È l’ora di pranzo quando arriva la notizia della condanna del viceministro ai Trasporti, il leghista Edoardo Rixi, a 3 anni e 5 mesi per peculato. Poco dopo, a distanza di pochi minuti, le agenzie di stampa rilanciano la notizia che il leghista rimette il suo incarico nella mani del leader Matteo Salvini e che il vicepremier del Carroccio ha accettato le sue dimissioni. Neanche il tempo per il M5s di chiedere che venga rispettato il contratto. I vertici M5s, in attesa del voto sulla fiducia o meno degli iscritti a Luigi Di Maio come capo politico, sono riuniti in un ristorante del centro: se lo stesso Di Maio lascia il ristorante in silenzio, rifugiandosi in macchina dall’assalto dei cronisti, è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a replicare: “Come va avanti il governo dopo le dimissioni di Rixi? Se accetteremo il decreto Sicurezza? Lei pensa che ci sia questo tipo di trattativa…? Discuteremo su questo e altri provvedimenti e vedremo”, taglia corto. Mentre il collega ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, così come fatto da Di Maio, preferisce non rispondere.
Poco dopo, invece, in Senato è Matteo Salvini a minacciare il M5s proprio sui futuri provvedimenti, rivendicando il sì alla Tav e pure la sospensione del codice degli Appalti per due anni: “Non questiono su vicende giudiziarie, ma se c’è chi si oppone su tasse, pace fiscale e stop al Codice degli appalti...”, attacca. E ancora, avvertendo il M5s: “Da stasera alle 21, dopo il voto su Di Maio su Rousseau, o si torna a lavorare o la Lega non ha tempo da perdere“.
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