Tre serie su quattro possono andare in archivio già tra mercoledì e giovedì sera. Difficile, certo, ma non impossibile. Perché – al netto del tonfo interno dell’Ax Milano in gara-1 contro la Sidigas Avellino – il fattore campo non è un luogo comune ma un fattore per davvero nei quarti di finale dei playoff di Serie A. Cremona, Venezia e Sassari chiudono il primo doppio impegno interno spostandosi rispettivamente a Trieste, Trento e Brindisi sul 2-0, margine rassicurante sotto il profilo psicologico. La squadra di Gianmarco Pozzecco può chiuderla già stasera, Cremona e Venezia saranno impegnate domani.

Avrà bisogno di almeno altre due partite, invece, il faccia a faccia tra Milano e Avellino. I biancorossi campioni in carica raddrizzano la serie dopo il k.o. al Forum di Assago all’esordio con una vittoria larga (76-61) costruita tutta in un secondo quarto di rabbia (29-12) dopo che nei primi 10 minuti i biancoverdi guidati da Kyfer Skyes (23 punti alla fine) avevano nuovamente messo in crisi i ragazzi di Simone Pianigiani portando il pubblico milanese, scioccato dall’esordio nei playoff, a fischiare sonoramente la partenza timida. Pentole e coperchi sono opera di James Nunnally e Curtis Jerrells (37 punti in due, la metà di squadra), ma la qualità del gioco latita (44.7% da 2 e 10/30 da 3) e la doppia trasferta di Avellino si preannuncia caldissima. 

‘Ambientino’ probabile anche a Trieste e Brindisi per Cremona e Sassari. La Vanoli di coach Meo Sacchetti piega in gara-2 l’Alma Pallacanestro grazie all’allungo nel terzo parziale firmato da Andrew Crawford (23 punti) e la difesa capace di abbassare le percentuali di Justin Knox (21 punti) e compagni. Al momento è il quarto più aperto e divertente, come dimostrano gli scarti delle due partite (7 e 8 punti). Il muro del palasport triestino sarà la chiave per spingere Zoran Dragic (0 punti in gara-2) e Hrvoje Peric, finora grande assente, a provare ad allungare il più possibile la serie e tornare a Cremona. Compito più arduo per l’Happy Casa Brindisi di Frank Vitucci contro la Dinamo Sassari.

Come per Trieste, anche il palasport brindisino (palla a due questa sera alle 20.30) è un catino capace di rivitalizzare una squadra arrivata ai playoff in debito di ossigeno e di un americano (l’impatto di Phil Greene è stato nullo: 3 punti in due partite). Eppure, nonostante tutto, i biancazzurri sono la squadra impegnata in trasferta che in gara-2 è andata più vicina al colpo grosso (finale 106-97, ma è stata partita vera fino a meno di 1′ dalla sirena) grazie al talento di Adrian Banks (27 punti) e Riccardo Moraschini (19). Limitare tatticamente i chili di Jack Cooley (4/10 al tiro) non è però bastato a Brindisi, sempre sul pezzo, per riequilibrare un gap fisico notevole (50 a 24 a rimbalzo) e il peso specifico differente delle due panchine. Pozzecco continua ad avere tanta qualità da Deshawn Pierre (15 punti e 15 rimbalzi) e a pescare jolly alle sue spalle: Achille Polonara, Stefano Gentile e Marco Spissu hanno confezionato 45 punti (8/13 da 3) costringendo Brindisi a giocarsi il tutto per tutto in casa. Coach Vitucci è pronto a calare il rientro di Devondrick Walker come carta per sparigliare dopo aver già trovato alcuni accorgimenti tattici importanti in gara-2.

La serie che in teoria avrebbero dovuto essere la più equilibrata, dopo le prime due partite sembra essere quella segnata. Non per il 2-0 in sé, ma per la manifesta superiorità finora dimostrata dalla Reyer Venezia, arrivata zoppicante ai playoff. La Dolomiti Energia Trento, finalista negli ultimi due campionati, è affondata anche in gara-2 in un match senza storia. Quando gli orogranata si sono sbloccati dopo un avvio di rara bruttezza (4-4 dopo 6 minuti e appena un canestro dal campo) la squadra di Maurizio Buscaglia non hanno mai trovato contromosse per arginare un ritrovato Austin Daye e la coppia di lunghi Watt-Vidmar. Trento va a giri ridotti e in attacco non trova mai soluzioni comode chiudendo con appena 51 punti e percentuali di tiro imbarazzanti (35% da 2 e 2/11 da 3). Così Venezia si sposta fuori casa con convinzioni ritrovate e il tempo di registrare il proprio motore: passare il test lontano dal Taliercio significa far suonare l’allarme rosso in casa delle altre pretendenti.

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