“Un reparto ad hoc per la cura della fibrosi cistica nei pazienti adulti? Non serve a niente e non si farà. Sarebbe solo uno spreco di denaro”. Sono dichiarazioni sorprendenti quelle rilasciate a IlFattoQuotidiano.it da Vincenzo Panella, direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma, il più importante ospedale pubblico della Capitale, dopo l’inchiesta sui 10 milioni di euro versati in 22 anni dallo Stato – attraverso la Regione Lazio – all’ospedale universitario, per il Centro Fibrosi Cistica. Un reparto con appena 10 posti letto, fermo al 1999 e incardinato nel padiglione pediatrico nonostante ormai il numero di pazienti maggiorenni abbia superato di gran lunga quello dei bambini. Una decisione che sconfessa la delibera del 2016 firmata dal precedente dg, Domenico Alessio e, soprattutto – come ha sempre sostenuto la Lega Italiana per la Fibrosi Cistica – appare borderline rispetto alle indicazioni della legge 548 del 1993, secondo cui “nel caso il Centro si trovi ad assistere una quota consistente di malati adulti si strutturi presso il Centro una specifica sezione per adulti”. Nella delibera del 2016 veniva evidenziato come “l’attuale reparto di fibrosi cistica” presenti “criticità per l’assistenza ai pazienti adulti” ed era scritto che “l’Azienda ha necessità di vedere realizzato un nuovo e funzionale reparto”.

Prof. Panella, come sarebbe a dire che il reparto per adulti non serve?
“Quello che ho detto. Non esiste necessità dal punto di vista clinico di distinguere il reparto pediatrico da quello per adulti. Parliamo di patologie rare e piuttosto delicate, dove la ricerca ha fatto passi da gigante. Un’equipe che ha seguito il paziente da bambino può continuare a farlo anche quando questo diventa adulto. Anzi, è bene che lo faccia”.

Nel 2016 il Policlinico ha presentato il progetto insieme alla Lifc. C’era anche la Regione Lazio. Sembrava tutto a posto e ora ci dice che il reparto non si fa più?
“Sono fermamente contrario a quel progetto. Si assegna uno spazio pubblico a una società privata che si gestisce da sola gli appalti e le carriere mediche senza alcuna forma di trasparenza. Replicando, fra l’altro, un servizio già esistente. Siamo ai limiti della legalità”.

Ma i soldi sono dell’Associazione, quindi dei malati
“Ma lo spazio è pubblico e il personale pagato da questo ospedale”.

Il Policlinico Umberto I ha ricevuto negli ultimi 20 anni almeno 10 milioni di euro grazie alla legge 548 del 1993. Perché il reparto è ancora fermo del 1999?
“Io rispondo per il mio mandato, iniziato a fine 2017. Il finanziamento serve per il funzionamento. Il reparto fa anche ricerca. E quei fondi non sono vincolati alla realizzazione di un nuovo reparto. Che infatti non esiste in nessun’altra parte d’Italia, se non in un paio di casi”.

Ma a nessuno dei suoi predecessori è venuto mai in mente di procedere a un accantonamento?
“Curare le malattie rare e fare ricerca costa molto, mi creda”.

La legge dice anche che adulti e bambini devono stare separati
“Si parla di una specifica sezione, non di un reparto ad hoc. E, ripeto, non c’è alcun motivo clinico per distinguere i reparti. Anzi. Allora mi dica perché il Bambin Gesù non fa la stessa cosa”.

Perché è un ospedale pediatrico?
“E allora perché cura gli adulti? Compiuti 18 anni, li mandino da noi. Saremmo onorati di collaborare”.

Silvia Ranocchiari, della Lifc Lazio, scrive in una missiva che “gli adulti affetti da fibrosi cistica ricevono oggi assistenza e cure in maniera del tutto surrettizia da strutture e personale pediatrico”. E’ così?
“È falso. Le cure sono di alta qualità. Chi afferma il contrario ne risponderà”.

Dott. Panella, parliamoci chiaro, 10 posti letto sono troppo pochi rispetto ai numeri dei malati: nel Lazio 600 malati di cui oltre 300 adulti
“Il Policlinico Umberto I ha avviato un importante restyling di tutti i padiglioni. Quello di pediatria no, perché i lavori sono più recenti, ma comunque bisognerà prevedere una razionalizzazione in base alle attività. Il Centro Fibrosi Cistica è già ben distinto dagli altri reparti, sono sicuro che riusciremo ad allargare il campo e recuperare qualche posto letto”.

Nonostante i 10 milioni di euro, versati dallo Stato attraverso la Regione Lazio, la Lifc aveva messo a disposizione 500mila euro per il nuovo reparto
“Sono certo che la generosità dell’Associazione sarà tale da provvedere a una donazione a questo Ospedale. Sarà mia cura aprire una cabina di regia con la Lifc e la Regione Lazio affinché questi soldi possano essere spesi per il miglioramento del Centro. Ma nessun nuovo reparto”.

Il presidente della Regione Nicola Zingaretti e l’assessore Alessio D’Amato sono a conoscenza della sua presa di posizione?
“L’assessore sa bene come la penso”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Monza, morta la donna che si era sentita male prima di un intervento di chirurgia estetica in uno studio a Seregno

next
Articolo Successivo

Di Maio sul bando Mef per consulenze gratuite: “Va ritirato”. Tesoro: “Confronto fra esperti, non opportunità di lavoro”

next