Che i tempi per la realizzazione e l’inaugurazione del nuovo ponte Morandi di Genova fossero opinabili era emerso già nelle ore successive alla conferenza stampa in cui il commissario-sindaco Marco Bucci aveva indicato la fine del 2019 come periodo in cui poter almeno vedere la nuova struttura. Ora, però, è il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi a frenare sul cronoprogramma annunciato dal primo cittadino del capoluogo ligure. Con parole chiare: “Inaugurare il ponte nella primavera del 2020? Non posso confermare, non sarei onesto – ha detto Cozzi in un’intervista al Secolo XIX – Dare una data è un azzardo, me lo hanno ribadito i nostri consulenti tecnici“. Finora – ha aggiunto – “abbiamo dimostrato di poter stare nei tempi, ma in ballo c’erano interventi sul moncone ovest, se parliamo di quello di levante la situazione è assai diversa. Non sarei corretto a fare previsioni, mi limito a rilevare che forse sarebbe meglio darsi scadenze più larghe”.

Successivamente Cozzi, che in passato aveva detto in diverse occasioni di essere pronto a dissequestrare il viadotto quando l’iter per la ricostruzione sarebbe stato pronto, è entrato ancor più nello specifico: “Ho letto che Salini-Fincantieri-Italferr impiegheranno 12 mesi a costruire completata la demolizione e con la piena disponibilità delle aree (i monconi sono sotto sequestro per fini investigativi, ndr) – ha sottolineato – Significa che per inaugurare il ponte ad aprile-maggio 2020 bisognerebbe abbattere e liberare tutto entro la primavera del 2019. Mi pare altamente improbabile“. Per argomentare il suo pessimismo sui tempi forniti dal sindaco-commissario, Cozzi ha poi sottolineato che sarebbe “già soddisfatto se a primavera inoltrata del 2019 risultasse demolita integralmente la parte ovest”.

L’8 febbraio, ha aggiunto il procuratore capo di Genova, “ci sarà una udienza dell’incidente probatorio, sarà un passaggio fondamentale, spero nel prossimo mese e mezzo venga fornito un piano più dettagliato per la demolizione del segmento est, sarà decisivo se vogliamo avanzare qualche previsione”. Nella fattispecie, si tratta della porzione di viadotto che sovrasta le case su cui insistono due torri di 90 metri dalle quali si allungano gli stralli: per l’accusa la loro rottura è la causa principale del collasso, Autostrade sostiene non sia così. Rallentamenti potrebbero arrivare su richiesta delle parti. “Se qualcuno proverà ad allungare con pretesti la scansione, dovrà uscire allo scoperto – ha aggiunto Cozzi – L’incidente probatorio va condotto bene: è in ballo la solidità dell’inchiesta su una strage“.

Non si è fatta attendere la replica di Marco Bucci, che ha immediatamente dato ragione al procuratore: “Ci sono richieste specifiche da parte dei periti e sta a noi trovare il modo per rispettare le loro esigenze e tenere i tempi – ha detto – È esattamente come si deve fare, abbiamo lavorato in comune accordo e continueremo a farlo perché questo è lo spirito con cui vogliamo continuare“. Poi, sempre in merito ai tempi tecnici, ha aggiunto: “Noi stiamo già lavorando sui dettagli del piano di abbattimento per la parte est e penso che saremo in grado, in pochi giorni, di produrre tutti i dettagli. Mi sembra una richiesta valida è un segnale che il dialogo è continuo e rispetta le esigenze di tutti: dei cittadini che hanno bisogno del ponte più in fretta possibile, della procura, del gip. Lavoriamo assieme, come abbiamo fatto finora e i risultati ci sono stati. Questo è il modo corretto di lavorare“.

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