Facebook è in crisi. Anzi no, Facebook va bene. Interpretare i dati di Facebook è sempre più difficile, perché la galassia di Mark Zuckerberg va ben oltre il social network che dà il nome all’azienda. Questa volta l’indecisione parte da una indagine della società di ricerche di mercato Edison Research, secondo cui dal 2017 a oggi il social network avrebbe perso 15 milioni di utenti nella categoria 12-34 anni. Il dato di per sé potrebbe essere attendibile (salvo il fatto che non è ufficiale), ma volendo usare un paragone fotografico, è uno zoom che inquadra un dettaglio di un panorama molto più ampio.

Facebook infatti possiede anche WhatsApp, Messenger e Instagram. Per valutare l’andamento dell’azienda bisogna tenere conto di tutti i suoi “rami” e dunque non solo Facebook. Proprio Instagram ha raggiunto di recente il miliardo di utenti, e oltre 400 milioni di essi ogni mese usa le “Storie”. Se da una parte può essere vero che l’utenza nella fascia d’età indicata è in calo, può esserlo altrettanto che chi ha “chiuso” con Facebook possa essersi (virtualmente) trasferito su Instagram.

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Senza tenere conto del fatto che il numero di dodicenni fluttua di anno in anno a causa del normale invecchiamento della popolazione, quindi non è un dato costante di cui tenere conto nel tempo. Se da una parte, quindi, è vero che Facebook paga lo scotto di Cambridge Analytica e di altri scandali, dall’altro lato c’è il dato ufficiale secondo cui, alla fine del 2018, Facebook ha fatto segnare nel mondo un incremento del 9% degli utenti mensilmente attivi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La base d’utenza resta elevatissima, 2,32 miliardi di utenti nel mondo.

Come abbiamo visto la settimana scorsa, Mark Zuckerberg è ben consapevole dei cambiamenti in atto nel mercato dei social e dell’instant messaging, e si è attrezzato per dare maggiore importanza alla privacy, alla comunicazione privata o in piccoli gruppi e all’interoperabilità tra Messenger, Instagram e WhatsApp.

La sensazione è che Facebook stia lavorando per mettersi al riparo dalle evoluzioni di mercato e dai cambiamenti di gusti degli utenti. Più che una crisi pare una mossa astuta, per altre considerazioni è meglio attendere i dati ufficiali.