Roma non partecipi al progetto della Nuova Via della Seta. L’appello arriva da Washington e porta la firma di Garret Marquis, assistente speciale del presidente americano Donald Trump: “L’Italia è un’importante economia globale e una grande destinazione per gli investimenti – scrive su Twitter il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale – Non c’è bisogno che il governo italiano dia legittimità al progetto di vanità cinese per le infrastrutture”. Il commento arriva all’indomani dell’annuncio del premier Giuseppe Conte, secondo il quale Roma e Pechino firmeranno l’accordo quadro per la “Belt and Road Initiative” durante la visita del presidente Xi Jinping a fine mese e l’Italia diventerà così il primo Paese del G7 ad appoggiare formalmente la spinta all’investimento globale di Pechino.

 

 

Cosa aveva detto il premier? “Sono pronto ad andare in Cina per il secondo forum sul progetto della Via della Seta – aveva spiegato a Genova – Naturalmente anche con gli Usa il dialogo è costante su un dossier cosi strategico. Ci confrontiamo continuamente. Il fatto di essere collocati comodamente nella Alleanza atlantica non ci impedisce pero di fare scelte economiche e commerciali con la Cina per avere maggiori opportunità“. L’intesa avvicinerà la Cina agli standard di trasparenza occidentali, ha sottolineato Conte per rassicurare gli alleati, escludendo ritorsioni delle agenzie di rating americane.

Un appello, quello di Washington, condiviso dal sottosegretario leghista agli Esteri Gugliemo Picchi: “Condivido le preoccupazioni – twitta l’esponente del Carroccio in risposta a Marquis – non per compiacere gli alleati, ma perché è necessario un ulteriore approfondimento” sul tema.

 

 

Con la “Nuova Via della Seta” i cinesi si preparano a connettere Asia, Europa e Africa. Il sito Euractiv, specializzato in politiche europee, ha messo nero su bianco la bozza che la Cina ha preparato per la missione di Xi: investimenti nel porto di Trieste e cooperazione nello sviluppo di strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, energia e telecomunicazioni, si legge nel documento, che risale a settembre e deve essere integrato dall’Italia. Pechino proporrebbe sinergie con i progetti infrastrutturali europei come le TEN-T, di cui fa parte anche la Tav, e una cooperazione rafforzata nel settore dell’elettricità tra la State Grid Corporation of China e Terna, scrive ancora Euractiv.

La Cina ha puntato anche sulla storia per convincere Roma a firmare: “L’Italia è stata una fermata della Via della seta”, ha ricordato il ministro degli Esteri Wang Yi, evocando le imprese di Marco Polo. E confidando nell’”indipendenza” del nostro paese per respingere le “pressioni esterne“. Degli americani, appunto. La parte italiana sarà soltanto una goccia nel mare degli investimenti che la Cina vuole mettere sul piatto a livello globale. Pechino inoltre vuole ospitare un nuovo evento promozionale a fine aprile. “Sarà più grande e ambizioso del primo”, ha assicurato Wang. Annunciando la partecipazione del leader russo Vladimir Putin. Anche l’Italia ci sarà: lo stesso Conte si è detto pronto a volare in Cina.

Una posizione che ha permesso al Financial Times di titolare così un articolo dedicato alla questione: “L’elite governativa italiana sempre più orientata verso Pechino”. Il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito, ricorda che già prima di Natale, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in un intervento al Forum Boao per l’Asia, ha elogiato la spinta degli investimenti per la China’s Belt and Road. L’iniziativa cinese sta creando “un circolo di crescita virtuosa, soddisfacente e diffuso”, ha detto Tria a una platea che includeva gli ex primi ministri Romano Prodi ed Enrico Letta, così come l’ex ministro cinese degli Esteri Li Baodong. “Il BRI è un treno che l’Italia non può permettersi di perdere“, le parole attribuite dal FT a Tria.