Esperienza personale: qualche settimana fa, mentre scorrevo le foto di Instagram, mi sono innamorata di una schiscetta componibile. La foto era tra quelle consigliate, un negozio che evidentemente aveva pagato per delle inserzioni sulla piattaforma e che infatti rimandava – per l’acquisto – a un link nella descrizione. Ero decisa a prenderla ma da buona timorosa dell’ignoto non volevo farlo su siti che non conoscessi già. Quindi ho ricercato lo stesso prodotto su Amazon e alla fine l’ho comprato lì.

Ammetto, però, che sono così innamorata dei social network che se avessi potuto acquistarlo direttamente su Instagram, lo avrei fatto. Ero addirittura contrariata di non potere. Perché mai devo fare “giri immensi” e intricati per averla? E così, oggi, Instagram ha esaudito le mie richieste. O almeno ha iniziato.

La piattaforma – che ricordiamo è, come Whatsapp, di proprietà di Facebook – annuncia la possibilità di effettuare il checkout: in pratica pagamento e fornitura dettagli di spedizione sui prodotti mostrati potranno essere effettuati direttamente tramite la app.

Eccolo! Avrei potuto compare la mia schiscetta, pagarla e farmela spedire senza uscire dal social network. Instagram informa poi che, come su ogni sito di ecommerce che si rispetti, non bisognerà neanche più reinserire tutti i dettagli di pagamento. Una volta sola e poi via, si va in automatico. Bello.

Cade però definitivamente il confine. Instagram sarà la nuova Amazon? La sua vocazione spiccatamente più commerciale rispetto a Facebook avrà il sopravvento? Se sì, lo farà con un gran vantaggio: poter contare su una platea di oltre un miliardo di utenti e su una comunicazione per immagini accattivante e ormai radicata, soprattutto tra i giovanissimi. I consumatori del futuro.

La funzione prende il via dagli Stati Uniti e da alcuni brand. Nel corso dell’anno si estenderà al resto del mondo e ad altri brand. Sinceramente? La attendo e sono spaventata. La attendo perché, schiscetta docet, semplificherà di molto il passaggio “lo vedo, lo voglio, lo compro” creando così più opportunità dirette anche per i venditori.

Mi spaventa perché mi rendo conto che con questa prospettiva rischio di ricondurre le immense opportunità del web (in questo caso declinate nella semplice possibilità di cercare e vagliare migliaia di venditori, offerte e caratteristiche) a micro mondi ‘influenzati da influencer’ e da chi offre meglio e dalla miglior vetrina e dalla migliore profilazione. Eccomi, insomma, vittima più o meno consapevole del capitalismo social.

Poi, però, penso: e se la soluzione fosse proprio la consapevolezza? Comunque alla fine quel prodotto l’ho comprato e sapevo che avrei potuto comprarlo altrove e che forse avrei potuto pagarlo meno. Mi convinco così che forse è una buona cosa.

Big per big, Amazon per Instagram, è con la speranza di mantenere un briciolo di approccio critico all’offerta e agli acquisti online, con consapevolezza del meccanismo, che aspetto anche in Italia questa novità. Vedremo come cambierà l’ecommerce.

Certo, un po’ mi dispiace. Avevo sperato Instagram rimanesse solo spazio d’ispirazione e aspirazione. Poco male,  proverò a ricrearlo nel reale, cucinando a casa le ricette che vedo online da inserire poi in quei fantastici contenitori componibili. E, promesso, non lo posterò su Instagram.

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