Barriere, scale, urne anguste, mancanza del voto assistito e di schede elettorali ad hoc. È l’odissea che milioni di disabili in tutta Ue si apprestano a vivere alle elezioni Europee del prossimo 26 maggio. Di più, perché a circa 800mila persone con disabilità intellettive verrà negato il diritto di voto, a causa delle norme nazionali in vigore in 16 Stati membri, tra cui non c’è l’Italia. Lo denuncia il Comitato economico e sociale europeo (Cese) nella sua relazione informativa che illustra lo stato di avanzamento sul tema. Lo studio, intitolato, “I diritti reali delle persone con disabilità di votare alle elezioni del Parlamento europeo”, dimostra che nonostante esistano leggi e documenti vincolanti che garantiscono i diritti dei disabili nell’Unione europea, centinaia di migliaia di loro avranno difficoltà a esercitare il proprio voto. Anche in Italia, con diverse associazioni che hanno segnalato a ilfattoquotidiano.it i problemi che possono affrontare nel recarsi alle urne le persone con disabilità. Le lacune principali riguardano il trasporto e l’accesso ai seggi, l’assenza di schede in Braille e la poca attenzione alla segretezza del voto. Inoltre, questione di non minore importanza, viene denunciata la mancanza di informazione durante la campagna elettorale per permettere a tutti una scelta consapevole e per rendere le elezioni uno strumento di inclusione sociale.

Krzysztof Pater, autore della relazione del Cese, ha commentato: “Quanto scritto nel rapporto è la rappresentazione della faccia peggiore dell’Europa. È una realtà ben lontana dalle nostre aspettative, dagli atti giuridici internazionali di base e dalle dichiarazioni politiche. Per i responsabili e i media, l’unico problema sembra motivare i cittadini dell’Ue a votare, mentre a tantissimi disabili che sono intenzionati a farlo viene negato il diritto a votare a causa di ostacoli tecnici ancora esistenti”.

Ad esempio in Polonia, paese di provenienza di Pater, questo diritto non è garantito. Secondo l’European Disability Forum (Edf) ci sono ancora troppi ostacoli che impediscono o rendono particolarmente complesse le modalità di esercitare il diritto di suffragio: barriere architettoniche, scale o gradini nei seggi elettorali, impossibilità del voto assistito a domicilio o in ospedale, istruzioni troppo lunghe e difficili da comprendere, privazione del voto legale per le persone con disabilità intellettiva, persone non vedenti o ipovedenti costrette ad essere assistite nel segreto della cabina elettorale da persone non scelte da loro. “Il voto e la candidatura alle elezioni sono due dei diritti più importanti che abbiamo. Questa continua discriminazione deve finire”, ha dichiarato Yannis Vardakastanis, presidente dell’Edf.

A livello comunitario i problemi non sono solo in Polonia, anche se finalmente qualcosa si sta facendo per migliorare le cose. Stati come Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Spagna e Slovacchia hanno eliminato le restrizioni o agevolato le modalità di voto per i disabili in vista delle elezioni per il rinnovamento dell’Europarlamento. Ma non solo. Anche in Germania la Corte costituzionale federale ha dichiarato incostituzionale impedire alle persone sotto la piena tutela di votare. La Francia ha annunciato una riforma delle misure sulla tutela che allargherebbe i diritti al voto a migliaia di persone con disabilità intellettiva.

“La segretezza del voto per i ciechi non è garantita, chiediamo di votare con schede in Braille”
Per Francesco Mercurio, presidente del Comitato persone sordo cieche della Lega del Filo d’Oro, oltre che esperto di questioni legali e sostenitore dei diritti per tutti, in Italia “quello che manca soprattutto è la segretezza del voto, dal momento che i non vedenti o gli ipovedenti gravi devono essere accompagnati per forza nella cabina elettorale potendo comunque scegliere un accompagnatore fidato. Manca anche il diritto a ricevere le informazioni necessarie durante la campagna elettorale per fare una scelta da cittadino consapevole”. Tra l’altro la LIS non è ancora riconosciuta come lingua in Italia e questo è uno degli obiettivi su cui si impegna da anni l’associazione.

“Si fa ancora molto poco per informare le persone sordo cieche dal punto di vista dei programmi dei partiti – spiega a ilfattoquotidiano.it Mercurio – La questione fondamentale è l’accesso alle informazioni e chiediamo di aumentare almeno le trasmissioni tv sottotitolate. Inoltre non tutti i siti di informazione sono accessibili, ad esempio quello de ilfattoquotidiano.it lo è abbastanza, ma non tutti lo sono”. Mercurio aggiunge che “sarebbe meglio poter votare con un accesso al voto diretto con schede in carattere Braille. Purtroppo questo non è ancora possibile in Italia”.

“I problemi organizzativi sono quelli più evidenti, soprattutto il trasporto al seggio”
Il nuovo presidente della Federazione tra le Associazioni nazionali delle persone con disabilità (Fand), Nazaro Pagano, a ilfattoquotidiano.it spiega che “le difficoltà maggiori riguardano l’accessibilità negli spazi elettorali che presentano di frequente barriere architettoniche e altri ostacoli essendo, spesso, posti in strutture non adeguate“, tra edifici pubblici con scale, assenza di parcheggi, ascensori a volte guasti. Anche le cabine elettorali sono “estremamente anguste e impraticabili per le persone a ridotta mobilità: basta immaginare cosa è costretta a fare una persona in carrozzina per votare”, evidenzia Pagano. A suo parere, in Italia “è forse eccessivo” parlare di una esclusione dal voto, “ma certamente siamo in presenza di forti limitazioni e di elementi di discriminazione che impediscono il libero esercizio di voto”.

L’Ue, intanto, sta lavorando per migliorare la situazione. Il 14 maggio a Bruxelles è stata promossa dalla Commissione Europea un’iniziativa sull’implementazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. “In quell’occasione – aggiunge il numero uno della Fand – è stato confermato che circa 800mila persone non possono votare per mancanza di accessibilità ai seggi e dunque sarebbe auspicabile una legislazione unificata. Tra i casi particolari, è da rilevare che la Francia ha sollevato il problema degli interdetti ai quali vorrebbe fosse data la possibilità di esercitare il diritto di voto anche attraverso le figure tutoriali e la possibilità (con una legge unificata ad hoc) di esprimere il voto nella propria abitazione o in ospedali e case di cura”.

“Tutte le persone maggiorenni in Italia devono votare, anche quelle con disabilità intellettiva”
Prima di votare materialmente è fondamentale comprendere le modalità del suffragio ed essere coscienti del proprio voto. Francesco Cadelano è co-autore insieme a Carlotta Leonori del libro intitolato “Informarsi, capire, votare: l’importante è partecipare” nel quale sono presenti diversi consigli utili per essere un cittadino consapevole. Il testo è stato curato e promosso dall’Associazione italiana persone Down (Aipd) ed evidenzia l’importanza del diritto di voto per tutti come strumento di inclusione sociale. Cadelano, che è anche il referente nazionale dell’Aipd per i percorsi di educazione all’autonomia, sottolinea che “tutte le persone maggiorenni in Italia possono votare, anche quelle con disabilità intellettiva. Votare è un diritto e dovere, i disabili intellettivi hanno bisogno, però, di essere accompagnati nel cammino della cittadinanza attiva”.

I principali problemi che affrontano queste persone sono le difficoltà nel trovare le sezioni elettorali di riferimento, ricordarsi di portare con se il documento d’identità e la tessera elettorale, l’accesso ai seggi, considerato lo spazio limitato del banchetto, ma anche il perché si vota e come si esercita questo diritto . “Vorrei ricordare – aggiunge Cadelano a ilfattoquotidiano.it – che le persone con disabilità intellettiva non possono essere accompagnate in cabina, pena l’annullamento del voto”. L’Aipd spesso traduce i programmi elettorali in un linguaggio ad alta comprensibilità. Anche per le elezioni Europee è stata preparata una Guida al voto consultabile sul sito dell’associazione. “Il problema è che molto spesso ci si rivolge alle persone con disabilità intellettiva utilizzando un linguaggio infantile. E’ invece necessario parlare loro con un linguaggio semplice, ma sempre considerando di avere davanti delle persone adulte”.

“Alcune volte abbiamo guardato con le persone con sindrome di Down dei programmi politici in tv“, racconta ancora Cadelano. “La maggior parte di loro, a fine puntata, ci diceva che avevano sentito solo urla, ma avevano capito poco sulle idee espresse dai politici”, spiega. Qualche anno fa è stato fatto un sondaggio: “Una buona parte degli intervistati non pensava che le persone con sindrome di Down potessero esercitare il diritto di voto, rispondendo che non capiscono, che la legge non lo permette, che sarebbero stati i genitori ad influenzare il loro voto. Insomma, era meglio che restassero a casa“. Cadelano la pensa diversamente: “Ho visto delle persone con sindrome di Down andare per la prima volta a votare, li ho visti uscire dai seggi elettorali raggianti, felici di aver partecipato come tutti gli altri cittadini italiani. Anche il loro voto conta”.

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