ stato già detto ma lo ripeto: un parterre democrat molto affollato, 24 candidati, di cui solo 20 ammessi al primo dibattito tenutosi nelle scorse ore a Miami. Due round con due vincitori considerati fino a oggi due outsider: si tratta di Julian Castro e Kamala Harris (che aveva il 7% nei sondaggi della vigilia); il grande sconfitto per ora è Joe Biden, zio Joe, l’ex vice-presidente di Obama, dato in testa in tutti i sondaggi (con il 32%) e persino vincente in una eventuale sfida con Donald Trump.

Due round, due ore per ogni dibattito, 10 sfidanti alla volta sul palco. Lo scambio più acceso ha visto Kamala Harris (di madre indo-americana e padre giamaicano) attaccare duramente Joe Biden, sulla questione razziale. Biden, che era stato preparato dai suoi collaboratori, ha incassato e non ha convinto. Vedremo già nei prossimi giorni se ne risentirà nei sondaggi. Altro mirabile passaggio quello in cui la Harris, approfittando di un battibecco tra gli altri candidati, silenzia tutti con la frase: “Ok ragazzi, l’America non vuole vedere che ci buttiamo il cibo addosso, vogliono sapere come metteremo il cibo sui loro tavoli”.

https://www.youtube.com/watch?v=UmEdBkzHxac

Al di là dei colpi di teatro che abbiamo visto sul palco di Miami, c’è un vincitore silenzioso di questo primo dibattito: Bernie Sanders (dietro Biden, accreditato di un 16% nei sondaggi pre-dibattito). Sanders ha avuto il merito di spostare a ‘sinistra’ il dibattito: pensate, tutti i candidati si sono detti d’accordo ad estendere il Medi-care a tutti, nella prima serata – in cui intervenivano i primi 10 candidati – addirittura Elizabeth Warren (altra favorita nella corsa presidenziale, era al terzo posto dietro Biden e Sanders nei sondaggi della vigilia) e l’outsider sindaco di New York Bill De Blasio che sono stati gli unici ad alzare la mano a favore dell’eliminazione delle assicurazioni private sanitarie. Una vera rivoluzione per l’America. Chiunque vincerà sfiderà Trump da una posizione più a sinistra di Hillary Clinton.

E’ vero, il senatore del Vermont non ha conquistato il diritto di sfidare Trump nel 2016 e potrebbe non farcela nemmeno nel 2020, ma ha avuto il grande merito di non aver mai smesso in questi tre anni di insistere sulla sanità, sull’istruzione (vuole cancellare il debito studentesco) e sul lavoro (sostiene il salario minimo). Ecco, se milioni di americani oggi stanno parlando di questi problemi lo si deve a lui. Ripensare l’America, Sanders continua a proporre un ‘vero cambiamento’ contro l’elite e l’establishment dicendo la verità: più tasse per i ricchi – le grandi corporation – e anche per la classe media, che avrebbe però assicurata sanità e istruzione. Ma vediamo come se la sono cavata tutti i candidati nel dibattito andato in onda sulla Nbc:

Questa seconda manche era la sfida con più big sul palco.

Joe Biden, voto 5. E’ quello che parla di più (13 minuti e 18 secondi) ma per gran parte del tempo ha dovuto difendersi; e non è mai bello in un dibattito. Era ed è lui il candidato più popolare e in testa nei sondaggi. Era la prima volta che si confrontava con gli altri candidati e non ne è uscito bene. A 76 anni deve incassare anche da Eric Swalwell (voto 6) quando gli dice “Pass the torch”, invitandolo a passare la mano ai più giovani.

Bernie Sander, voto 7. Parla per 10 minuti e 53 secondi. Dei suoi meriti abbiamo già parlato ampiamente, il senatore del Vermont di 77 anni già in corsa nel 2016 lo ricorderemo in questo primo dibattito per “Trump è un falso” e per aver rispolverato la narrazione dell’1% di #OccupyWallStreet: “Negli ultimi 30 anni, solo l’1% della popolazione ha visto un aumento di 21 trilioni di dollari della loro ricchezza”. Significativo anche il passaggio sul Canada e il loro “sistema sanitario gratuito” e noi che siamo “vicini” non siamo “capaci di fare lo stesso”, puntando il dito su Big Pharma. Insomma il Sanders che abbiamo conosciuto in questi anni.

Kamala Harris (12 minuti e 9 secondi il suo intervento durante il dibattito), per lei un bel voto 10. Giganteggia sul palco del secondo round contro i big, attacca Biden sulla questione razziale e attacca duramente Trump sull’immigrazione. Ma non so se basteranno questi temi ad aggiudicarsi la candidatura per il 2020. A Miami di sicuro ha brillato.

Pete Buttieg, voto 8. Meno radicale di Sander e Kamala Harris, è apparso molto calmo e sicuro di sé, ha una visione del futuro e l’ha espressa in un passaggio sui rapporti con la Cina
che “sta investendo sull’intelligenza artificiale” e tra poco “ci supererà” e Trump pensa alle “esportazioni di lavastoviglie”.

Michael Bennet, voto 2. Si è detto sicuro di battere Trump. Ha parlato per quasi 8 minuti, attestandosi tra i primi 5 candidati ad aver parlato di più questa notte. Il senatore del Colorado ha parlato di diseguaglianza affermando che 160.000 famiglie americane (lo o,1%) detiene la ricchezza del 20% dell’intera nazione, e c’è un 90% degli americani che possiede meno del 25%.

La senatrice di New York Kirsten Gillibrand (voto 6) ha affermato che sette bambini migranti sono morti durante la custodia negli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump. Sul palco era molto sicura di sé ma come presenza femminile questa sera è stata battuta da Kamala Harris. Ha l’aria di madre premurosa.

Marianne Williamson, voto 2. E’ l’autrice di best seller prestata alla politica, ha un tono un po’ new age che piace a una certa cultura americana, non so se gli Stati Uniti sono pronti per una persona come lei, si è detta delusa con se stessa dopo il suo primo dibattito presidenziale, ma studierà e si impegnerà di più per il prossimo.

Andrew Young, voto 4. Doveva farsi notare e lo ha fatto principalmente presentandosi senza cravatta, cosa inusuale per un uomo in qualsiasi dibattito per le presidenziali. Ha proposto una sorta di reddito di cittadinanza di 1.000 dollari al mese per ogni cittadino. Non è stato soddisfatto dalle domande dei giornalisti.

Eric Swalwell, voto 6. E’ apparso fiducioso che questa generazione troverà una soluzione per il clima, si è detto pronto anche lui a risolvere il problema del debito studentesco.

John Hickenlooper voto 1, è stato il peggiore secondo gli instant pool pubblicati subito dopo il dibattito. Non credo che lo vedremo al prossimo appuntamento. Con tutti i candidati progressisti sul palco, ha voluto smarcarsi dalle posizioni più ‘socialiste’, ma questo non sembra avere pagato.

Per ora Trump non si preoccupa di questa compagine e sbeffeggia via Twitter i candidati e la Nbc, per i problemi tecnici nella prima serata, mentre vola al G20.

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