“Il debito italiano ha probabilmente raggiunto i limiti massimi di sostenibilità” e “ha un costo finanziario gigantesco”. Il procuratore generale della Corte dei Conti, Alberto Avoli, analizza così il tema al centro della possibile procedura d’infrazione dell’Europa contro l’Italia. La cerimonia di parificazione del Rendiconto generale dello Stato 2018, approvato dai magistrati contabili, è il passaggio necessario che permetterà oggi al ministro dell’Economia Giovanni Tria di portare in Consiglio dei ministri il ddl di assestamento di bilancio per il primo semestre 2019:  il documento che illustrerà la riduzione del deficit del 2019 da portare a Bruxelles per evitare la procedura. Il procuratore generale Avoli spiega però quali sono i rischi per il futuro, a partire dalla flat tax e dalle autonomie. Così come il problema appalti e il fatto che una “amministrazione difensiva favorisce la corruzione“. Il presidente Ermanno Granelli illustra come la stagnazione del 2018 sia un’eredità negativa per i conti “che non è agevole rimontare”.

Le spese del reddito entro i limiti 
“L’indebitamento, in valore assoluto, non può essere incrementato a dismisura. Il debito italiano ha probabilmente raggiunto i limiti massimi di sostenibilità” e “ha un costo finanziario gigantesco”, è il monito che arriva dal pg Avoli. “Il debito attuale finirà per colpire le generazioni future, forse addirittura tre o quattro”, continua. Il procuratore generale, parlando del Reddito di cittadinanza, evidenzia come la misura abbia rispettato i limiti di spesa: “Da molteplici fonti attendibili sembra assodato che il costo complessivo della riforma stia rispettando le previsioni ed anzi si stia mantenendo nella sua forbice più prudente“.

I dubbi su flat tax e autonomie
Sulla flat tax si esprime invece in maniera critica il pg Avoli. Un riordino delle deduzioni fiscali e un riassetto delle tasse è una priorità, ma lo ‘choc fiscale’ evocato dalla Lega, senza coperture nel breve termine, “potrebbe avere ripercussioni gravi, tali da annullare o ridurre molto i benefici della rimodulazione delle aliquote“. Così come “assai deleteri sarebbero gli effetti delle autonomie trainanti, se essi finissero per far crescere solo alcune Regioni, chiuse in una visione territoriale puramente localistica, fra l’altro a lungo andare perdente in un contesto europeo e mondiale sempre più incentrato su aggregazioni trasversali, economiche, finanziarie ed anche sociali e culturali”, afferma Avoli. “L’autonomia trainante può avere un senso istituzionale – aggiunge il procuratore generale – proprio se ed in quanto si erge come locomotiva per tutte 4 le autonomie ordinarie, ponendosi come volano di crescita e di sviluppo”.

Gli appalti e la corruzione
Nella sua requisitoria il procuratore generale della Corte dei Conti affronta poi il tema della corruzione. “Se gli appalti spesso si fermano e non vanno tempestivamente a buon fine – spiega Avoli – forse, bisognerebbe cercare altrove le ragioni, magari avvalendosi proprio del lavoro della giurisprudenza. E non paventare la soppressione dei Tar o limitare la responsabilità amministrativa“. “Il contrasto alla corruzione – continua il pg – deve riuscire ad evitare che la sua diffusione venga percepita come condizione normale, trasformando l’onestà in disonestà e attribuendo una giustificazione necessitata a questo passaggio”. Per Avoli, “di frequente, si alza il grido” al lupo al lupo” incutendo paura agli amministratori, ai dirigenti e ai funzionari pubblici perché ci sono i Tar, ci sono i Pubblici ministeri penali, c’è la Corte dei conti. E così tutti si ritraggono, chiudendosi nelle loro stanze, dando spazio all’amministrazione difensiva. Amministrazione difensiva è l’esatto opposto di quella consapevole e coraggiosa, tanto necessaria al Paese per uscire dalla palude della crisi“, aggiunge Avoli.

Dal 2018 eredità negativa difficile da rimontare
La difficoltà dell’Italia derivano dalla stagnazione della crescita nel 2018 che ha determinato un effetto di trascinamento sugli anni a venire, una “eredità negativa” che “non è agevole rimontare” e “anche un tasso medio annuo di crescita del Pil molto modesto, come quello ora stimato a livello ufficiale (0,2%), presupporrà una ripresa delle attività economiche nel corso dei prossimi trimestri non priva di incertezze“. Lo ha detto il presidente di coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, Ermanno Granelli, nella sua relazione.

Preoccupano tendenza spesa, bene riduzione deficit
“Elementi ulteriori di preoccupazione e nuove tensioni sembrano emergere da una attenta lettura delle tendenze della spesa statale“, prosegue il monito di Granelli. Se si scorporano dalla spesa statale operazioni straordinarie come salvataggi bancari e imposte differite, i risultati del 2018 sono “meno rassicuranti” con un +6% di spesa pubblica sia corrente che per investimenti, aumentati “in misura considerevole” (+3 miliardi rispetto al 2017) per l’accelerazione dei contributi agli investimenti delle imprese. Risultati “positivi” che invece arrivano nell’ultimo biennio dal “progredire del processo di riassorbimento del disavanzo dello Stato: l’indebitamento si riduce di due decimi di punto in termini di Pil passando dal 2,7 al 2,5 per cento, di cui circa la metà è dovuta alla riduzione dell’incidenza della spesa per interessi. Questi risultati, di per sé positivi, vanno tuttavia letti con attenzione, poiché fortemente legati a fenomeni contabili particolari più che a solide tendenze di controllo della spesa”, avverto però Granelli.

Nel 2018 diminuisce recupero evasione
Diminuisce nel 2018 il gettito recuperato dalla lotta all’evasione. È sempre il presidente Granelli, nella relazione sul rendiconto, a evidenziare la flessione delle attività di accertamento e controllo, al netto degli introiti riferibili a forme di condono e comprensive delle sanzioni e degli interessi. Nel 2018 infatti, si legge, “il gettito ammonta a 17 miliardi euro in flessione del 7,2% rispetto al 2017″. Un andamento che per la Corte dei Conti appare “sintomatico del permanere dell’anomalo livello di evasione fiscale, sopratutto dell’Iva e dell’imposizione sul reddito”. Esaminando infatti più direttamente l’attività di accertamento sostanziale svolta dall’Agenzia delle Entrate, sottolinea ancora la magistratura contabile, il dato consuntivo del 2018 (introiti per 5,6 miliardi) si caratterizza per una notevole flessione rispetto al risultato degli anni precedenti (-23,8%)”. Una flessione di quanto introitato che si accompagna, conclude, “anche a quella nel numero di controlli posti in essere e nelle maggiori imposte accertate”.

Rottamazioni, all’appello mancano 11,4 miliardi
Granelli fa notare che dalla rottamazione delle cartelle, al 31 dicembre 2018, a fronte di crediti originari per oltre 45 miliardi e istanze di adesione per circa 37 miliardi, i contribuenti avrebbero dovuto corrispondere circa 21,8 miliardi: “Dell’importo atteso risultano, invece, incassati a titoli di definizione agevolata solo 10,4 miliardi“. Il che significa che mancano all’appello 11,4 miliardi. Inoltre “un’ulteriore segnalazione meritano gli effetti dell’annullamento automatico delle partite di ruolo fino a mille euro“, che ha interessato circa 12,5 milioni di contribuenti intestatari di un carico con debito residuo interiore ai mille euro per un valore nominale complessivo di circa 32 miliardi. “Per effetto del riferimento alla singola partita contenuto nella norma – ha rilevato Granelli – ben sette milioni di contribuenti hanno beneficiato della cancellazione di tali somme pur rimanendo debitori per altre partite di entità superiore a mille euro”.

Molto spesso i contribuenti aderiscono alla rottamazione per fermare i contenziosi, ma poi non riescono non vogliono onorare le rate – che hanno un calendario molto stretto – ritornando così nel sistema ordinario della riscossione. Per questo motivo, nel decreto Crescita che sta per essere approvato al Senato è prevista una rottamazione quater che allunga di molto le scadenze per il pagamento delle rate: questo dovrebbe aiutare chi non paga per problemi di liquidità. In altri casi, per i contribuenti l’adesione alla sanatoria è invece solo “tattica”.

Ritardo nei pagamenti della Pa si è ridotto
“Nel 2018 il fenomeno dei ritardi nei pagamenti da parte delle Pubbliche amministrazioni, pur se ancora distante da una soluzione definitiva, risulta essersi attenuato. Dei 4 milioni di fatture trattate dall’Amministrazione statale (per un importo complessivo di circa 17 miliardi) 2,3 milioni sono state pagate in media in 47 giorni rispetto ai 55 del 2017″, illustra il presidente di coordinamento delle Sezioni riunite. “L’analisi effettuata mostra un generale miglioramento dei tempi medi di pagamento delle fatture commerciali per l’Amministrazione statale – prosegue Granelli – Come emerge anche dagli indicatori calcolati tenendo conto degli importi le fatture di ammontare maggiore sono generalmente pagate nei termini, mentre i ritardi si accumulano per le fatture di importo meno elevato“. Ad incidere positivamente sull’accelerazione dei pagamenti sono stati, spiega Granelli, “l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica, il piano finanziario dei pagamenti e lo stesso obbligo di pubblicazione degli indici di tempestività sui siti delle Amministrazioni, fattori che hanno indotto negli operatori maggiore sensibilità ed attenzione nella definizione delle procedure di spesa”.