Come si può garantire il diritto all’oblio nell’era digitale? Da questo spunto è partita la riflessione dell’associazione ChiamaMilano che ieri sera ha riunito a due passi dal Duomo alcuni dei più grandi esperti sul tema: “Il diritto all’oblio oggi è fondamentale perchè si lega al riconoscimento della dignità della persona” racconta l’ex magistrato Gherardo Colombo. Una posizione condivisa dal Garante Nazionale dei Detenuti, Mauro Palma: “La memoria è una necessità, ma non deve diventare stigma perchè ti inchioda al reato e non sei più una persona”. Durante la serata, ha parlato per la prima volta in pubblico dopo nove anni anche l’ex consigliere comunale di Milano, Camillo Milko Pennisi: “L’istituto della riabilitazione nel mondo digitale rischia di non esistere perchè diventa difficile far cancellare le tracce digitali”. Su questo punto, il direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez precisa: “Se sei un politico che ha avuto dei problemi, ma non fai politica si può discutere sul diritto all’oblio. Ma se invece continui a fare politica, io non ti cancello neanche dopo quindici anni perché per fare politica occorre essere vergini. Solo così avremmo evitato di avere un sottosegretario che ha patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta”. E sono proprio i politici italiani, stando alle parole della Legal Counsel di Google, Marta Staccioli, a chiedere con più frequenza la deindicizzazione di notizie che li riguardano: “Google si è trovato suo malgrado nelle posizioni di giudice nei confronti di soggetti che chiedevano la deindicizzazione” Una situazione che secondo Pennisi non è sostenibile: “Bisogna arrivare a legge dello Stato per decidere quando si può tenere una notizia o quando si deve eliminarla, bisogna riportare la decisione agli uomini e non a soggetti privati o ad algoritmi”.

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