Sei secondi. Tanto ci vorrà per abbattere quel che è rimasto in piedi del ponte Morandi dopo il crollo del 14 agosto 2018 che provocò 43 morti. Le microcariche esplosive verranno azionate alle 9 in punto: una tonnellata di dinamite e qualche chilo di plastico, piazzate dagli uomini dei reparti speciali militari del Col Moschin, cancelleranno in una manciata di secondi le pile 10 e 11, i ‘moncherini’ da 20mila metri cubi di calcestruzzo e acciaio di quell’opera ingegneristica che, sgretolandosi alla vigilia del Ferragosto dello scorso anno, ha cambiato il volto di Genova.

Intanto, sono iniziate intorno alle 6 le operazioni di sgombero degli  ultimi residenti nella zona di via Fillak, prima dell’esplosione controllata delle pile 10 e 11 del ponte Morandi. Le operazioni, coordinate dalla Protezione civile, proseguiranno fino a che tutte le oltre 3.400 persone che vivono nella zona rossa non saranno uscite dalle loro abitazioni. In cantiere, intanto, i fochini, arrivati alle pile alle 5:30, stanno predisponendo i materiali utili per le ‘volate’ che distruggeranno i due monconi.

Preoccupazione e tensioni – Il ‘giorno X’ è arrivato, portandosi dietro la preoccupazione dei residenti delle zone limitrofe al Polcevera per le polveri e la tensione di chi, a partire dal commissario-sindaco Marco Bucci, sta curando i lavori di demolizione e ricostruzione, la cui fine, settimana dopo settimana, viene sempre spostata un po’ più in là. Dicembre 2019, gennaio del prossimo anno, adesso c’è – come il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli – ipotizza come data più reale la prossima primavera. Una previsione che il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, mesi fa aveva già definito “altamente improbabile”.

3500 sfollati, traffico fermo dalle 7 alle 22 – Oggi è uno snodo importante, perché dalla riuscita dell’abbattimento controllato dipende anche il proseguo dei lavori. “Tutto è pronto. Il rischio zero non esiste – ha detto Bucci – ma tecnicamente possiamo parlare di un rischio irrisorio”. Perché tutto vada secondo i piani, è stato impostato un piano di sicurezza imponente: oltre 3500 sfollati, più di 400 uomini delle forze dell’ordine schierati, il blocco della viabilità dalle 7 alle 22 che tronca in due non solo Genova e la Liguria ma anche parte del Nord-Ovest.

Il rischio polveri e le centraline – Dopo l’abbattimento delle pile 10 e 11 – che tecnicamente non sarà un collasso perché le due pile si piegheranno una verso l’altra in maniera controllata grazie alla sequenza ravvicinata di deflagrazioni e poi cadranno a terra in grossi pezzi – tutta l’attenzione sarà rivolta alle polveri che si solleveranno: verranno monitorate passo dopo passo dalle 7 centraline disposte dal Comune di Genova e da altre quattro messe sui balconi dai residenti – che ancora mercoledì sera avevano manifestato tra via Fillak e via Porro – nella speranza che, come da previsioni, si posino al suolo impastate dalle centinaia di litri d’acqua ‘sparate’ dai cannoncini.

Le misure di mitigazione e le vibrazioni – Non l’unica misura di mitigazione: è stata infatti inserita acqua nelle vasche sull’impalcato, ce ne sarà altra nelle trincee sotto il ponte, che sarà ‘minata’ per far alzare una barriera liquida, e nelle migliaia di sacche posizionate in prossimità dei fori con la dinamite. Alle 9 e sei secondi si avrà l’esatta dimensione della riuscita dell’intervento che – stando agli esperti – dovrebbe provocare vibrazioni di brevissima durata e limitate, “almeno quelle che potrebbero provocare danni nella zona rossa, più ridotta rispetto al raggio di evacuazione”. Anche grazie ai sacchi di sabbia per limitare l’onda d’urto verso la vicina autostrada, cumuli di terra ricoperti di tessuto non tessuto per attutire la caduta dei monconi e altre barriere protettive attorno al cantiere.

Le strutture d’accoglienza – Per far fronte alle esigenze della cittadinanza sono state fornite 1200 brandine, 100 tavoli, 200 panche e predisposte quasi 5000 bottigliette d’acqua. Le brandine, accessoriate con tutto il necessario per dormire sono state posizionate al Padiglione D della Fiera di Genova, e saranno utilizzate solo nel caso si renda necessario trascorrere la notte lontano dalle proprie abitazioni per alcuni residenti della zona interessata dall’evacuazione. I 100 tavoli, da 6 persone l’uno, e le 200 panche, sono stati invece posizionati al Palafiumara, dove verranno serviti i pasti a coloro che saranno ospitati nelle 8 strutture di accoglienza allestite. Anche in considerazione del forte caldo previsto, sono anche previste circa 5000 bottigliette d’acqua che verranno distribuite agli automobilisti, nel caso si dovessero verificare chiusure e code, in conseguenza di alcune fasi della demolizione.

Tutte le limitazioni della giornata – La giornata inizierà molto presto, alle 5.30, con il completamento delle evacuazioni dalle case che si trovano nella zona rossa, poi l’ultima supervisione delle cariche collocate all’interno dei fori sulle pile e del reticolato di inneschi, quindi il blocco della viabilità – caselli autostradali convergenti ad iniziare da Genova Ovest, strade, ferrovia tra Sampierdarena e Rivarolo e a Borzoli -, nonché lo stop al traffico merci da e per il porto di Genova e infine no fly zone. Alle 9, dopo un check definitivo e l’ok dei fochini alla centrale operativa, Danilo Coppe, il capo della Siag, la ditta di esplosivista civile ingaggiata per l’abbattimento, darà l’impulso elettrico al detonatore che farà saltare, a pochi microsecondi l’uno dall’altro, gli inneschi delle cariche. Da quel momento ci vorranno sei secondi per cancellare quel che è rimasto del vecchio skyline di Genova.

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