Chi segue questo blog avrà sentito parlare del mio amore per i fumetti. Con loro ho imparato a leggere, li colleziono da sempre e, da qualche tempo a questa parte, ho iniziato a condividerli con mio figlio. Questa è una passione che ci si tramanda come una tradizione familiare, al pari dell’abitudine a informarsi con un quotidiano o una fede calcistica. Io ho portato avanti la collezione di mio padre, e ora le cose proseguono in quel senso. Chissà cosa piacerà al mio erede quando sarà grande, mi domando guardandolo crescere, tremando ogni volta che apre un numero vecchiotto con eccesso di foga. E chissà verso quale orizzonte si muoverà il mercato delle nuvole parlanti nel prossimo futuro.

La crisi delle edicole sta infatti cancellando l’habitat per la formazione del rapporto dei lettori coi prodotti seriali. E visto che le librerie non sembrano godere di ottima salute, il venturo luogo deputato per la formazione di nuovi appassionati di comics sembra destinato a dover ancora nascere. Sarà forse per questo che il fumetto come specie sta cercando di mutare il suo status, sforzandosi di farsi sempre più letteratura, anche se disegnata.

Ho già speso tante belle parole per Zerocalcare, definendolo un po’ uno degli ultimi intellettuali con un seguito del nostro paese, e i recenti fatti del Salone del Libro di Torino lo hanno in buona parte confermato. Oggi vorrei fare altrettanto per Leo Ortolani, il papà di Rat-Man, ma devo necessariamente fare una precisazione: a me Rat-Man non è mai entrato nel cuore. E prima che qualcuno venga a cercarmi per tirarmi delle pietre, confesso anche che non mi sono mai piaciuti Se una notte d’inverno un viaggiatoreIl Maestro e MargheritaBone e nemmeno Calvin e Hobbes. Potrei andare avanti ma credo di avere spiegato il concetto.

A un libraio collezionista amante dei fumetti non deve per forza piacere ogni cosa. Durante la vita bisogna fare i conti coi soldi necessari a portare avanti ogni saga, con l’incompenetrabilità dei corpi che rende obbligatorio fare delle scelte e, perché no, a volte una cosa può non piacere a pelle. Posso amare Ushio e Tora malgrado i suoi discutibili disegni, e scegliere di non comprare più le avventure di Asterix perché considero i nuovi autori dei profanatori. Ma non per questo definirei ciò che non mi piace come brutto o realizzato da incompetenti.

Qualche tempo fa mi è capitato di leggere Cinzia, graphic novel appunto di Leo Ortolani pubblicata da Bao Publishing e, non saprei come altro dirlo, mi ha davvero emozionato. Ecco, per uno che non ha un albo di Rat-Man a casa, emozionarsi per le vicende di un personaggio uscito dalle sue pagine può essere insolito ma anche rivelatore. Cinzia è un transessuale che ambisce a essere felice, che cerca in ogni modo di farsi accettare da una società cieca e quasi sempre sorda ai bisogni degli altri. Una società ad esempio in cui è difficile trovare lavoro per chi non ha ancora superato gli esami richiesti a chi è in cerca di un’approvazione della propria identità. Ma Cinzia va avanti, sorretta da un ironico cinismo, dagli amici nella stessa condizione e dalla fiera consapevolezza di sapere bene chi sia.

Finché un giorno incontra un uomo di cui si innamora e, per riuscire a frequentarlo, è disposta a tutto, anche a mascherarsi da eterosessuale, mettendo da parte proprio quelle conquiste personali che la fanno sentire in armonia con la propria essenza. E poco importa se questo uomo irresistibile lavori nella redazione di una rivista reazionaria, con la famiglia tradizionale al centro di ogni gravità. Cinzia si fa avanti, inscena un audace tentativo di seduzione sfruttando un cliché forse abusato ma sempre efficace…

Cinzia

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Quello che succede ovviamente non lo rivelo, ma posso comunque dire che era da tanto che non mi imbattevo una storia d’amore così bella, sincera, struggente e rivoluzionaria. E anche se non mi metterò a recuperare tutti i numeri di Rat-Man, o almeno non ancora, posso sicuramente affermare che da oggi Leo Ortolani è entrato a far parte della mia collezione, e che consiglierò Cinzia ogni volta che mi imbatterò in qualcuno bisognoso di provare certe emozioni. E ora prendete in braccio chiunque voi amiate e, con la voce di Joe Cocker, cantate con me… Love lift us up where we belong

 

Vorrei infine segnalarvi la campagna di crowdfunding con la quale sto pubblicando Il segreto dei Dioscuri, il mio primo romanzo. Sulle tracce di un labirinto impossibile, i tre protagonisti di questo libro storico-fantastico vivono una serie di vicende legate a dimenticati miti etruschi e romani, scoprendo complotti medioevali, curiosi legami tra Petrarca e Boccaccio e molto altro ancora. Chi volesse aderire può prenotarlo su https://bookabook.it/libri/segreto-dei-dioscuri/. Grazie in anticipo!