A chi verrebbe in mente di chiedere al panettiere come avere cura del proprio giardino oppure al portinaio se un dente che fa male sia da togliere o da curare, oppure ancora al primario di chirurgia come redigere il bilancio di una squadra di calcio?

Incidentalmente, chi facesse scelte del genere potrebbe incappare in un panettiere dal pollice verde e con consumata esperienza di giardinaggio, in un portinaio laureato in odontoiatria e in un chirurgo con seconda laurea in Economia e frequentazione assidua di società sportive, ma statisticamente questi eventi hanno pochissime probabilità di verificarsi e i risultati da attendersi sarebbero quelli di ottenere opinioni assolutamente non qualificate, a prescindere dalla competenza e capacità degli interpellati nel loro campo di conoscenza e attività specifica.

Quella di attribuire a persone esperte provate in un settore specifico l’autorevolezza in un altro nel quale non sono qualificate è ciò che in logica si definisce fallacia per argomentum ad verecundiam, un esempio del quale è: “un premio Nobel dice che mangiare molta carne fa bene e quindi deve essere vero”. La saggezza popolare mette in guardia dall’errore marchiano di cui sopra, invitando ironicamente a diffidare dei “tuttologi” e alcuni dialetti hanno frasi emblematiche e divertenti, come il milanese ofelé fa el to mesté (“pasticciere, fai il tuo mestiere”).

Diversamente si comportano invece i mezzi di comunicazione, confidando sul fatto che l’aura dei personaggi pubblici possa imbambolare l’audience, convincendola che le cose che sta ascoltando da loro siano attendibili e vere. Su questo equivoco e sul senso di inferiorità nei confronti delle persone note si fonda il successo della pubblicità, per cui se a un attore famoso piace un certo caffè, deve essere proprio buono.

Sulla stessa falsariga, è divenuta prassi comune interpellare personaggi noti su quasi tutti gli argomenti dello scibile e in particolare su materie non esattamente banali, come l’economia dello Stato o la politica; mentre da un lato il popolo tende a non fidarsi più degli esperti – scienziati, medici, ingegneri ecc. – neppure quando si dibatte delle loro materie specifiche, viceversa recepisce le variegate opinioni di attori, cantanti, soubrette, nei campi più disparati.

Accade così che una ex show girl come Lorella Cuccarini venga interpellata sulla situazione politica italiana attuale e mostri un po’ di ovvie lacune, oppure che Mauro Corona debordi dagli schermi televisivi dissertando di tutto e di più.

Entrambi esprimono le loro opinioni con i mezzi che hanno e testimoniano come la loro autorevolezza, fuori dai campi nei quali sono invecchiati, sia pari a quella di qualsiasi altro cittadino, cioè scarsa. Verrebbe anche da chiedersi se editori, autori, conduttori e conduttrici chiamerebbero Corona e Cuccarini per un consulto medico sulla salute di un loro congiunto con la stessa facilità con la quale li interpellano sulle più disparate materie.

Così, con la complicità del network che spaccia e dell’utente che consuma, si perpetra l’uccisione della logica: ricordandosi di come ballava bene la Cuccarini si tende a credere che possa parlare di sovranismo, immigrazione, economia con maggior competenza degli altri cittadini e questa credenza del tutto immotivata fa sì che le cose che dice, semplici opinioni personali anche male espresse e come si è visto disinformate, assumano agli occhi di chi guarda qualche parvenza di verità.

Un pessimo servizio alla collettività da parte dei network: opinioni non qualificate prese per attendibili diffondono maggiore disinformazione. Allora meglio mandare una troupe per strada a intervistare il primo che capita, che tanto le chance che gli interpellati siano attendibili nella materia sono le stesse e, almeno, la voce non qualificata sarebbe direttamente quella del popolo.