L’Agenzia Spaziale Italiana in questi giorni sta vivendo un paradosso: è rivolta al futuro, ma i suoi dirigenti devono fare i conti col passato. Se da una parte si attende l’ufficialità della nomina di Giorgio Saccoccia a presidente, dall’altra il commissario Piero Benvenuti e il subcommissario Giovanni Cinque sono impegnati in un carteggio a distanza che merita di essere raccontato per comprendere l’origine di veleni, partite e rivalità che di spaziale hanno davvero ben poco. Oggetto del contendere sono i limiti di movimento del sub commissario voluto dalla Lega (ormai egemone nelle questioni spaziali), che a sentire Benvenuti (in quota M5s) ha svolto attività ispettive sulle passate gestioni dell’Asi e del Cira, il Centro italiano di ricerca aerospaziale di Capua controllato dall’Asi. Poteva farlo?

L’attività ispettiva del subcommissario Cinque
L’11 febbraio il commissario Asi scrive al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti (e per conoscenza al premier Giuseppe Conte) per manifestare le proprie perplessità e sapere se il lavoro di Cinque è compatibile con il mandato. Il titolare del Miur risponde il 20 febbraio, sottolineando che tali attività “esulano dalle competenze dell’organo di indirizzo politico“. Cinque in pratica sta andando oltre il compito per cui è stato nominato. Il 13 marzo, però, è il subcommissario a firmare una nota di sei pagine: un documento che diventa centrale nella storia che si sta per raccontare. Lo scritto dell’avvocato riguarda infatti una due diligence gestionale ed amministrativa voluta dall’ex presidente dell’Asi Roberto Battiston il 16 febbraio 2017 e chiesta alla società Deloitte. L’obiettivo del fisico era quello di capire nel dettaglio come è stato amministrato il Cira dal 2011 al 2016, ovvero negli anni in cui alla guida dell’Asi c’era prevalentemente Enrico Saggese, dimessosi a febbraio 2014, poi arrestato (ai domiciliari) con l’accusa di concussione e rinviato a giudizio il 9 febbraio scorso anche per corruzione. I bilanci del Cira sono preoccupanti (nel 2016 perdite per 7,2 milioni), Battiston vuole vederci chiaro. Deloitte conclude il suo lavoro in poco meno di sette mesi e il 4 settembre 2017 consegna la due diligence, costata 100mila euro. Il report scatta una fotografia della gestione opaca del Centro di ricerca, con costi del personale e delle consulenze esterne lievitati negli anni a fronte di un taglio della manutenzione. Un fattore, quest’ultimo, che ha causato danni e mancato utilizzo delle strutture avveniristiche del Cira, con conseguenti ed esorbitanti necessità di spese (si parla negli allegati tenici di 20 milioni) per riportarle in funzione. Si tratta di impianti di proprietà dello Stato, che negli anni ha investito oltre un miliardo di euro per realizzarli.

Cinque difende l’operato del vecchio Cira
Il 13 marzo scorso, però, il ‘caso due diligence’ diventa l’oggetto della lettera del subcommissario Cinque, inviata non solo al commissario Benvenuti, ma anche ai vertici del Cira, compreso il presidente del Collegio dei sindaci Michele Cantone, fratello del presidente Anac Raffaele. Nel documento, l’avvocato Giovanni Cinque (che dal Cira, nel tempo, ha percepito più di un milione di euro di incarichi diretti o indiretti attraverso lo studio Militerni e che nel 2012 tramite lo studio per cui lavora è diventato consulente legale del centro per volere di Saggese, percependo 50mila euro annui per un triennio) non obbedisce all’invito esplicito di Benvenuti: parla della passata gestione del centro di Capua perché – scrive – lo stesso commissario il 5 febbraio 2019 ha ripreso la nota di Battiston, quindi anche lui si è occupato di precedenti gestioni. L’ingegnoso grimaldello giuridico concede a Cinque la possibilità di provare a smontare la due diligence di Deloitte, definita un “fuor d’opera rispetto alla condotta puntualmente osservata, dal 2011 ad oggi, dagli organi di amministrazione e di controllo del Cira”. Per Cinque, insomma, il taglio della manutenzione e dei relativi costi non è veritiero (budget di 2,4 milioni invariato negli anni, scrive), la gestione esterna della stessa e gli affidamenti diretti sono regolari e il fermo degli impianti dovuto a “un preciso indirizzo strategico dei soci”, che dal 2014 hanno avviato “un piano di ammodernamento di quegli stessi impianti ritenuti obsoleti“.

La perquisizione della Guardia di Finanza
Chi ha ragione, a questo punto? La Deloitte o Giovanni Cinque? Di certo la gestione del Cira è al centro del lavoro dei magistrati di Santa Maria Capua Vetere: l’11 ottobre 2018 la Guardia di Finanza di Caserta è andata nella sede di Capua e ha acquisito tutta una serie di documenti sulla gestione della manutenzione e sulla conduzione degli impianti da settembre 2014 a ottobre 2018. Non è dato sapere, tuttavia, se i finanzieri in quella occasione abbiano fotocopiato anche la famosa due diligence. Non solo. L’aerospazio in Campania è sotto la lente d’ingrandimento anche di altre procure e compare trasversalmente in atti di ulteriori indagini, tra le quali quelle relative al noto imprenditore Adolfo Greco attualmente in carcere con accuse di tentata estorsione aggravata dal metodo camorristico.

La risposta di Benvenuti: la due diligence è una spada di Damocle
Resta il fatto che la relazione di Deloitte fotografa una situazione per nulla chiara nella gestione del Centro di ricerca. Il subcommissario Cinque, però, ha provato a smontare quelle 148 pagine, definendole un “fuor d’opera”. La risposta di Benvenuti, arrivata il 27 marzo 2019, è inequivocabile: “Nonostante tu abbia scritto nella qualità di sub commissario dell’ASI, e quindi presumibilmente con la finalità di perseguire gli interessi dell’Asi e coadiuvare il sottoscritto a tal fine – ha scritto il commissario – la tua nota si atteggia piuttosto come una difesa dell’operato e degli interessi del Cira, difesa che, peraltro, non hai neanche ritenuto di condividere con il sottoscritto prima di inviarla, avvalorandola indebitamente come posizione dell’Ente”. Un fatto grave per Benvenuti, “ancor più se solo si consideri che, in tale circostanza, hai ritenuto, altresì, di contestare l’operato, passato e presente, dell’Asi, entrando in polemica con il sottoscritto e chiedendomi di motivare, di fronte a soggetti esterni all’Asi, le azioni poste in essere al fine di raccogliere le informazioni aggiuntive già richieste al Cira sulla due diligence”. Un documento, quest’ultimo, che Benvenuti non intende cestinare, anzi: “L’analisi e le azioni connesse alla due diligence, non essendo state ancora concluse – ha fatto sapere il commissario – lasciano aperta ogni valutazione ed eventuale intervento da parte di ASI e, pertanto, rientrano nella responsabilità anche della presente fase di commissariamento“. Benvenuti, poi, ha sottolineato come Cinque non abbia rispettato la riservatezza del caso, “anche per evitare la diffusione non controllata di informazioni a soggetti che potrebbero essere potenzialmente coinvolti nelle vicende in discussione”. La questione, quindi, è tutto tranne che conclusa. Al prossimo presidente Giorgio Saccoccia (il prossimo 4 aprile il via libera nella riunione del Comitato interministeriale presieduto dal leghista Giancarlo Giorgetti) il compito di far luce una volta per tutte su ciò che finora è stato tenuto sotto traccia.