L’inchiesta sulla gestione del Centro di accoglienza straordinario (Cas) per migranti di Cona, in provincia di Venezia, continua a mietere vittime illustri. La Procura lagunare ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a due ex prefetti, due viceprefetti e tre funzionari. Il sospetto (a diverso titolo) è di aver comunicato alla cooperativa che gestiva la struttura l’arrivo imminente di alcune ispezioni e (per i due prefetti) aver dichiarato il falso alla Commissione parlamentare e alla Cabina di regia sull’immigrazione, assicurando che i controlli fossero sempre avvenuti all’insaputa dei responsabili della cooperativa.

Tutto ruota attorno alla Edeco/Ecofficina di Padova, diventata negli ultimi anni asso pigliatutto degli appalti nella gestione dei migranti in Veneto. Non a caso a Padova risultano indagati dallo scorso anno due viceprefetti e un funzionario. A Gorizia (ma per altre cooperative) si è avuto a gennaio il deposito degli atti nei confronti di due prefetti e un viceprefetto.

Ma torniamo a Venezia e al Cas di Cona, chiuso a dicembre. Nell’inchiesta dei pubblici ministeri Lucia D’Alessandro e Federica Baccaglini, sono coinvolte dodici persone. Tra queste gli ex prefetti Domenico Cuttaia (poi nominato Commissario straordinario antiracket e antiusura) e Carlo Boffi Farsetti, entrambi residenti a Roma, che hanno occupato l’ufficio in riva al Canal Grande, in successione, dal 2012 al 2018. Nell’elenco compaiono anche due viceprefetti di Venezia, Vito Cusumano (poi diventato Commissario di Governo per la provincia di Bolzano) e la veneziana Paola Spatuzza. I reati sono la rivelazione di segreto d’ufficio e falso, per episodi che sarebbero accaduti in un arco di tempo che va dal 2015 al 2017. Tre funzionari (Rita Francesca Conte, Gabriele Ballarin e Luciano Giglio) sono accusati solo di rivelazione di segreto d’ufficio per accessi (nel 2017) a Cona e in alcune strutture di Mestre e Marghera.

I magistrati sono in possesso di intercettazioni telefoniche da cui risulterebbe che i responsabili di Edeco erano stati avvertiti delle visite ispettive il cui effetto a sorpresa sarebbe stato importante per verificare se i capitolati dell’appalto erano rispettati. Il vantaggio per la cooperativa? Eliminare o dissimulare eventuali disservizi per non incorrere in censure o denunce.

La struttura di vertice di Edeco, a cominciare dall’amministratore padovano Simone Borile, è indagata per truffa e frode nell’adempimento di obblighi contrattuali. In questo filone c’è anche il nome di Cuttaia (che fu vice consigliere per gli affari interni alla Presidenza della Repubblica), a causa di due visite dell’Usl che nella primavera e nell’estate 2016 furono rinviate – secondo i pm – per evitare che si scoprissero “inadempienze contrattuali e di natura igienico sanitaria”. Di che cosa si trattasse lo rivelano altri capi d’imputazione. Ad esempio, un numero di dipendenti inferiore rispetto a quanto indicato nella gara d’appalto: in vista delle ispezioni nuovi addetti venivano fatti affluire da altre strutture di Edeco. Anche il numero di medici e infermieri utilizzati era inferiore a quanto previsto.

Non c’è pace a Nordest sul fronte delle prefetture impegnate a gestire l’accoglienza migranti. A Padova (per il centro di Bagnoli di Sopra) risultano indagati dallo scorso anno l’ex viceprefetto vicario Pasquale Aversa e l’ex viceprefetto Alessandro Sallusto. A Gorizia sorte analoga per l’attuale prefetto di Venezia (ed ex di Treviso) Vittorio Zappalorto, per l’ex prefetto (di Gorizia e Treviso) Maria Augusta Marrosu e per l’ex viceprefetto di Gorizia, Gloria Sandra Allegretto. In questo caso le indagini chiuse a gennaio riguardano la gestione del Cie e del Cara di Gradisca d’Isonzo.

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