Duecento eventi, 37 giorni di programmazione spalmati su 40 location, teatri, chiostri, abbazie, palazzi antichi e chiese barocche, tra Napoli e la Campania. Spettacoli, reading, installazioni, recital, mostre. Un cartellone, quello del Napoli Teatro Festival in scena dal 8 giugno al 14 luglio, da far impallidire il Festival di Spoleto e, forse, quello di Avignone.

Biglietti a prezzo popolare (due per otto euro) per avvicinare tutti al grande teatro internazionale. Premiato l’anno scorso con ascolti record, squadra che vince non si cambia. Dunque riconfermato alla direzione artistica Ruggero Cappuccio per il terzo anno consecutivo. Il Napoli Teatro Festival è un motore ad alto rodaggio.

Si è cominciato con l’anteprima al Madre della retrospettiva “Painting as a butterfly” dedicata a Pier Paolo Calzolari, uno dei più importanti artisti contemporanei ed esponente dell’Arte Povera. Allestimenti di opere multi-materiche, come lo stesso artista le definiva. Oggi sempre al Madre Moving with Pina (Bausch) una performance  per celebrare l’icona della danza contemporanea a dieci anni dalla sua scomparsa.

In apertura il Festival rende omaggio al grande regista lituano Eimuntas Nekrošius, recentemente scomparso, con lo spettacolo Zinc (Zn),  ispirato ai romanzi del premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievič (8 e 9 giugno – Teatro Politeama).

Torna al NTFI Martin Zimmermann, con lo spettacolo Eins Zwei Drei (15 e 16 giugno – Teatro Mercadante), un confronto tra tre personaggi clowneschi su temi forti come autorità, sottomissione e  libertà, in chiaro/oscuro la violenza e la complessità delle relazioni umane.

Dal Libano, in tournée europea, fa tappa a Napoli il teatro indipendente di Issam Bou Khaled, con Carnivorus (28 giugno – Teatro Trianon Viviani). In prima assoluta, Sous un ciel bas تحت سماء و١طئة di Waël Ali, scrittore e regista siriano classe 1979, che porta in scena il personaggio di Jamal, documentarista siriano quarantenne, esiliato in Francia e ossessionato dalla perdita del proprio passato (21 e 22 giugno – Sala Assoli). Dedicato alle nuove visioni della scena artistica post-migratoria, è Cronache di una città senza nome di Wael Kadour (20 e 21 giugno – Galleria Toledo), drammaturgo e regista siriano, oggi rifugiato in Francia, che racconta la storia vera di una donna suicidatasi a Damasco nel 2011. Dalla Francia  la rivelazione al Festival di Avignone, Finir en beauté di Mohamed El Khatib (25 e 26 giugno – Sala Assoli), artista francese di origini marocchine e ideatore del collettivo Zarlib, che indaga il concetto di maceria: “Le macerie di una relazione, di una storia, di un paesaggio, di tutto quello che resterà di noi”.

Dalla Spagna arriva la proposta del Teatro de los Sentidos con Reneixer, un lavoro che invita il pubblico a un’esperienza multi sensoriale intorno al mondo simbolico del vino (26, 27, 28 e 29 giugno- Palazzo Fondi).

Per la prima volta a Napoli, anche l’eclettica artista francese Phia Ménard, fondatrice della compagnia Non Nova, che presenta la sua nuova performance Contes Immoraux, Parte 1: Maison mère, commissionata da Documenta 14 di Kassel, che immagina una casa di protezione per l’Europa, costruendo in scena un “Villaggio Marshall” in cartone (3 luglio – Teatro Politeama).

Il 12 giugno, presso Made in Cloister sarà inaugurata “Art Kane Visionary” a cura di Jonathan Kane e Guido Harari, retrospettiva completa dedicata al Maestro della fotografia, a vent’anni dalla sua morte: cento fotografie che spaziano tra ritratti di icone della musica Anni ’60 (Rolling Stones, Bob Dylan, The Who, The Doors, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Aretha Franklin), temi di impegno civile e  mutamenti che hanno condizionato la società statunitense.

 Al Museo delle Arti Sanitarie, il 15 giugno aprirà la mostra Adda passà a nuttata – Negli Incurabili la vera storia degli antibiotici. La vera storia del farmaco, che nella leggendaria “Napoli Milionaria” (1945) scritta da Eduardo De Filippo poteva salvare la figlia più piccola del protagonista, è tra quelle scivolate nell’oblio. Eppure, proprio a Napoli, nel 1895 Vincenzo Tiberio aveva già pubblicato i risultati della sua ricerca, completandola fino ad arrivare lì dove neanche il Premio Nobel per la medicina Fleming nel 1930 sarebbe arrivato, ovvero la “sintesi” della sostanza antibiotica (fino al 14 luglio). Nemo propheta in patria est.